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HIPHOP

En?gma: «Il punto di domanda è il mio manifesto musicale» – L’intervista

A distanza di poco più di un anno dal precedente album, il 23 febbraio è uscito “Shardana”, il nuovo lavoro in studio di En?gma. Il titolo si riferisce a un’antica popolazione di leggendari guerrieri, che En?gma prende come simbolo del suo nuovo percorso

A distanza di poco più di un anno dal precedente album, Indaco, il 23 febbraio è uscito Shardana, il nuovo lavoro in studio del rapper sardo En?gma. Il titolo si riferisce a un’antica popolazione di leggendari guerrieri mistici, citata già dai testi egizi, che En?gma decide di prendere come simbolo artistico e stilistico del suo nuovo percorso: attraverso le sue rime, spesso assai sofisticate, il rapper si fa combattente contro il marcio dell’umanità. Shardana vede alcune azzeccate collaborazioni: MadMan (su Che Roba È?!), Bassi Maestro (su Father & Son) e Gemello (su Malasuerte).

In Krav Maga dici di sentirti “più scrittore e meno rapper”. Ci sono scrittori che hanno influenzato il tuo modo di concepire il rap?

Spazio molto nelle letture: dai classici alle biografie sportive ai libri “mistici”… Però quello che volevo sottolineare in quel passaggio è il fatto che in una “scala di preferenze” mi ha sempre pungolato maggiormente la scrittura e mi piacerebbe in futuro magari scrivere un libro.

L’album ha un sound molto pesante, spesso vicino al rock: è stata una scelta consapevole sin dall’inizio oppure i pezzi hanno preso quella forma spontaneamente?

Diciamo che il mood voleva essere quello aggressivo e ritmato, sia perché avevo voglia di far capire al pubblico anche questo mio lato sia per accostarmi a quello che poi risulta essere il mio atteggiamento nei live, molto movimentato.

C’è un numero impressionante di riferimenti culturali totalmente trasversali, da quelli più “impegnati”, come Gramsci, a quelli più “pop”, come Eddy Gordo di Tekken. Di cosa si nutre la tua mente?

Appunto, di tutto. Mi piace essere onnivoro sotto questo aspetto: mastico di tutto per poi sputare fuori qualcosa di personale.

Foto di Riccardo Melosu

In Nuvole e Cupole affermi: “Io non faccio la star perché so che prima o poi sarà San Lorenzo”. In Italia oggi ci sono artisti hip hop che fanno le star: avendo tu anche un percorso più lungo alle spalle, da cosa li metteresti in guardia?

Ognuno ha il suo percorso e le proprie esperienze. Quello che so è che quando si vola con poca consapevolezza e lucidità, lo schianto successivo – se ci sarà: magari per qualcuno no, ma per qualcuno certamente sì – risulterà ancora più devastante. In questo mondo passi dall’essere circondato da tante persone all’essere immediatamente solo. Dico: è un gioco, ma molto pericoloso in qualche modo, perciò giocate anche voi e state alle regole, ma in maniera intelligente – ad esempio, con gli opportunisti, siatelo più di loro, e più in generale tenete il cuore per gli affetti e gli attributi in questo business dannato.

In Copernico ci porti a spasso per il sistema solare andando sempre più lontano, con un testo così sui generis rispetto agli altri da apparire quasi criptico. Cosa ci racconti con quel brano?

L’idea è quella di far sedere comodo su un’astronave musicale l’ascoltatore e fargli fare un giro panoramico nell’universo trasmettendogli emozioni. Secondo me l’abbinamento testo/musica/video risulta molto vincente e il migliore dell’intero progetto.



C’è persino una reminiscenza di Cat Stevens in quel titolo Father & Son. Per te Bassi Maestro rappresenta, credo, un “padre” artistico: in cosa ti senti debitore nei suoi confronti?

Diciamo che è un’ ispirazione e un modello, nella maniera in cui coniuga qualità, longevità, carisma e lungimiranza.

In Francisco Marçelo dici, presumo in riferimento al tuo nome d’arte, che “il punto di domanda è manifesto”: manifesto è aggettivo o sostantivo?

Intendo dire che il punto di domanda risulta essere il manifesto di ciò che sono musicalmente e personalmente ed è per questo che ho scelto questo nome d’arte e ho un punto interrogativo tatuato sul dorso.

Nel disco sei Marçelo, Marcelito, Marcelinho: a chi di loro dobbiamo dare retta?

Ad En?gma.

Ascolta Shardana

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