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Fedez, la nuova fase e «il momento di fare nomi e cognomi»

È tornato alla musica ma in maniera diversa. Nel prossimo pezzo che uscirà Fedez parlerà della situazione attuale con ironia. L’intervista

Fedez
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Di Fedez crediamo di sapere tutto. E in questo periodo di quarantena sono stati davvero in pochi (numeri alla mano) a non leggere i post e a non guardare le stories di lui, Chiara e Leone. Sappiamo dell’operazione di beneficenza con il San Raffaele e delle successive denunce del Codacons. Abbiamo visto lui e Chiara coinvolti anche nel portare  la spesa a casa a chi ne aveva bisogno e partecipare alla manifestazione di #blacklivesmatter in piazza Duca d’Aosta una settimana fa. Sappiamo che i Ferragnez sono stati sul lago di Como e lo scorso weekend erano alle Cinque Terre.

Ma Fedez è tornato in maniera convinta e decisa alla musica e noi di Billboard vogliamo parlare soprattutto di questo. Il primo segnale è stato il suo featuring dentro Le feste di Pablo, il pezzo di un’artista che era sconosciuta al pubblico fino a questa collaborazione, Cara. Appena certificato disco d’oro. Poi è arrivato Problemi con tutti (Giuda) e infine, venerdì scorso, il singolo Bimbi per strada (Children). E poi ebbene sì, vogliamo conoscere il parere di Federico anche su imbrattamento/rimozione della statua di Indro Montanelli e sulla questione vita in diretta social.

Fedez, ho letto che stai preparando comunque un altro singolo estivo contro le logiche radiofoniche/discografiche?

No, non è un singolo è piuttosto un anti-singolo. Si tratta di un divertissement, proprio per nulla radiofonico, dove insieme a un mio amico artista mi sfogo rispetto alle vicende attuali, facendo nomi e cognomi. Uscirà tra qualche settimana, penso. Mi sono divertito a farlo e voglio tornare a fare musica solo con quello scopo.

Ne avevi bisogno.

Sì. Anche prima della quarantena ho proprio cambiato il processo creativo. Ho abbandonato la registrazione  a Los Angeles e sono andato in un piccolo studio a Bagnolo Cremasco dove ho lavorato con Davide Simonetta, che ha prodotto tutti i miei lavori.

 Anche Bimbi Per Strada?

La base è chiaramente quella di Children di Robert Miles ma Davide ha aggiunto alcuni suoni per renderla più attuale.

A Bagnolo Cremasco hai conosciuto Cara?

Esatto. Lei è di Crema ed era in studio a registrare, ci siamo incrociati, l’ho trovata subito molto interessante e le ho proposto di collaborare. Il pezzo è stato un’ottima occasione per farla conoscere.

Che cosa hai letto, ascoltato, visto che ha avuto un’influenza sulla tua musica in questo periodo particolare?

Ho letto tanto, visto poche serie e avevo soprattutto ben chiaro un desiderio: tornare a fare musica per il piacere di farlo e provare entusiasmo nel pubblicarla. Non nei risultati.

Se guardi oggi ai tuoi esordi, diciamo a quando era uscita Faccio brutto nel 2012, c’è qualcosa che ti manca?

Una cosa che mi è mancata è la libertà di quando avevo iniziato a fare musica. Come spirito ora mi sento un po’ tornato a quel periodo.

Tu e Chiara avete partecipato alla manifestazione a Milano per #BlackLivesMatter. Dal movimento di protesta abbiamo assistito a una messa in discussione di molte statue nel mondo dedicate a persone ritenute non degne perché razziste. Che cosa ne pensi di quella di Indro Montanelli nei giardini a lui dedicati a Milano?

Non mi sento di dare un giudizio. Però parecchi mesi fa nel mio podcast (Muschio Selvaggio ndr) abbiamo intervistato Vittorio Feltri, dal cui pensiero il mio diverge parecchio ma cerchiamo di sentire anche punti di vista opposti. Comunque gli ho fatto proprio una domanda sulla questione Montanelli (sulla questione della sposa abissina di 12 anni ndr). Sono appassionato di dinamiche politiche e giornalistiche e mi sono sempre chiesto come mai l’asserzione di Montanelli fatta con estrema leggerezza fosse passata quasi sotto silenzio. Ho chiesto a Feltri come venne accolta questa azione abominevole ai tempi. Ripeto: non esprimo un giudizio su quanto accaduto ma sono contento di vedere che i giovani si stiano interessando a ciò che è successo nel passato. Negli anni scorsi ho visto troppo disinteresse rispetto alle dinamiche politiche del Paese.

Anche nella canzone che uscirà tra poche settimane hai detto che parli di attualità con nomi e cognomi: secondo te è arrivato il momento che gli artisti (cantanti e rapper) affrontino in maniera più diretta questi temi?

Non posso parlare per gli altri e non voglio fare il maestrino. Io avevo l’esigenza di sfogarmi e di raccontare quello che è successo ma in maniera ironica. Ognuno deve parlare di ciò di cui si sente.

Ti hanno chiesto centinaia di volte del rapporto della tua famiglia con i social ma tu che cosa non condivideresti mai online?

Diciamo che io e Chiara non abbiamo una lista. Su di noi è in voga una narrazione che ci vede sempre sui social ma la verità è che le stories di Instagram durano 15 secondi e la giornata 24 ore. È normale che ci siano dei nostri momenti che non mostriamo. Io noto un interesse morboso da parte dei media per questo aspetto che ci riguarda e soprattutto per una supposto sfruttamento commerciale di nostro figlio. Non è così. Ci sono, poi, coppie famose che lo fanno e non noto lo stesso clamore. Esponiamo ciò che viviamo nella maniera più positiva possibile. La parte commerciale non riguarda nostro figlio. Non capisco perché questa attenzione verso di noi.

Fedez, qual è oggi la canzone di cui vai più fiero?

L’hai voluto tu, credo. Racchiude perfettamente il mio punto di vista rispetto alla vita che stavo vivendo o avevo vissuto. È stato un brano minore ma per me fondamentale.

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