Gemitaiz e MadMan: la coppia d'oro del rap italiano - Intervista
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Gemitaiz e MadMan: la coppia d’oro del rap italiano – Intervista

Quella di Gemitaiz e MadMan è una corsa verso l’oro, non tanto pecuniario, quanto intellettivo: crescere col rap e far crescere con loro il rap. Li abbiamo incontrati in occasione del Core Festival a Treviso. Ecco cosa ci hanno raccontato

Gemitaiz e MadMan: la coppia d'oro del rap italiano - Intervista
Gemitaiz e MadMan: la coppia d'oro del rap italiano - Intervista

Gemitaiz e MadMan rappresentano la coppia d’oro del rap italiano. Ogni loro brano o album sale in vetta alle classifiche. Freschi di pubblicazione del singolo Veleno 7 si preparano a calpestare i palchi più importanti d’Italia. La loro è una corsa verso l’oro, non tanto pecuniario, quanto intellettivo: crescere col rap e far crescere con loro il rap. Con un’unica soluzione: tanto studio e lavoro di ricerca musicale.



Qualche giorno fa è uscito il nuovo singolo, ci sarà un ritorno di coppia?

G: Negli ultimi mesi ci è stato chiesto ogni giorno.

M: A me pure mi’ madre me l’ha chiesto (ride, ndr).

G: Per un periodo ci siamo addirittura defollowati su Instagram, così per far ridere la gente, e far credere che non eravamo più amici. Ma non ci riesce tanto bene, tanto che nelle foto due giorni dopo stiamo di nuovo insieme.

M: E siccome tutti quanti ci chiedevano qualcosa su Veleno 7, e a noi non piace vincere facile, abbiamo deciso che nei nostri ultimi lavori, rispettivamente il mio e il suo mixtape, non ci sarebbe stato un nostro featuring. Abbiamo deciso di lasciare quest’hype e penso che sia stata la mossa giusta, perché abbiamo fatto il record della storia di Spotify Italia. Abbiamo fatto oltre un milione e ottocento mila streaming in 24 ore. Siamo, inoltre, 31esimi nella Global mondiale e siamo da giorni primi nel mondo su Genius.com.

G: Diciamo che è andata molto oltre rispetto a quello che ci aspettavamo.

Ci sarà qualcosa come coppia in futuro?

M: In futuro sicuramente sì.

G: Non sappiamo di preciso ancora che passi muovere.

M: Adesso abbiamo due tour estivi da solisti, oltre una decina di date a testa (che trovate sui nostri profili Instagram) e poi ci incrociamo il 26 luglio, come unica data, al Lucca Summer Festival. Sarà l’unico live estivo mio e di Gemitaiz insieme, cosa che non capitava ormai da un paio di anni.

G: Dall’estate scorsa!

M: Ci siamo capiti, non succede spesso.

Mad e Gem, vi raccontate tantissimo nelle canzoni. Cos’è che forse non è ancora uscito fuori?

G: Non ne ho idea, è sempre molto spontanea la cosa.

M: C’è da dire che, forse, come per me penso anche per lui, con l’andare del tempo è una sfida riuscire a essere sempre più deep, a esporre sempre più per ciò che siamo. Ovviamente parlo dei progetti solisti, perché quando siamo insieme siamo un progetto a parte, è come se fossimo un gruppo. Quando facciamo il disco non siamo Gemitaiz più MadMan, siamo una cosa che va oltre. Anche i numeri lo dimostrano, non è una semplice somma dei due.

Ultimamente cosa vi sta stuzzicando?

G: Il disco dei Nu Guinea, Nuova Napoli, ormai già da un anno. Fighissimo, roba italiana che ti fa sentire orgoglioso di essere italiano. Esce anche qui musica figa, che non sembra roba italiana, nemmeno da 200 km. Quando ho scoperto che erano italiani ci sono rimasto di sasso. Non vedo l’ora di sentirli dal vivo.

M: Io sono due o tre giorni che sto ascoltando il nuovo di Denzel Curry, ma in generale ascolto il rap, però sto ascoltando anche io un sacco di jazz, soul. Mi sto allargando su altri generi.

Il periodo della musica italiana quindi non è così negativo?

G: Ovviamente esce un sacco di merda, però c’è un refresh. Adesso, i veri cantautori siamo io, lui, Mauri (Salmo). I veri cantautori ora sono i rapper.

M: E i discografici non lo possono fare, perché non capiscono il rap.

G: C’è tanta gente che in tanti modi ha provato a turbare questa roba e a prendersela per guadagnarci dei soldi, anche con i film, e da lì ti rendi conto di come ovviamente quando qualcosa splende, si va lì e si cerca di spegnerla, o di farla propria a tutti i costi. È brutto, però è una conseguenza di quando esplode un genere, qualunque esso sia. Se non fosse stato il rap, ma magari la musica dei cartoni animati, sarebbe stata la stessa cosa nel senso che tutti avrebbero provato a farlo.

Per molti non è una cultura, è appunto solo un genere. In Italia c’è il pop, è sempre stato il pop la musica italiana, ma non è che ha questa grande nascita culturale, è più una cosa soggettiva del cantante. Il rap è una cosa che è nata come protesta, come una cosa fuori dagli schemi che non doveva esistere, era una cosa sbagliata. Il rap secondo me ha alla base una cosa…

M: Motivazionale, di automiglioramento.

G: Anche autocelebrazione…

M: Di autorealizzarsi e di ispirare a sua volta gli altri. Poi è nato da un qualcosa di legato all’emancipazione sociale, da un qualcosa di molto più complesso e pesante.

Non vi viene l’idea di cambiare il vostro stile?

G: Io a casa lo faccio.

M: Sì, lui fa il beatmaker a casa, non lo sa nessuno.

G: Produco pezzi techno o simili, poi non li faccio uscire, però sono fighi. Non conosco le note, vado a orecchio, spingo tutti i tasti finché la nota prima va bene con quella dopo. Non so fare gli accordi, mi muovo con i sample.

M: Io sì, ho questa necessità, a volte ci penso.

G: Hai già cambiato un sacco nell’ultimo anno.

M: Sì, la vedo sempre come un’evoluzione, come una sfida, dici “il rap lo so fare talmente bene (senza falsa modestia), l’ho talmente assimilato, che magari adesso vorrei imparare a cantare”. Io per esempio nell’ultimo disco ho fatto tante robe cantate che non avevo mai fatto in vita mia, sono anche andato a lezione di canto, per dirne una.

G: Per me ad esempio, Silvano (Coez) e quello che ha fatto sono una palese evoluzione di quanto è bravo lui. Per me è il next Vasco Rossi. Lui a 70 anni starà ancora lì sul palco, mi perdoni Vasco se gli ho dato più anni, lui starà ancora lì, quando ci parli sta tutto fomentato per la sua musica. La sua non è una trasformazione costruita.

M: Lui ha avuto molto coraggio e perseveranza, quando ha cambiato non è che gli sia andata molto bene all’inizio.

G: Il pubblico era stranito, si è diviso. Devi avere le palle per fare una cosa del genere, se lo fai sei un artista vero.

M: Rispetto per Silvano per sempre.

La domanda che non vi hanno mai fatto a cui avreste sempre voluto rispondere?

G: Non saprei proprio.

M: Queste cose ci mettono in crisi.

G: Non pensiamo mai alle interviste. Ci dicono “dovete fare un’intervista” e noi andiamo lì a rispondere.

M: Più che altro se io voglio dire una cosa la dico, l’avrei messa in mezzo a qualche risposta, anche se tu non me l’avessi chiesta. Magari, più che altro, certe volte tutta la fatica e gli anni che stanno dietro al nostro lavoro, il fatto di aver mollato altre strade, altri interessi, un sacco di persone, tutto per arrivare qua non viene notato. Pensano che sei soltanto fortunato.

G: Io ormai mi vergogno a dire che faccio il rap, perché io faccio musica. Il rap adesso in Italia è visto come una cosa diversa da quella che io interpreto come tale. Per fortuna Spotify ci dà ragione. Però, comunque, quando dico a una persona che faccio il rapper quella pensa che io sto a fare il figo e a lanciare i soldi per aria.

M: Purtroppo l’aspetto superficiale viene sempre prima della realtà.

G: Però sticazzi.

M: Quello più che altro è la cosa che ti può dar fastidio, il non essere riconosciuto come lavoratore.

Ascolta qui Veleno 7 di Gemitaiz e MadMan



Articolo di Davide Buda

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