Ensi e “OGGI”: «Solo chi muore non vuole provare qualcosa di diverso»

Domani uscirà il nuovo EP di Ensi, in cui il rapper piemontese si è messo alla prova tra stilemi classici e beat di Gemitaiz e Lazza
Ensi / Andrea Barchi

Domani ci sarà un grande ritorno per il rap italiano, che potrà riabbracciare un nuovo progetto di inediti firmato da Ensi, rapper di punta del torinese che non veste certo i panni del figliol prodigo.

Lui il rap non l’ha mai sedotto e abbandonato, nemmeno quando sfornò in Tanta Roba (sotto l’ala di Guè Pequeno) uno dei migliori dischi della prima metà dei ’10, Era Tutto Un Sogno. Proprio come attaccava Notorious B.I.G. in Juicy.

La storia si ripete. Infatti lo spirito di Biggie Smalls viene rievocato fin dalle prime barre di OGGI , per continuare a vegliare sul rap, il bene più prezioso.

Un concetto che Jari intende sottolineare proprio con questo EP di 6 tracce, dall’alto della sua esperienza:

«Ormai a livello anagrafico sono quasi un giovane veterano, un middle child tra le generazioni», si descrive Ensi alla stampa durante la conferenza di presentazione di OGGI su Zoom.

A dispetto della lunghezza del progetto, la carne al fuoco è tanta.

«Nonostante siano solo 6 le brani le cose di cui parlare sono parecchie. L’EP è parte di una visione più grande. Non è un progetto didascalico che racconta il momento che stiamo vivendo. È legato al concept del tempo. Si traduce bene nella rima della prima traccia, 090320: “Cambia sempre ma in fondo cambia niente, nada/ Sta roba ce l’ho sottopelle/ Frank Sinatra”».

Il lavoro su OGGI è partito all’inizio dell’anno, con mille slalom tra gli ostacoli lasciati per strada dal COVID-19.

Trovando in tracklist nomi come Lazza, Gemitaiz (entrambi in versione beatmaker) o Chris Nolan, si capisce quanto Ensi abbia già raggiunto un primo obiettivo, spiazzando piacevolmente ascoltatori e addetti ai lavori con una proposta musicale finale per certi versi imprevedibile, grazie ad alcuni accostamenti da FantaRap.

«Volevo uscire un po’ dalla comfort zone, cambiando team di produttori. Mi sono avvalso della collaborazione di producer diversi con cui non avevo ancora collaborato. È stato edificante incontrarsi e scontrarsi con una generazione successiva alla mia. È un po’ questo il tratto distintivo della scelta dei producer».

Nonostante le sorprese, i fan di vecchia data non rimarranno delusi.

«Nell’ep ho voluto mantenere i miei tratti distintivi, dall’impronta più tecnica a quella più introspettiva. […] Non è un rebranding. Il fatto che ci siano nuovi produttori e featuring fuori dalla mia cerchia ristretta non è un tentativo di andare ad abbracciare un sound nuovo, ma di far coesistere varie generazioni. Lo avevo già fatto con Madame (nel pezzo Mira, ndr)».

A conferma della ventata di rinnovamento costruttiva, più che distruttiva, il rapper si è soffermato anche sull’Ensi che scopriremo nell’ep.

«Una versione matura di me, ma pronta a mettersi in gioco con gli asset della nuova grande discografia».

Per scacciare via i fantasmi del tempo, l’ex One Mic ha ribadito per lui la “vecchiaia” (sempre che se ne possa parlare per un classe ’85) è sinonimo di nuova alba, non di crepuscolo.

Il rap infatti è un genere non paragonabile allo sport, dove la tenuta fisica ha il suo peso, ma al vino che invecchiando vede esaltati i suoi pregi:

«Sono più fresco oggi di quando avevo 20 anni».

Ma qual è il fine principale di OGGI?

«Vorrei riportare l’attenzione sull’arte, come dico in Specialist. Proprio in questo momento dove anche a livello culturale questo paese sta dimostrando di non avere grandi interessi per la cultura, reputo la musica un grande veicolo per la cultura. Il nostro genere negli ultimi anni è stato rivoluzionario da questo punto di vista».

Le collaborazioni di “OGGI”

Due parole anche sui feat presenti:

«Abbiamo Dani Faiv in CLAMO, il corso d’aggiornamento del rap italiano per quanto mi riguarda, e c’è Giaime in Mari che è sicuramente la nota più leggera all’interno dell’EP. Loro due li metto in quella cerchia di rapper che sono destinati a durare. Hanno skills che vanno oltre al sapere intercettare un trend del momento».

Parole al miele anche per Lazza («è un fuoriclasse») e Gemitaiz, alla prova come beatmaker nella già edita Specialist: «È normale che se un rapper ha gusto non potrà fare altro che basi che un rapper non vede l’ora di spaccare in due».

La collaborazione con Giaime ritorna più di una volta al centro della conferenza, per via dell’argomento messo in rima, la marijuana:

«Ci tenevo a farlo in una chiave matura e adulta, perché sono comunque un padre di famiglia. Non siamo qua a inneggiare la sostanza in maniera giocosa».

Ma il vero protagonista della conferenza di presentazione, a margine della release di OGGI, è il genere che lo ha formato e consacrato:

«Io sono molto fiero di rappresentare il rap italiano, anche se oggi sembra che a livello di immaginario alcuni vogliano prendere un po’ le distanze. Io credo che la fortuna di questo genere sia il genere stesso, e non le sottocorrenti che l’hanno portato ad affermarsi anche a livello più mainstream».

Non a caso, Ensi ha le idee molto chiare su quello che vuole continuare a fare con le proprie barre.

«Rappresentare con orgoglio un genere che ha una storia».

Anche per questo c’è equilibrio tra gli stilemi classici e le nuove chiavi di lettura, senza ammiccamenti spudorati alle playlist del momento («ogni scelta è stata ponderata perché ho grande rispetto e credo molto in questo genere»).

Tuttavia, non significa che si sia spenta la volontà che lo ha spinto in passato a provarne di tutti i colori, dal rap motivazionale al gangsta rap, dal conscious a dissacranti e autoironici inni in rima (ricordate Terrone?).

Un concetto ribadito da Ensi con una line ad effetto: «Solo chi muore non ha voglia di provare qualcosa di diverso».

Troppo peso ai soldi

Chiamato poi a commentare lo stato di salute del rap odierno e certe tendenze delle ultime generazioni, l’MC non si è risparmiato, riproponendo a parole il contenuto rappato in OGGI:

«Anni fa pensare di cambiare la vita con il rap era impossibile. A livello generazionale ho vissuto un’epoca molto più romantica. Quando critico e dico di mostrare i soldi che in mano te li si conta, non sto dicendo che i soldi non sono importanti. Ma che un ragazzo ha bisogno di mostrare qualche banconota da 50€ in un video pensando che siano tanti soldi, perché vuole far pensare di avere qualcosa che non in realtà non ha».

A scanso di equivoci, specifica che non ce l’ha con qualcuno in particolare:

«Mi riferisco a una corrente che dà tanto peso a queste cose, al fatto di ottenere successo come se giustificasse ogni cosa. Come se i numeri fossero sinonimo di quanto la tua arte sia valida. Credo non ci sia niente di più sbagliato. E non lo dico per me che non ho ancora appeso i dischi d’oro alle pareti. Peraltro ne parlo, dico “non ho ancora fatto l’oro ma ho sputato dei diamanti».

Il materialismo imperante, soprattutto quello non sorretto da passione e idee, che rincorre solo denaro e certificazioni, non lo tocca. Anzi, lo invoglia a dare una prospettiva diversa agli artisti in erba:

«Qua corriamo per la maratona, non per i 100 metri. Credo che molti di questi ragazzi dovrebbero rivedere la scala delle loro priorità. Ogni storia di rivalsa è bella. Anche io volevo comprare casa a mia mamma, anche io volevo smetterla di passare le mie serate in piazza e fare qualcos’altro, ma non è stato quello la meta. Quella è una conseguenza. La meta deve essere altro».

Fra i vari easter egg del disco spicca una citazione-omaggio ad una storica rima di Fabri Fibra, riprese da Ensi nelle barre Non ho mai sopportato quella musica elettronica/ Io da ragazzino volevo entrare in Area Cronica.

A margine di questa quote, il rapper ha commentato le numerose contaminazioni dance proposte nel mondo urban tricolore (basti pensare a Bando o Auto Blu):

«Oggi questa musica viene campionata, utilizzata e rispolverata. Non mi fa storcere tanto il naso, ci sta, è rimasta comunque nel tempo. È iconica, anche perché è una delle poche cose che abbiamo esportato».

In mezzo ad un lungo e sentito discorso sull’importanza di considerare il rap come un patrimonio da conservare e tramandare, non è mancato il passaggio dedicato a due realtà monumentali dell’HH italiano (non solo sull’asse MI-NA), Club Dogo e Co’Sang, citate in una barra polemica contro le ultime tendenze giornalistiche di settore.

Senza giri di parole, Ensi invita la stampa e le webzine a farsi vive dalle sue parti solo quando si riuniranno i Dogo e il duo Luche-Nto. Basta bombardare di inutilità utenti, artisti e ascoltatori:

«I Club Dogo sono stati uno dei gruppi più influenti del rap italiano. Hanno cambiato il modo di vedere e di fare il rap. Così come i Co’Sang. Ma voleva essere una critica a questo nuovo giornalismo del rap, sempre alla ricerca del gossip. Non me ne frega un cazzo di sapere cosa ha speso Drake per le scarpe o quanto costa il suo orologio». Piuttosto, fategli uno squillo per le reunion.

Insomma, potremmo definire OGGI come l’ultimo atto in ordine temporale di una carriera che Ensi ha steso amorevolmente (è il caso di dirlo) come un manifesto del Rap con la R maiuscola.

Le ultime pagine in rima, tra non molto, potrà leggerle anche chi ha imparato da poco.

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