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Siamo stati alla conferenza stampa di presentazione del nuovo singolo di Ghali, “I Love You”, al Carcere di San Vittore, a Milano

Ghali ha presentato il suo nuovo singolo "I Love You" al carcere di San Vittore di Milano
Ghali ha presentato il suo nuovo singolo "I Love You" al carcere di San Vittore di Milano

Giovedì 14 marzo. Ore 15.30. Mi trovo con altri giornalisti fuori dall’ingresso del Carcere di San Vittore a Milano. L’occasione è la conferenza stampa di presentazione di I Love You, il nuovo brano di Ghali uscito oggi, venerdì 15 marzo. Una situazione sicuramente inusuale per chi scrive, abituato a presenziare a conferenze nelle sedi delle case discografiche o in alberghi e locali stellati. Per una volta niente di tutto questo. Come mai?

Il motivo è chiaro. Ce l’ha spiegato – dopo un’introduzione emozionata del presidente di Warner Music Italia, Marco Alboni – lo stesso Ghali: «I Love You è una lettera d’amore a un carcerato immaginario, che può essere un fratello, una sorella, un papà. Io ho ricordi ancora chiari di quando da piccolo venivo proprio qui, a San Vittore, a trovare mio padre».

Ma quello che è successo ieri nella “rotonda”, al centro dei raggi della Casa Circondariale, è stato qualcosa di inedito. Alla conferenza di presentazione del singolo erano presenti anche molti carcerati, coinvolti in prima persona dallo stesso Ghali negli scorsi giorni. Prima dell’inizio del dibattito, infatti, è stato proiettato un video nel quale l’artista li incontra, li intervista, li conosce. Li fa sentire importanti, uno ad uno. Ma non solo. Nei video sono anche testimoniati momenti in cui Ghali gioca con loro, mette in discussione le sue qualità di writer riempiendo con loro un muro del carcere. Con disegni e frasi della canzone.



Ghali libera tutti. Questa frase è parte del testo di I Love You e, chiaramente, non deve essere vista come una verità assoluta, ma letta nel contesto del brano. Ma quanto successo in questi giorni tra Ghali e i carcerati incontrati e coinvolti, dimostra un’altra cosa, strettamente collegata: Ghali libera se stesso. Ovvero: Ghali è libero. Questo è vero perché per mettersi in gioco in questo modo (libero) in una realtà difficile, dolorosa e piena di problematiche è necessario essere fermamente convinti di ciò che si sta facendo. Ghali non entra in carcere per insegnare qualcosa a qualcuno, ma per incontrare, conoscere. Da pari a pari. Per raccontare la sua storia e per cercare di comprendere quella degli altri.

Anche dal punto di vista musicale, I Love You rappresenta una bella eccezione. «Quest’anno, dopo aver raggiunto grandissimi risultati, ho notato una grande attesa sui miei nuovi progetti. Ho pensato: “Perché non sfruttare tutta questa attenzione e rendere questa canzone uno strumento? Una vera e propria lettera tra il mondo esterno e quello interno”», ha spiegato Ghali. E ancora: «Ho capito che sarebbe stato bellissimo poter usare la mia musica per far vedere le loro facce a tutti». Così, invece di lanciare un singolo tramite le solite ospitate, Ghali ha pensato di creare un progetto. Ampio e pieno di contenuto. Che lo aiutasse ad approfondire i quattro minuti della canzone. Il tutto è testimoniato sulla sua pagina Instagram e sul suo canale YouTube ed è veramente qualcosa di emozionante.

Dal punto di vista dei ragazzi e delle ragazze del carcere, è chiaro che l’arrivo di Ghali sia stata una boccata d’aria, testimone di speranza. Durante la conferenza, sono molti i loro interventi, tutti incentrati sul voler ringraziare l’artista: «È stato bellissimo da parte tua venire qui da noi ad abbellirci l’aria», ha detto uno di loro.



Alcuni malpensanti parleranno di pietismo e di sfruttamento di alcune situazioni dolorose a favore di un lancio promozionale. Ma la verità è proprio un’altra: Ghali ha avuto l’umanità di non ergersi a personaggio ma di restare una persona. Che sbaglia, come tutti. Che desidera amare tutto, anche la propria parte più dolorosa. E che sente una responsabilità nei confronti del suo pubblico.

Ghali libera tutti. Perché ha rimesso al centro di tutto il desiderio di dire (e di sentirsi dire) I Love You. Che è un desiderio di tutti. Dentro e fuori al carcere. E che ha, a prescindere da tutto, il diritto di essere raccontato.

Ascolta qui I Love You di Ghali

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