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Fasma: «Vivetevi l’ansia e trasformatela in gioia di vivere»

Rapper, emo-trapper, cantante: Fasma rifugge da qualsiasi definizione. Ci presenta il secondo album “Io Sono Fasma” in uscita venerdì 28 febbraio

Fasma, foto di Fabrizio Cestari
Fasma, foto di Fabrizio Cestari

È uno degli artisti giovani più interessanti che siano in circolazione al momento. Rapper? Emo-trapper? Cantante? Fasma, al secolo Tiberio Fazioli, classe 1996, rifugge da ogni definizione e venerdì 28 febbraio pubblica il suo secondo album Io Sono Fasma. L’artista romano ha tirato fuori tutte le capacità sul palco del festival di Sanremo dove ha gareggiato tra le Nuove Proposte con una performance molto sentita del brano Per Sentirmi Vivo. È arrivato in semifinale ma ha lasciato decisamente il segno perché il suo è uno dei pezzi più ascoltati su Spotify (è sesto nella classifica generale) e su Apple Music (decimo). Solo conferme, in fondo, perché Fasma aveva già grandi numeri di stream per i suoi singoli precedenti (Marylin M., Sai Che…) e per il primo album uscito alla fine del 2018, Moriresti per vivere con me.

Idee molto chiare per i suoi 23 anni e nello stesso tempo un’attitude molto umana ed empatica. Lo abbiamo intervistato per capire meglio un disco dai suoni vari, con chitarre elettriche spesso in primo piano e influenze rock che vanno dai Sonic Youth ai Verdena all’elettronica degli XX.

Fasma potresti spiegarci l’importanza della maschera? Non la indossi ma ne parli spesso, soprattutto nella intro della title-track. Dici: “Perché secondo me, c’è un Fasma dentro ognuno di noi e sta aspettando di trovare la propria maniera per emergere”.

Non la uso perché voglio metterci la faccia e non voglio nascondermi. La maschera ha una valenza metaforica per me: tutti la possono avere e serve per riuscire a essere sé stessi. È come se fosse il nostro vero volto e spingesse le persone a tirare fuori la loro voce interiore. Quello che è importante per me è che non voglio dare importanza all’aspetto fisico ma solo alla musica. E spero così che il messaggio arrivi a tutti, dal bambino di 6 anni a sua nonna.

Se dovessi scegliere la canzone dell’album con il messaggio più importante quale diresti?

Nessuna. Tutto il mio album va ascoltato interamente, ogni brano ha senso se collegato a un altro.

In un’epoca in cui di solito si preferisce ascoltare in streaming i singoli brani tu riesci ad ascoltare gli album dalla prima all’ultima traccia?

Ora sì e mi sta piacendo. È importante per me, perché come spero che il pubblico ascolti i miei lavori nella loro interezza così voglio fare anch’io. Poi se mi trovo a parlare di altri progetti voglio essere consapevole e competente.



I suoni di Io Sono Fasma sono stati curati dal tuo produttore e amico GG: anche tu hai contribuito? Vi ho sentito delle influenze da Sonic Youth e Verdena in SDA, mentre in Cosa Scusa da XX…

No, niente di tutto questo. Volevamo riportare le chitarre elettriche in primo piano, questo sì, ma non siamo stati ispirati da nessuno in particolare. Comunque mi piace che qualcuno ci possa trovare dei richiami ma non sono voluti.

Io e GG ci aiutiamo e confrontiamo in tutto. Anche lui a volte mi dice la sua sui testi e mi suggerisce di cambiare qualche parola: è l’unico che può farlo. Per me è lo stesso sulla musica. È anche un mio amico, ci vogliamo veramente bene.

Dopo tutte le polemiche che sono nate sui testi di Junior Cally del 2017/2018 accusati di inneggiare alla violenza sulle donne, non pensi che qualcuno potrebbe avere qualcosa da dire sulla tua title-track dove rappi: “Fanculo questa troia, ho una donna tra le lenzuola”?

No, proprio no. Se ho un messaggio da dare e seguo il flusso di coscienza non voglio sentirmi limitato. Credo che la libertà di scrittura non debba mai avere delle restrizioni, se no non ha senso fare musica.

L’acronimo della canzone SDA sta per Sesso, Droga, Alcool: hai detto che non è un messaggio per nessuno, solo un modo per sfogarti e per far sfogare qualcun altro.

Non è un messaggio: è la fotografia della “foga”, un desiderio non ben specificato. Contiene una sperimentazione musicale, mi sono proprio divertito a crearla, non volevo aggiungere troppe parole. Conteneva in sé un’ansia che poteva essere trasformata in qualcosa di positivo tramite la musica.

L’ansia ritorna spesso, oltre che nel brano Ricetta – RR non hai mai nascosto di soffrirne.

Secondo me l’ansia è pazzesca e ti fa rendere conto dei problemi. Se la usiamo male è il nostro peggior nemico ma se ci rendiamo conto che può essere positiva può davvero farci svoltare. Se non l’avessi avuta non avrei mai studiato alla maturità e non avrei mai prodotto musica. Non è un problema l’ansia ma come l’affrontiamo: quindi dico: ragazzi, vivetevi l’ansia e trasformatela in voglia di vivere!

Avevo letto che sentivi di avere un angelo custode dentro di te: è ancora così?

Sì, è una forza, molto personale, mi ha aiutato in passato e continua a farlo anche oggi.

 

 

 

 

 

 

 

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