Hip house: storia dello strano ibrido fra il rap e la musica con la cassa in 4/4

Quando la musica elettronica di Chicago e New York incontrò l’hip hop, i dancefloor iniziarono a ribollire di una straordinaria energia ancora oggi attuale
Hip house - foto di Marcela Laskoski - Unsplash
Foto di Marcela Laskoski / Unsplash

Che cosa è l’hip house? Uno strano ibrido, che inizia nella seconda metà degli anni ‘80 a Chicago grazie a una serie di artisti visionari come Fast Eddie, Tyree Cooper, Doug Lazy e Kool Rock Steady. I primi singoli prodotti sono caratterizzati da groove house e linee melodiche di synth mixate con sample di break funk e soul, popolari nelle produzioni rap dell’epoca, con gli MC che rappano testi incentrati sui party su basi dalla cassa in 4/4. L’immediata popolarità del genere, un’ennesima variante di musica dance, porta l’hip house a superare velocemente i confini di Chicago e degli Stati Uniti, per contagiare anche l’Europa.


Già da qualche tempo nel panorama musicale statunitense, la house e il rap stanno rivoluzionando sia la musica sia l’immaginario giovanile e – se le origini del rap ci portano nel Bronx degli anni ’70, quando i primi MC rappavano sui break selezionati dai DJ durante jam e block party – quelle della musica house si fanno risalire alla scena dei club dance underground di Chicago e New York. Inoltre, gli anni ‘80 rappresentano un punto di svolta fondamentale per il DJing e la produzione musicale. Sintetizzatori, campionatori, sequencer e drum machine diventano più economici e accessibili, permettendo così di sperimentare nuovi approcci, alla ricerca di un sound innovativo pensato per far ballare la gente.


È proprio da quell’esplosione di creatività che nasce la house music, che nel giro di pochi anni invade le playlist dei DJ, scalando le classifiche di tutto il mondo. Parallelamente il rap sta entrando nella sua fase più eclettica, inclusiva, matura. Sono gli anni dei gruppi della Golden Age: i Public Enemy con il loro rap radicale, gli N.W.A. con le loro liriche di strada, il Native Tongue Movement con l’afrocentrismo militante e Rakim con rime che sembrano provenire da un’altra dimensione.

Fast Eddie, Yo Yo Get Funky

Nella prima metà degli anni ‘80, Fast Eddie si impone come uno dei migliori DJ della scena house di Chicago, con programmi su due radio cittadine, la WGCI e la WBMX. Il passaggio dal DJing alla produzione lo vede incidere diversi singoli di successo come The Whop e Acid Thunder, oggi classici della house music. Fast Eddie non saccheggia il campionario della Philly International, risorsa della maggior parte dei produttori house dell’epoca. Diventa popolare invece per i suoi groove ipnotici su linee di basso ritmiche e per i campioni di batteria.

Solo con la pubblicazione del singolo Yo Yo Get Funky Fast Eddie si impone definitivamente sulla scena internazionale. Quella traccia è l’incipit di un nuovo genere musicale, l’hip house. Come ricorda lo stesso Eddie, «ero annoiato del sound di Chicago. Cercavo altro. Amavo l’hip hop sin da giovane. La mia ispirazione era il funk di James Brown e il rap dei pionieri. Iniziai a campionare i miei break preferiti ed è così che è nato questo sound». Fast Eddie mixa alla perfezione il campione “woo! yeah!”, dal break di Think di Lyn Collins, con il sample del rap di Planet Rock sopra un beat house a 128 BPM, inserendosi da un lato nella pura tradizione dell’hip hop, dall’altro invitandoci a ballare fino allo sfinimento.

Jungle Brothers, I’ll House You

Se a Chicago la scena hip house vedeva produttori house rappare in prima persona o avvalersi di rapper, a New York i Jungle Brothers sono il primo gruppo rap a rivolgersi a un producer house, Todd Terry, realizzando con I’ll House You una traccia in grado di catturare, esemplificandola, l’essenza di quella musica.

In quegli anni Todd Terry è noto per le sue produzioni house, ma aspirava a produrre anche dischi rap. La musica house proveniente da Chicago suonava come una discoteca proveniente dallo spazio, Todd Terry inizia a sperimentare un approccio basato su campioni hip hop. Realizza una versione rap del suo Can You Party (pubblicato con l’alias di Royal House), popolare nei circoli house e hip hop. Questa nuova versione, una sorta di B Boy Remix, campiona i Run DMC, Afrika Bambaataa e Malcolm X.

I Jungle Brothers, gruppo rap newyorchese attivo nella seconda parte degli anni ’80, si contraddistinguono per le rime innovative, divertenti ma consapevoli, e fortemente afrocentriche su beat ballabili intrisi di campioni funky, caratteristiche che li portano a diventare parte del Native Tongue Movement, una sorta di collettivo con l’obiettivo di rappresentare un’alternativa positiva all’interno della scena hip hop. I’ll House You diventa la traccia che li consacra al successo internazionale.

Technotronic, Pump Up the Jam

Quando il genere travalica i confini nazionali trova in Europa una scena dance fiorente e in costante evoluzione. Questo singolo hip house europeo diventa un successo globale, arrivando fino al secondo posto nella Hot 100. Pump Up the Jam dei Technotronic, gruppo belga composto dal produttore Jo Bogaert e dalla rapper Ya Kid K, è il pezzo che tutti abbiamo ballato durante l’estate dell’89. Era una presenza immancabile nella selezione di tutti i DJ dance.

Bogaert è un insegnante americano immigrato in Belgio con il sogno di esportarvi il rap e fonderlo con la sensibilità dance europea in una modalità del tutto innovativa. Il successo di Pump Up the Jam si può sintetizzare in una perfetta miscela di musica dance, house e hip hop e del flow di Ya Kid K, rapper congolese-belga.

La produzione è una rielaborazione della hit house di Marshall Jefferson Move Your Body, un amalgama di sensibilità sonore europee e cultura USA: i sintetizzatori Moody si combinano con rullanti e calci veloci. E le liriche “Pump up the Jam, pump it up / While your feet are stompin’ / And the jam is pumpin’ / Look ahead, the crowd is jumpin’” sono rime semplici ma estremamente efficaci e contagiose. Ya Kid K ha vissuto in più continenti e ha sua disposizione una varietà di stili. Il suo flow audace rende la traccia un successo senza tempo.

Un genere che avrebbe potuto scomparire dalla memoria collettiva o passare per uno scherzo o una serie di one-hit-wonder, ancora oggi viene suonato in tutto il mondo, facendo scatenare il popolo dei party in qualsiasi contesto e su qualsiasi pista da ballo.

Articolo di u.net


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