Elettra Lamborghini: “Twerking Beach” e le lezioni di vita da ricordare. L’Intervista

Oggi esce “Twerking Beach”, il nuovo EP della regina italiana del reggaeton. La abbiamo incontrata per parlare del periodo nero appena finito, dei consigli più importanti per lei e dei commenti che non sopporta. E infine di un suo insospettabile mito
Elettra Lamborghini, foto di Cosimo Buccolieri
Elettra Lamborghini, foto di Cosimo Buccolieri

Primo avvertimento: se pensate che la genuinità di Elettra Lamborghini sia costruita, vi sbagliate di grosso. E dopo aver passato una mattinata con lei, Elettra Miura, anno di nascita 1994, possiamo dirvi che questo è il suo bello: ciò che pensa dice, senza farsi mille problemi di offendere qualcuno o qualche idea politicamente corretta.

Dopo l’album Twerking Queen dell’anno scorso, oggi esce il suo nuovo EP, quattro brani ovviamente dal succoso sapore latin, Twerking Beach. La mattina presto è atterrata con l’aereo (privato, ça va sans dire) a Milano-Linate per poi ripartire da lì, giusto il tempo di un paio di interviste e qualche IG stories.

Elettra: «Ho fatto cambiare moltissimo “Pistolero”, ho detto: ragazzi voglio gli spari più alti! Tamarissimi! Pompatela, esagerate!»

Per l’uscita di oggi è giustamente emozionata, ma non agitata. «Ci credo molto, e sono già soddisfatta per il singolo Pistolero. Sento una buona vibe per il mio EP e di essermi circondata dalle persone giuste. Pistolero l’avrei fatta uscire anche un anno fa perché era pronta ma poi abbiamo deciso di aspettare», racconta lei appollaiata sul tavolo di uno scarno camerino bianco.

«Certo, ho fatto cambiare moltissimo il pezzo, ho detto: ragazzi voglio gli spari più alti! Tamarissimi! Pompatela, esagerate!». Il gusto del pubblico le ha dato ragione perché Pistolero è al quarto posto della Top 50 Italia di Spotify, al terzo della classifica di TIMMUSIC. Un altro pregiudizio da accantonare in fretta è che lei si faccia guidare nelle scelte musicali da altri. «Amo dire la mia e stare in studio con l’autore, anche se qui in Italia non si usa spesso. Mi piace partire da una chitarra e dare una reference. Poi ci si lavora insieme. È impossibile praticamente che io ascolti una canzone da zero e la approvi se non ci ho lavorato dall’inizio. Beh, per esempio è stata totalmente mia anche l’idea del video. Volevo due bei “maschioni” su una pistola e così è stato». Racconta lei infarcendo il discorso con adorabili termini molto terra-terra.

E poi come è andata? «Male. Mi sono ritrovata tutta stanca sul set, sudata e ricoperta d’olio e mi sono immaginata la faccia di Nick (il marito, il celebre DJ, Afrojack, ndr) che mi osservava mentre ero vicina ai maschioni. A parte che lui è tranquillissimo eh, per niente geloso, se no non starebbe mai con una come me!».

A essere pronto poi da tempo è un intero album: uscirà tra un po’?

Non pensavo fosse il momento adatto, a causa della pandemia. Però è prontissimo, è vero. Ho voluto far uscire ora questo assaggio perfetto per il momento estivo. Poi sono solo 4 canzoni, dai, è breve. Ho pensato: “Così magari lo ascoltano”.

È un EP decisamente latin, anche con tocchi di bachata con Bachata senza sosta, ma Aspetta e spera ha anche un lato pop.

Sì, è vero. Mi sembra che tutte comunque siano fresche e estive, proprio ciò di cui si ha bisogno oggi alla fine di un periodo così terribile.

Tu hai anche preso il Covid.

Eccome! Pensavo di morire. Ci sono rimasta sotto. Non dico di essere andata in depressione, quello no, però sentivo che c’era qualcosa che non andava ma non sapevo da dove venisse. Grazie al cielo è durato solo un paio di mesi, poi stavo girando l’Isola dei Famosi e facevo veramente fatica. Sicuramente anche lo stare in casa da sola non ha giovato e nello stesso periodo è morto anche uno dei miei cani. Poi, io sono anche meteoropatica, perciò se vedo che fuori c’è il sole come ora sto già meglio!

Il latin lo ami da sempre, da tempi non sospetti.

Eccome! Avendo vissuto molto all’estero, e per questo ringrazio i miei che mi hanno sempre fatto studiare dove volevo, sono entrata a contatto col genere da subito. Quando vivevo in Messico, tipo nel 2017, stupivo la gente perché conoscevo tutti i loro pezzi, anche quelli local di 5 anni prima!

Tra le persone a te vicine di chi ti fidi di più dal punto di vista musicale?

Mio marito ha sempre l’ultima parola. Per esempio, prima della pubblicazione di Pistolero avevamo due opzioni e una di queste era un featuring. Io sentivo che sarei stata più a mio agio con Pistolero e lui mi ha confermato che ero molto più me stessa. Però mi fido tanto anche di mio padre e di Shablo (il manager, ndr) naturalmente.

Un’artista come te con 6 milioni e 700mila follower su Instagram è abituata anche ai commenti negativi: il più fastidioso? Sempre e solo dal punto di vista musicale.

Che faccia uso di auto-tune. A parte che spesso non sanno nemmeno cosa sia ma se uno ha una voce di merda mica gliela può correggere! Ti sistema al massimo una stonatura! Anche Ariana Grande lo userà pur avendo una voce perfetta. Se giusto metti un’eco in finale non può essere il problema!

Elettra, come vorresti essere vista nel panorama della musica italiana? Non solo la regina del reggaeton immagino.

Allora, se non fosse un paragone troppo alto e inarrivabile ti direi come Laura Pausini. Ho tantissima strada da fare ma lei mi piace molto. È italiana, conosciutissima all’estero e parla spagnolo. È un altro mondo rispetto al mio e spero di non offenderla.

Elettra, farai mai un pezzo con tuo marito?

Me lo chiedono tutti ma la risposta è no, almeno per il momento. Come dice mio padre, per mandare avanti una relazione (e io alla famiglia tengo moltissimo!) meglio tenere separati casa e lavoro. Lui fa le sue cose e io le mie: meglio così!

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