Disme: «”Al ladro” è una canzone con sonorità estive, ma con i piedi per terra e un linguaggio popolare»

Dai progetti futuri al nuovo singolo, fino a “Glory Days”, il rapper membro della Drilliguria si racconta
Disme
Disme, foto ufficio stampa

«La società spesso ci trasforma in ladri. In persone costrette a mentire, a nascondersi, a non rivelare i propri sentimenti e a non essere sinceri anche con chi ci vuole più bene». Così Disme racconta il suo nuovo singolo, Al ladro, in uscita venerdì 1 luglio.


Un brano che potrebbe essere il preludio di un progetto più ampio, dopo No Hook, il precedente singolo pubblicato ad aprile, e Glory Days, fortunato EP collaborativo con Vaz Tè. Al ladro, come lo stesso membro della Drilliguria ci ha raccontato, è una canzone estiva, senza esserlo nel modo in cui tutti noi la intendiamo. Un brano con i piedi per terra e un linguaggio popolare per parlare delle difficoltà che chi vive in condizioni difficili spesso si trova ad affrontare, con il pericolo di ritrovarsi a prendere scelte e strade sbagliate.


Abbiamo raggiunto telefonicamente Disme per parlare del nuovo singolo, di Glory Days, dei suoi progetti futuri e della possibilità di ascoltare, prima o poi, il secondo volume del mixtape realizzato da tutti gli artisti della Drilliguria nel 2017.

L’intervista a Disme

Il documentario La nuova scuola genovese ha riscosso successo, facendo incontrare due mondi apparentemente distanti. Com’è stato prenderne parte?

Un onore, ma soprattutto una bella occasione di spiegare a chi è di un’altra generazione, più vecchia della mia, cos’è il rap. Chi è di un’altra annata spesso ci vede come chissà che cosa, ma in realtà quello che facciamo è un’evoluzione del cantautorato. Magari io, se fossi nato prima, avrei fatto il cantautore e non il rapper. E alla fine, sono un cantautore che fa rap. Poi sono di La Spezia, quindi mi hanno inserito nel documentario per una questione di rispetto musicale, perché potevano anche tagliarmi fuori, ma sono onorato di esserci.

Non sei di Genova, ma fai parte a tutti gli effetti della Drilliguria.

Esatto, chiaro. Sono l’unico non genovese, e tanti fan pensano che io sia di Genova.

Qual è invece la genesi di Al ladro, il tuo nuovo singolo in uscita venerdì?

Volevo fare una canzone con sonorità estive, ma senza fare una canzone estiva. Ho preso spunto dai rapper inglesi e africani, che rappano sulla dance hall. Potevo parlare di tematiche legate al periodo, ma invece ho voluto tenere i piedi per terra, con un linguaggio popolare. Il video poi, è concepito per essere estivo, ma senza il mare.

Il videoclip è girato a La Spezia?

Sì. L’idea era di mostrare un po’ la costa ligure e la situazione popolare. Abito in un quartiere di dominicani e per certi aspetti non sembra neanche di essere in Italia.

Ma che rapporto hai con i brani estivi?

Mah, non li ascolto, però buono dai, mi piacciono.

Per raccontare Al ladro hai scritto: “Il mondo è fatto di gente poco onesta, sii sempre fedele a ciò in cui credi”.

In realtà, non è che il mondo sia fatto di gente poco onestà, ma la maggior parte delle persone vive in povertà e nel disagio, quindi tende a essere disonesta. Insomma, l’occasione rende ladri. Una persona che è in difficoltà, quando ne ha l’occasione, può cadere in cose sbagliate. È un modo per cercare di salvarsi da ciò che la vita ti mette davanti.

Venerdì esce questo nuovo brano e ad aprile hai pubblicato No Hook. Stai lavorando a un progetto più ampio?

Io ho tantissime canzoni pronte. Al ladro è l’ultima che ho scritto cronologicamente, e di solito non funziona così per me, perché pubblico sempre i miei brani dopo diverso tempo. Questa volta avevo bisogno di una cosa fresca, anche per il periodo, mentre No Hook è uscita ad un anno da quando l’ho scritta.

E per quanto riguarda il progetto?

Non vorrei dire cose di cui non sono sicuro. Potrebbe uscire un EP, un album, è tutto in fase di sviluppo. Volendo un disco lo potrei pubblicare anche domani, ma mi sto prendendo il mio tempo per fare tutto come si deve.

Da Glory Days ad un possibile Amici Miei vol. 2

Un anno fa è uscito Glory Days, il tuo EP con Vaz Tè. C’è una traccia che, secondo te, riassume il concept di questo progetto?

Bella domanda, tutte le canzoni rappresentano il progetto. Poi, se mi chiedi qual è la canzone che mi piace di più, potrei dirti egoisticamente G, dove Vaz Tè non c’è. Rispetto agli altri brani dell’EP è quella che va a scavare di più nel mio subconscio e nelle mie emozioni, mentre le altre credo siano meno sentimentali. Ti prendo 100 giorni: è una canzone drill, aggressiva, che quando la fai live gasa un sacco. G, invece, ha una base più conscious e la gente si prende bene, ma ci si affeziona anche. Comunque, per provare a sceglierne alcune: 100 giorni, Blueface, New Chelsea.

Nel vostro EP ci sono tutti i ragazzi della Drilliguria. Arriverà un Amici Miei vol. 2?

Certo, la possibilità c’è. Abbiamo già due canzoni fatte giocando, due belle bombe, e sono messe lì da parte per quando ci sarà l’occasione. Ognuno di noi ha il suo percorso artistico, quindi non vogliamo levare tempo a nessuno per dedicare tempo ad un EP di gruppo, ma piano piano e con rispetto per le carriere di tutti lo faremo.


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