Cypress Hill, 30 anni di barre al vetriolo: «I poliziotti sono ancora una delle peggiori gang in circolazione»

Usciva il 13 agosto 1991 l’album d’esordio del trio formato da B-Real, Sen Dog e DJ Muggs: una miscela esplosiva di ironia e realismo metropolitano che avrebbe cambiato il volto dell’hip hop
Cypress Hill - intervista - 1 - foto di Michael Miller - Sony Music
Foto di Michael Miller / Sony Music

Negli annali della prima, elettrizzante stagione dell’hip hop i Cypress Hill costituirono un unicum capace di sintetizzare rabbia di periferia e cazzeggio, cronaca ultra-realista della vita della suburra losangelina e voglia di fare casino, insomma Public Enemy e Beastie Boys. Le rime di B-Real e Sen Dog creavano una miscela esplosiva, salita poi a livello di classico del genere anche grazie ai fenomenali beat del producer DJ Muggs, mago dei campionamenti. Il 13 agosto 1991, trent’anni fa esatti, usciva il loro album d’esordio eponimo, in cui già fissavano il loro sound distintivo. Per la ricorrenza uscirà prossimamente una riedizione celebrativa di questo caposaldo dell’hip hop anni ’90. Ne abbiamo parlato con il sempre cordiale Sen Dog: non perdetevi l’intervista completa sul numero si settembre di Billboard Italia.

Il vostro album d’esordio Cypress Hill fu un successo multiplatino che vendette anche di più degli artisti che voi stessi ammiravate. Cosa determinò quel successo: MTV, la stampa musicale, il passaparola o cos’altro?

Fu una combinazione di varie cose. Sicuramente aveva qualcosa a che fare con MTV. All’epoca eravamo con la Ruffhouse Records, che credette molto nella band. Facevamo piccoli concerti in giro, cercavamo di farci conoscere ma all’inizio non funzionava granché: dopo sei o sette mesi on the road non notavamo vendite significative. Dopodiché qualcuno a New York avrà girato il singolo dall’altra parte e ascoltato il B-side, che era un pezzo molto più cattivo: How I Could Just Kill a Man (il lato A era The Phuncky Feel One, ndr).

A quel punto il singolo diventò n. 1 a New York nel giro di poche settimane. All’epoca eravamo in tour con i Naughty By Nature. Appena giunta la notizia, ci fiondammo a New York per girare il videoclip del brano. Inizialmente volevamo farlo a Los Angeles ma il pezzo era “caldo” lì, quindi aveva più senso. Così cominciò la confusione fra le persone: eravamo di L.A. o di New York? Anche perché a Brooklyn esiste un quartiere di nome Cypress Hills. Una cosa che accrebbe il mistero della band.

How I Could Just Kill a Man è diventata un vero classico del suo genere. Ma all’inizio la canzone era molto più lunga, no?

Sì, inizialmente si intitolava Trigger Happy. Scrivemmo sei o sette pagine di strofe per quel pezzo. Al ritorno di Muggs da New York gli facemmo sentire il materiale che avevamo, e su quella canzone c’erano due versi che dicevano appunto: “Here is something you can’t understand / How I could just kill a man”, peraltro con la stessa metrica della versione finale. Lui li sentì e disse: “Fermi tutti, questo deve essere il ritornello!”. Così eliminammo gran parte dei versi scritti inizialmente, tenendo quelli migliori. All’inizio scrivevamo tantissimo, per noi era normale così. Poi abbiamo imparato la maniera più “professionale” e diventò molto più semplice catturare un’idea senza scrivere un libro di testo.

Non temevate di essere troppo espliciti con un titolo come quello?

No, per niente. Ice-T aveva una canzone intitolata Cop Killer, gli N.W.A. avevano Fuck tha Police… Non eravamo preoccupati, volevamo solo fare uno “statement” su cosa significasse crescere in quel tipo di ambiente. Molte persone pensarono davvero che quella canzone parlasse dell’andare in giro ad ammazzare la gente. Mentre era l’opposto: parla di quando ti devi difendere. D’altra parte chi non lo farebbe? Per cui sapevamo di aver centrato nel segno con quella canzone.

Cypress Hill - intervista - 2 - foto di Michael Miller - Sony Music
B-Real e Sen Dog (foto di Michael Miller / Sony Music)
Cos’era Los Angeles a quell’epoca? O perlomeno gli aspetti della città che ispiravano i testi dei Cypress Hill.

Era un posto molto pericoloso. Per la tensione che c’era, molti ragazzini andavano in giro portando pistole, spesso anche usandole. Nel 1988 o ’89 ci furono 400 omicidi nella sola contea di Los Angeles. Il crack era ancora molto popolare nelle strade. Ad alcuni non importava niente se dovevano ammazzare qualcuno solo per prendere i soldi per comprarlo. Cercavamo di tenere i nostri amici alla larga dai problemi di gang e di droga, poi dovevamo guardarci dalla polizia… e questo è un altro grande capitolo: non so se fosse peggio trovarsi davanti una schiera di Crips (nota gang di Los Angeles, ndr) o una volante della polizia. In entrambi i casi le avresti prese.

Io ne sono uscito giusto in tempo per capire che avevo fatto qualcosa che molti non pensavano neanche fosse raggiungibile. Quando lasciammo il quartiere, molte persone ci consideravano dei rammolliti, ma in realtà avevamo orizzonti più ampi. Molti miei amici sono morti ammazzati prima di compiere 25 anni. Non è che abbiamo voltato le spalle a quel mondo – abbiamo ancora alcuni amici di allora – ma sentivo che dovessimo fare qualcosa per il nostro futuro. Non c’è futuro nella vita da gang: o ti ammazzano o finisci all’ergastolo.

Parlando di Pigs, B-Real ha detto: “I poliziotti mi hanno sempre rotto il cazzo, ma siccome non potevo portarli in tribunale l’unico modo per vendicarmi con quegli stronzi era con una canzone”. È un approccio ancora molto contemporaneo: i Run The Jewels fanno pezzi così. Pensi che nulla sia cambiato negli ultimi trent’anni?

È cambiato molto poco! Oggi abbiamo persone di colore in ruoli di rilievo come capitani di polizia e cose del genere, ma non sono per le strade quando gli agenti sono in servizio, quindi non possono controllare molto. Lo diciamo da sempre: i poliziotti sono una delle peggiori gang in circolazione, anche se oggi finalmente la tecnologia ci dà la possibilità di documentare facilmente quello che fanno. Nelle zone più difficili, come Watts o Compton, devi stare attento alla polizia, anche se non stai facendo niente di male.

Nella nostra ultima conversazione mi raccontavi di come ai vostri concerti iniziasti a vedere t-shirt heavy metal nel pubblico. Com’è successo che un gruppo latin rap abbia intercettato il pubblico metal in modo così naturale? Quali barriere furono abbattute?

Dalle nostre copertine e dai nostri concerti le persone potevano capire che andavamo oltre il semplice hip hop, che inglobavamo musiche diverse. Prendi la copertina di Black Sunday (1993, secondo album della band, ndr): te la immagineresti più su un disco metal che su uno hip hop! I punk e i metallari avevano la nostra stessa mentalità, semplicemente non avevano mai avuto un gruppo hip hop di riferimento. Ci siamo trovati l’un l’altro, ed è il matrimonio perfetto da allora.

Ascolta Cypress Hill in streaming

Articolo Precedente
Joy Orbison. Foto di Rosie Marks

Joy Orbison: «Lotto contro la musica che non ha "anima"»

Articolo Successivo
Fast Animals and Slow Kids

Le canzoni dell'estate dei Fast Animals and Slow Kids


Articoli correlati
Total
3
Share