Emis Killa: «Non sono un “rapper d’epoca” ma ho aperto la strada a molti»

Oggi esce “Keta Music Vol. 3”, il terzo capitolo della saga cult che accompagna il rapper fin dagli esordi. Una nuova occasione per misurarsi a suon di rime e riflettere con noi sul suo ruolo all’interno della scena. La nostra intervista
Emis Killa
Emis Killa. Fonte: ufficio stampa

Quando si parla di Emis Killa (alias di Emiliano Rudolf Giambelli) e del primo episodio della saga Keta Music, si parla anche di un pezzo di storia del rap. È il momento in cui gli anni d’oro delle jam e delle gare di freestyle formano i primi, grandi artisti dei palchi hip hop del domani. Pronti, chi più chi meno, a confrontarsi con un passato di rime in quattro quarti e un futuro che esplora nuovi sound, tematiche e contaminazioni.

Oggi esce Keta Music Vol. 3 e la saga è ormai un cult per gli appassionati del genere. Un progetto rap per amore del rap, che ribadisce come tutto, e al tempo stesso, nulla per Emis Killa sia cambiato. Una fotografia della devozione dell’artista per l’hip hop, a prescindere da ciò che ha ottenuto grazie ad esso, che siano i molteplici dischi di platino o la televisione.

“Nonostante tutto avrei cantato uguale”, dice in uno dei brani, e noi ci crediamo sul serio. Emis è sempre quello delle rime che schiaffeggiano, che siano solo 64 Bars come nell’ultima apparizione per Red Bull o quelle delle undici nuove tracce al fianco di nomi come Gemitaiz, Madame, Jake La Furia, Montenero, J Lord, Not Good e molti altri. Una nuova occasione per togliersi ancora qualche sasso dalle scarpe e parlare alla sua scena con ancora più consapevolezza di prima.

Spesso con i tuoi Keta Music hai voluto ribadire il concetto di ciò che sei, un rapper al 100%: non solo dischi di platino, TV e grande pubblico. Senti ancora questa necessità di ribadire ciò che sei?

Più che la necessità di ribadirlo, perché ad oggi penso l’abbiano capito quasi tutti, c’è proprio la voglia di fare quello che mi piace, vivermi tutto come negli anni più belli. Quando cresci non vedi più le cose con gli occhi di un quindicenne, le circostanze ti portano ad essere un’altra persona, ad avere delle responsabilità, a maturare artisticamente. Sarebbe falso dirti che la magia non svanisce nel momento in cui realizzi i tuoi sogni, è molto più bello quando li insegui. Come tutti, anche io ho delle cose che mi riportano a quel viaggio, e nel mio caso sono determinate sonorità, o i graffiti! Cose che hanno a che fare con l’hip hop che mi hanno guidato durante l’adolescenza. Avevo voglia di fare un disco così, di divertirmi, di rappare con i miei amici: avevo voglia di tornare l’Emis Killa “giovane”.

A proposito di sonorità, sia in 17, in coppia con Jake La Furia, che in Keta Music Vol. 3 ci sono un sound e un’attitudine che per te sono sempre rimasti invariati. A distanza di anni, a molti artisti capita di perdere la creatività, cercando di adattarsi a un mercato musicale che cambia velocemente. Tu avverti questa situazione?

Sul sound, io sono stato graziato dal fatto che la mia generazione è quella degli anni d’oro del rap, quello “vero” (anche se è brutto definirlo così), quello delle basi, dei campionamenti, ecco. Questo mi ha fatto le ossa, imparando a rappare su quelle basi piuttosto che sulle nuove sonorità. Saper fare quel tipo di roba “immortale” mi dà un vantaggio, non mi costringe ad impazzire per ogni disco nell’inventare il suono del secolo per farmi ascoltare.

Penso che chi funziona grazie a un suono e un immaginario funzioni per un momento; chi funziona perché sa scrivere delle rime, in un modo o nell’altro sia immortale. Se sei bravo a scrivere testi, su qualsiasi base tu stia cantando, risulterai comunque interessante, perché la gente ascolta quello che dici. Se invece sei un genio delle melodie, del sound o dell’outfit, quando tutto passa di moda non riuscirai ad adeguarti. Quindi, più sei talentuoso in quest’ambiente, più duri.

Sinonimo di rimanere anche “real”, nell’ambito hip hop, un concetto che abbraccia anche le proprie capacità. Oltre a un percorso difficile, fatto di tanta vera gavetta che ha portato indubbiamente al successo.

Il mio percorso mi ha aiutato a collocarmi in quella fascia di rapper, non so come dire, leggendari, pionieri? Anche se alla fine sono molto giovane. Il fatto che io sia uscito presto mi ha aiutato molto, mi ha collocato in quella nicchia di rapper che sono immortali. È come parlare di macchine, la Porsche più nuova di quest’anno sarà la più vecchia quando ne usciranno altre tre. Se invece ne prendi una degli anni ’70, è bella ora e sarà bella per i prossimi cento anni. Quindi ora non mi vorrei definire “rapper d’epoca”, ma questa cosa mi permette di essere sempre intrigante, nonostante io non sia quello che ha l’ultimo suono del momento. Vale per me come quelli della mia generazione o prima.

Emis Killa
Emis Killa

Hai mai pensato di cambiare totalmente direzione?

Sì, ci ho pensato. Più che lucidamente, ci ho pensato nei momenti di rabbia. Se fai rap ti senti sempre sottovalutato, e questa cosa vale per tutti, anche per chi si è preso una rivincita negli ultimi anni. Però cambiare direzione sarebbe inutile! A me piace il rap e farò sempre il rap, sperando che diventi sempre più bravo a farlo e che venga apprezzato dagli altri. E poi, per me è stato molto più facile pensare di fare altro quando ero più giovane rispetto ad oggi, perché per assurdo ero molto più sperimentale. Sono stato fra i primi a fare delle cose con delle sonorità un po’ pop. Ora che lo fanno tutti, ti dico: penso di aver contribuito, sono contento di aver aperto la strada a molti, però posso finalmente fare quello che mi piace finché ho voglia di farlo.

Emis Killa, tra passato e futuro del rap

Entriamo nel vivo di Keta Music Vol.3. Nelle collaborazioni ci sono tanti nomi, da Lazza a Gemitaiz, e poi Madame, J Lord… Ma mi è caduto l’occhio su Not Good, nome che hai scoperto proprio tu. Com’è nato questo sodalizio?

Avevo visto un suo video condiviso da qualche blog di rap su Instagram. Not Good era molto valido, aveva un pezzo con della personalità. Ne ho parlato al mio socio e gli ho proposto di lavorare con questo ragazzo, ma senza farci troppi castelli in aria. Lui si è fidato, e secondo me il lavoro che abbiamo fatto sta dando i suoi frutti, lo stanno apprezzando in molti nell’ambiente.

Lo stesso vale per Mera, presente nella tracklist, un altro ragazzo con cui da poco abbiamo iniziato a lavorare. Alla fine, la differenza la faranno loro e il pubblico, il mio ruolo in questo senso è quello di agevolare e oliare gli ingranaggi. Anche RollzRois, che è un altro rapper emergentissimo di Milano, l’ho chiamato volentieri perché sono un suo fan! Come dico sempre: a me non interessa che un disco abbia una tracklist che faccia scalpore, e poi magari senti il progetto e non è niente di che.

Fra le produzioni di Keta Music Vol. 3, poi, non ho potuto non fare caso a nomi come DJ Shocca o Big Joe. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, pensi ci sarà spazio per un ritorno al boom bap?

Secondo me sì. Adesso c’è un pubblico consapevole, e secondo me la musica campionata, i beat con i sample, hanno sempre qualcosa in più. Hanno delle sonorità ispirate a della musica di tutto rispetto e spessore, e prendendo elementi dal funk, dal soul, dal jazz, hanno delle atmosfere che ti ispirano delle immagini. Con quel tipo di beat scrivo a razzo, ho finito Keta Music Vol. 3 in un mese e mezzo. Tutti questi suoni invece della trap, molto elettronici, sono bellissimi, ma a volte faccio fatica a scrivere perché non mi ispirano niente! Quindi non so se lo dico perché sono condizionato dal mio gusto, ma per restare obiettivi: non so se tornerà il boom bap, ma mi piacerebbe molto.

Jake La Furia è presente in due brani, a differenza di tutti gli altri ospiti. Dopo 17, ci sarà un seguito a questa coppia? Sembrate viaggiare davvero sulla stessa corsia.

Sì, faremo altre cose insieme. Dopo 17 non ho niente da spoilerarvi perché al momento non c’è niente in programma, ma mi viene veramente difficile pensare che la collaborazione tra me e lui finisca a breve, arrivando da un disco come quello che ci ha dato un sacco di soddisfazioni. E poi ci piace andare in tour insieme, la prima data l’abbiamo fatta ma è stata quella che è stata per via delle restrizioni, ma ci divertiamo molto anche in giro!

Ultima curiosità: la cover è un “tributo” a Mike Tyson. A parte l’estetica, se dovessi trovare un punto in comune tra te e Tyson, quale potrebbe essere?

Devo stare attento a quello che dico perché non voglio sembrare presuntuoso! Tra me e Tyson ci vedo tanto in comune: la rabbia, quella voglia di prendere a pugni tutti. Non abbiamo ovviamente un trascorso simile, per quanto io ripensi alla mia storia che comunque non è stata semplice, ma abbiamo la “spocchia” che ci contraddistingue. Tyson è davvero molto hip hop, c’è un’intervista famosissima in cui dice “la mia difesa è impenetrabile, il mio stile impeccabile, sono un dio umano”. Un po’ quello che facciamo noi rapper, ne spariamo tante quando facciamo le rime! Ed è questo che mi piace. E anche la tigre, non è proprio come le macchinone: una tigre bianca al guinzaglio è proprio lo status in assoluto. E poi, di base, mi piaceva la foto, sono pur sempre un rapper “tamarro”!

E dopo Keta Music Vol.3, sei già a lavoro per un nuovo album? Cosa bolle in pentola?

Dovrò pensarci! Al momento non è ancora nella mia testa perché ho finito ora questo mixtape, ma dopo l’estate mi ci metto e inizio a scriverlo!

Guarda il documentario su Keta Music Vol. 3 di Emis Killa

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