Ensi è cambiato ma in “Domani” fa brillare ancora l’istinto del freestyler. L’intervista

Il secondo episodio di quella che si rivela essere una trilogia uscirà a mezzanotte. E nel nuovo Ep del rapper torinese c’è tutta la spontaneità che serve per spingersi oltre
Ensi. Foto di Andrea Barchi
Ensi. Foto di Andrea Barchi

Era il 23 ottobre del 2020 quando Ensi (Jari Ivan Vella, classe ’85, ma per chi segue il rap non ha bisogno di ulteriori presentazioni) inaugurava un nuovo percorso nella discografia indipendente con l’Ep Oggi. Pubblicato per Juicy Music/Believe, per la prima volta il rapper e freestyler fra i più amati del panorama italiano si misurava in un intero progetto con producer e talenti della nuova generazione.

La squadra è cambiata, ma non la voglia di sperimentare nuove cose con l’arrivo di Domani, in uscita a mezzanotte: una tappa intermedia di un progetto più ampio, finalmente svelato come una trilogia. Sei nuove tracce in un Ep al fianco di un unico producer, Crookers, e di diversi ospiti interessanti. Da Silent Bob, con il quale ha anticipato il progetto nel singolo Mai, fino a Nex Cassel, Louis Dee, Nerone e LaHasna.

Fra esercizi di stile e altri guizzi da gustare fino alla fine (Baby), la forza motrice che ha guidato Domani è una faccenda di puro istinto: di questo e altro parliamo con Ensi, alla vigilia di questo nuovo tassello della sua brillante carriera nel rap italiano.

Con Domani stai svelando il “nuovo” Ensi un po’ alla volta. Come ti trovi con questa progettualità non convenzionale e da quale esigenza nasce?

L’embrione di questa trilogia ha preso forma dopo la fine di Clash, Clash Again e dei rispettivi tour, dove già iniziavo a immaginarmi quello che poteva essere il mio futuro discografico da lì in poi. Dopo V (2017) e Clash (2019), due dischi così corposi a poco tempo l’uno dall’altro, davanti a me avevo tante direzioni. Il concept della trilogia è nato quando ho capito che si sarebbe prestato a proporre alcune versioni di me che avrei voluto affrontare. Ad esempio, dopo aver lavorato sempre con producer della mia zona di comfort, in Oggi ho potuto interagire con producer più nuovi, come Andry The Hitmaker o Chris Nolan, e il formato Ep era perfetto.

Quindi, se Oggi metteva la maturità di Ensi al fianco delle nuove generazioni dell’urban italiano, cosa rappresenta invece Domani?

È un altro modo di far esplodere lati di me, che comunque già si sono visti, ma che si presentano ancora una volta in una chiave più inedita, cercando di fare delle cose che non ho mai fatto. Il concept della trilogia è applicabile bene a queste mie velleità, è come una ciliegina sulla torta. In questo senso non ho mai avuto dubbi sul fatto che avrei voluto fare un intero disco con Crookers, perché è uno dei producer con cui mi sono sempre trovato meglio negli anni. Volevo fare poche cose, ma di spessore, andare a fondo nel rapporto con lui, che si è rivelato un personaggio con una visione veramente unica.

E il terzo episodio?

Il terzo avrà un altro tratto distintivo, che spiegherà in qualche modo la trilogia. Tutti gli Ep comunque non sono didascalici: è più una macro visione sul tempo, e chiaramente quando uscirà ci sarà più rotondità sul concetto, capendo ancora meglio il fil rouge che collega i tre capitoli, anche se camminano già con le proprie gambe.

Ensi. Foto di Andrea Barchi

Ensi: «È stata la prima volta in cui mi sono affidato a qualcuno senza preoccuparmi della fine che potessero fare le mie rime»

Entrando nel vivo di Domani: che dinamiche si sono create con Crookers, che è anche direttore artistico del progetto?

Abbiamo appena finito un’intervista insieme in cui lui ha detto che se avesse fatto davvero il direttore artistico avrebbe scelto tutto, dalla copertina all’outfit (ride, ndr). È stata però la prima volta in cui mi sono affidato a qualcuno senza preoccuparmi della fine che potessero fare le rime che gli stavo mandando. Tornavo dallo studio con delle cose e aggiornando quella cartella uscivano altre idee, una cosa inedita da questo punto di vista. Poi però abbiamo tracciato una linea tra ciò che sarebbe rimasto dentro e ciò che doveva stare fuori. Ci sono tanti piccoli rimorsi che ho di cose rimaste fuori che magari nel tempo faremo uscire, ma non c’è da aspettarsi una versione inedita del mio modo di fare musica, ma nel mio modo di fare rap.

Ad esempio?

Cerco di portare un po’ di novità in concetti già affrontati, o banalmente in esercizi di stile, come faccio in brani come Benzo o Runnin/Ça va sans dire. La discografia di Ensi è piena di brani del genere, ma mai così! È una roba di spaccatura, inaspettata, e per questo dal mio punto di vista molto più inedita, un dualismo fra me e Crookers e il resto del rap che sta uscendo. Siamo in piena controtendenza, e comunque allo stesso tempo in piena tendenza.

Se il rap si scarica di contenuti, io accelero, se si scarica di parole, io accelero con le parole, se il rap è meno tecnico, aumento con la tecnica. Ci sono anche momenti leggeri nell’Ep, ma comunque mostro le facce migliori della mia penna, sono sempre io vestito in modo diverso. Per questo Crookers mi ha fatto prediligere delle produzioni piuttosto che altre, convincendomi ad andare avanti in pezzi come Baby, che è arguto, terzinato, unico. Una scelta de core, ma anche di orecchie. Abbiamo fatto una cosa che ci piaceva ascoltare. Non tutti si possono permettere il lusso di fare quello che vogliono. Alcuni fanno quello che devono.

«Quello che vince qui è l’istinto, più che il metodo»

Nel precedente Ep hai raccontato che la narrativa che accompagnava la scelta dei featuring era che ci fosse qualcuno che sapesse raccontare la propria storia. Qual è invece la peculiarità che accompagna gli ospiti del secondo?

Intanto è un Ep che non sbandiera strategie di marketing o nomi altisonanti. Questa controtendenza lo rende unico e con uno spessore diverso. Gli ospiti precedenti erano della scena più moderna, volevo dei rapper di una generazione successiva alla mia che avessero una storia ma anche che sapessero interpretare il rap come piace a me. Quello che vince in questo Ep è l’istinto, più che il metodo. Qui tutto è naturale.

Fatta eccezione per Silent Bob, che ancora non avevo incontrato, gli altri fanno parte della mia sfera sia come amici che colleghi. Louis Dee ora è in Juicy Music e volevo ospitarlo in un progetto mio in modo ufficiale. Silent Bob è come per Giaime e Dani Faiv, è maturo, ha un nome destinato a durare, ha qualcosa da raccontare, e abbiamo scoperto che abbiamo un sacco di cose in comune. La posse track con Nex Cassel e Nerone è nata in modo spontaneo, fra chi passava in studio e alcune strofe che mi avevano lasciato.

Ascoltando Mai ho pensato: quali sono le tre cose che non ha mai fatto Ensi e che tutti potrebbero dare per scontate, e le tre che ha fatto che non ci saremmo mai aspettati?

Wow! Non lo so. Musicalmente, per esempio, tutti a un certo punto si aspettavano da me un disco classico. Anzi forse in tanti non vedono l’ora, ma non è ancora il momento! Un’altra cosa che non ho fatto sempre a livello musicale è un mixtape. Sì, ho fatto Freestyle Roulette Mixtape, ma con basi inedite in freestyle, quindi non era proprio un vero mixtape. E poi non avevo mai fatto un collettivo/label fino all’uscita di Juicy Music, magari quest’ultima l’ho fatta adesso.

Fra le cose che non ci si aspetta, magari il fumetto! (Santuario 2105, una graphic novel ambientata in un futuro distopico alla Mad Max, che contiene diversi spoiler della trilogia, se siete curiosi, ndr). E poi ho fatto altre cose che la gente non si aspetta, ma non so ancora se accadranno, quindi basta, no spoiler!

Come mai in entrambe le cover ci sono foto di braccialetti di ingresso usati nei locali?

L’idea è di Deemo, e per chi è fan dell’hip hop italiano non bisogna aggiungere altro (ha disegnato il logo dei Sangue Misto e la copertina di SxM). Una persona con una visione dell’arte legata al nostro mondo unica e sublime. Quando a lui ho raccontato la trilogia lui è arrivato con questa cosa dei bracciali, che collega anche gli episodi. Un concept sul tempo, legato alla musica… che ha lo scopo finale di andare a suonare dal vivo. Il braccialetto esiste davvero, quelli della foto sono reali, diventano delle piccole parti di opera d’arte che si trovano tra l’altro nel vinile di Domani. Un ricordo tangibile e fisso, che resta al di là del tempo, che sia Oggi o Domani.

Tu che sei un po’ il vigile urbano fra le strade di vecchio e nuovo e mainstream e underground, come vedi al momento l’atteggiamento dei giovani nei confronti dei vecchi e viceversa? Si può imparare l’uno dall’altro? Mi ricordo di quando hanno additato Sfera perché non conosceva i Sangue Misto…

I giovani possono fare le loro cose senza essere ancorati al passato. È chiaro che se mi innamoro di una cosa, sapere da dove arriva può essere interessante, soprattutto perché il nostro genere si reinventa molto. E si autocita molto! Guarda Schoolboy Q che cita Mathematics di Mos Def, che a sua volta ha il suo sample e chissà da dove arriva. In Italia hanno remixato Puro Bogotà e la cosa va nella stessa direzione.

Il paragone del vigile urbano è traducibile in: ho messo sulla stessa traccia Lazza e Danno. Non so quanti altri lo possano fare, io metto sulla stessa traccia il passato, il presente, il futuro, l’underground, il mainstream, ma lì cosa vince? Il rap, e se è ben fatto per me è quella l’unica linea di demarcazione. Una volta, prima di diventare qualcuno e vendere dischi, ci interessava avere l’ok da quelli da cui avevamo imparato. Oggi i ragazzi hanno anche altre gratificazioni: certificazioni, numeri, soldi, ma tutti, di almeno una generazione successiva alla mia, il rap se lo portano dietro. Anche se salta due generazioni, quindi ci sta che Sfera non sia legato ai Sangue Misto, ma sicuramente ai Club Dogo sì.

Quindi è solo una questione generazionale?

È solo una questione generazionale, ci mancherebbe che un ragazzino oggi si innamori del Wu Tang Clan e inizi col rap underground, mi fanno più ridere dei ragazzi che si fanno le treccine colorate e fanno a gara a chi dice più stronzate nel pezzo. Almeno quelli sono in time con quello che stanno facendo! Essere anacronistico per essere di spaccatura non funziona. Sicuramente i ragazzi hanno altri obiettivi, ma l’essere rispettati da chi c’era prima di loro e considerati è per loro comunque altrettanto fondamentale. Puoi ingannare tutti per un po’ ma non per sempre.

Arrivano tutti a un livello in cui raccolgono, ma se non hanno il Marra di turno che gli fa il featuring, quella cosa lì rende ininfluenti nel genere. E poi i rapper della mia generazione, quelli sopravvissuti oltre il 2012, stanno facendo i loro dischi migliori, che sono i dischi più influenti anche nel mercato. Guarda Guè con Fast Life, è un esempio di chi sa rimanere a galla e chi no.

Spoiler sul terzo Ep? Sai che se si googla si trovano già degli indizi…

Finché non esce nulla dalla mia bocca, ognuno può dire quel che vuole! E poi ci sono già degli spoiler: basta dare un’occhiata al fumetto…

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