BigMama è sbocciata: senza gli schemi fissi del rap è diventata “Next Big Thing”. L’intervista

Esce oggi il primo Ep della rapper avellinese che ha fatto delle parole in rima la sua arma più efficace. Contro il body shaming e le discriminazioni, sì, ma anche per dimostrare che per fare musica bisogna innanzitutto “spaccare”
BigMama, foto: Adriana Tedeschi
BigMama, foto: Adriana Tedeschi

Con Marianna Mammone, alias BigMama, ci siamo incrociate prima della scorsa estate. Stava per pubblicare uno dei suoi singoli più importanti, TooMuch, quello più irriverente e sincero del suo percorso. Fino a quel momento, dopo Formato XXL e Mayday, che l’hanno introdotta nel panorama rap italiano. La scrittura di questa giovane avellinese classe 2000 ha colpito tutti fin da subito per le sue rime affilate – contro tutto e tutti coloro che osassero giudicare prima di conoscere – e l’ha resa senza dubbio una delle artiste di cui innamorarsi a prima vista.


Cosa è successo da allora? L’abbiamo chiesto a lei, ovviamente, ma quello che intanto possiamo dirvi è che BigMama è senza dubbio sbocciata in tutta la sua bellezza artistica e non. Oggi non è più la ragazza un po’ timida ma determinata della sua intervista precedente, ma una donna che sa perfettamente quale sia il suo potere e come poter sfruttare tutte le sue peculiarità andando oltre. E per “oltre” intendiamo in particolare per raggiungere i suoi obiettivi nella musica. E se questo vuol dire esibirsi per prima nel Metaverso o prestare il volto a grandi brand sul tema di diversity & inclusion, BigMama sarà lì, in prima linea.


Da questa trasformazione e dalla grande consapevolezza che ha accompagnato la maturazione di Marianna è nato Next Big Thing, il suo primo Ep fuori il 15 aprile per Pluggers/LuckyBeardRec/Epic/Sony Music Italy. Un progetto in cui non c’è niente di scontato, con otto brani sperimentali prodotti da Crookers, Goedi, Riva e i B-Croma, in cui elettronica, r’n’b e “stranezze”, come le definisce lei, accompagnano le sue storie sempre più dettagliate, esplicite e trasgressive.

L’ultima volta che ci siamo incontrate abbiamo parlato di TooMuch, uno dei tuoi ultimi singoli (era giugno del 2021). In quel momento eri già al lavoro sul tuo primo Ep: cosa è successo a BigMama in questi ultimi mesi?

BigMama è diventata più figa, punto! Mi sono resa conto delle potenzialità che avevo. TooMuch è stato decisivo: è stata la prima volta che mi sono interfacciata con uno stilista, che ha curato la mia immagine seguendo le mie forme e mi ha letteralmente insegnato come vestirmi. Da una cosa che può sembrare stupida ne sono nate altre: ho avuto in regalo quasi tutti gli abiti indossati nel video. E sono cose che poi ho sfruttato molto bene! È stata una prima grande spinta verso la forte accettazione e consapevolezza che ho adesso di me. Ora mi chiamano “la modesta”, in modo ironico! Non riesco più a guardarmi allo specchio e a non farmi piacere il riflesso, anzi, ho iniziato ad amarlo fin troppo.

Nel frattempo è uscito anche Così leggera, che ti ha in qualche modo portato ancora di più all’attenzione del pubblico…

Una delle chiavi che può avere un emergente tra le mani è avere un personaggio che mandi un messaggio e che abbia una precisa comunicazione. Nel mio caso, tutti i singoli sono passi che mi sono serviti per farmi riconoscere in una categoria precisa di artista. Quella che fa rap, ma che va su altre tonalità e ha una particolare forma fisica. Sono molto felice di mandare dei messaggi e che le persone si vedano meglio dopo che mi ascoltano in un pezzo o dopo aver guardato un mio video. Ma nella vita non voglio fare l’attivista, voglio fare musica, e so che valgo a prescindere dalla mia forma fisica. 

Senti che fino ad oggi sia stata fatta una buona introduzione a Marianna/BigMama?

Penso di sì. Secondo me ho sfruttato in maniera positiva la mia forma fisica per definire il mio personaggio, e adesso che l’ho fatto – per quanto io sia ancora emergente – posso permettermi di portare la mia musica dove voglio, senza per forza ribadire dei concetti che troppo ripetuti possono perdere di significato. Faccio musica perché sono molto egocentrica, perché voglio scrivere per me stessa e per sentirmi meglio, e poi soprattutto perché mi piace essere al centro dell’attenzione con qualcosa che sono brava a fare. Non voglio vittimizzare una minoranza che non ne ha bisogno, quello che faccio io è normalizzare la minoranza delle persone grasse, sfruttando anche la mia immagine. 

Ora esce Next Big Thing e se già i riscontri erano stati positivi, sicuramente anche questo progetto verrà apprezzato. Viene presentato come “trasgressivo”, ma cosa significa per te il termine “trasgressivo”? Come ci si può veramente distinguere oggi che ci sono una moltitudine di stimoli?

Che domanda difficile! Nel caso dell’Ep, “trasgressivo” è un termine accostato alla sfera sessuale, quindi trasgressivo in quella direzione. Trasgredire poi nel senso di “andare contro ciò che fanno gli altri di solito” non è per nulla facile, ma è una cosa che viene per forza in modo naturale. Le persone spaccano di più solo quando sono trasgressive di natura. Come dicevo prima, più una cosa la fai con troppa intenzione e più perde di significato. Per farti un esempio, il rapper è “real” quando parla della sua vita senza esagerare, appena esagera è uno che dice le cose solo perché vanno di moda. 

BigMama: «Fino a poco tempo fa avevo paura di uscire dagli schemi del rap che mi ero imposta da sola»

Entriamo nella trasgressività della tua musica allora. In questi otto nuovi brani BigMama arrivi a sonorità molto vicine al mondo club, poco sondati dal mainstream (alcune cose mi ricordano anche la cultura delle Ball). C’è stato qualcosa che ti ha spinto a sperimentare la scrittura su queste sonorità?

In realtà è un profondo ritorno al passato per me. Quando ero piccola ero innamorata della musica club, ma non avevo ancora capito come poter unire il rap. Tutt’oggi sono tipa da musica club e anzi, la mia preferita in assoluto è quella russa, come i Little Big o le trash-rave-band strane che fanno cose ancora più strane. Ad esempio il pezzo Mami Daddy che è nell’Ep è proprio ispirato ai Little Big! Quindi metti insieme una come me con uno che fa musica potentissima come Crookers ed esce musica esplosiva.

Il problema è che fino a poco tempo fa avevo paura di uscire dagli schemi del rap che mi ero imposta da sola. Avevo paura che le persone non mi avrebbero più reputata forte. Per questo facevo tanto freestyle, con gli incastri degli anni ‘90, convinta di doverlo fare per farmi riconoscere come “forte”. Con Pluggers abbiamo eliminato queste catene che mi legavano a quella sensazione lì, per questo nell’Ep ci sono pezzi che risalgono anche a due anni fa, una serie di esperimenti che sono venuti molto bene. E che hanno sostituito brani che erano più rappati, una linea che si poteva anche lasciare un po’ indietro in favore di cose più “strane”.

E i brani che non erano “strani” che fine faranno?

Sai quanti ne ho persi! Sono più quelli degli altri che pubblico. Secondo me la scrittura, la musica in generale è un susseguirsi di fasi. Se riascolto oggi un pezzo di due anni fa, magari riconosco che era un’altra Marianna a scrivere e magari è anche passato di moda a livello di sonorità. È l’ordinario deperimento dei beni (ride, ndr).

Crookers, Goedi, Riva, B-Croma: quando sono saliti a bordo per preparare l’EP, che feedback hanno dato al progetto BigMama?

Io penso di essere piaciuta non esclusivamente per il mio personaggio o l’immagine, ma perché musicalmente penso di avere un po’ di freshness che magari serve in Italia. C’è bisogno di fare qualcosa che davvero nessuno fa: io non mi ispiro a nessuno, e nella mia vita non ascolto molta musica proprio perché temo di avere troppe influenze. Quindi sono non dico unica nel mio genere, ma faccio qualcosa di diverso dal solito. La motivazione del fatto che sia piaciuta forse è l’essere poliedrica, e là dove mi trovo posso comportarmi in modo diverso in modo musicale. Con Riva è uscito il club, con i B-Croma l’r’n’b, con Crookers le stranezze. Riesco a fare più cose ed è il motivo per cui mi stimo molto come persona (ride, ndr)!

So che il tuo idolo di sempre è Salmo, ma nel tuo disco hai l’onore di avere uno fra i colossi del rap italiano: Ensi. 

Avevo 13 anni, ascoltavo Annalisa e gli One Direction. Mio fratello decide di portarmi ad un concerto a Giffoni, in provincia di Salerno. Raggiungo la prima fila e la prima persona che ho visto esibirsi nella mia vita è stato Ensi. È una colonna portante del rap in Italia e sono fiera di averlo nell’Ep. L’ho visto a molte serate, ma ci siamo conosciuti a un live all’Apollo dove dovevo cantare, quella sera avevamo lo stesso giubbotto! Così gli passo davanti e gli dico “bel giubbino” e lui “pure tu”, e da lì ci siamo presentati. È una persona carinissima, mi disse che era stato da Phra (con cui ha prodotto l’Ep Domani, ne abbiamo parlato qui, ndr) e che aveva sentito i miei pezzi, perciò poi è successo tutto. C’è molto rispetto reciproco.

BigMama, foto di Adriana Tedeschi

BigMama: «Se la società dieci, venti anni fa era classista, omofoba, maschilista, allora anche il rapper lo era»

Siete anche di due generazioni diverse che hanno vissuto l’evolversi del rap in maniera altrettanto diversa. Cosa possono imparare secondo te artisti della tua età che fanno rap, da chi viene prima di loro, e viceversa?

La mia generazione dalla sua può imparare tutto. Può prendere spunto per creare cose nuove, che è quello che succede poi. Tutti noi abbiamo ascoltato chi è più grande di noi e ci basiamo su esperienze già vissute. Ciò che loro possono imparare da noi è l’apertura verso il nuovo. E soprattutto, alcuni rapper della vecchia generazione – non tutti – possono imparare a togliere l’omotransfobia, il macismo, la grassofobia dalle loro canzoni. I tempi sono cambiati, ci siamo rotti i coglioni di sentire frasi omofobe. Non è un discorso generico chiaramente, perché finora ho avuto a che fare con Ensi e Inoki che sono due uomini d’oro e con la U maiuscola.

Quindi la musica di altri, a parte loro, soffre molto questa cosa, ancora.

Sì, il rap è stato sempre il parlare di quello che succede, lo specchio della società. Se la società dieci, venti anni fa era classista, omofoba, maschilista, allora anche il rapper lo era. Ma la società di oggi sta cambiando ed è giusto che il rapper parli della verità di questi giorni, e portare rispetto dove è mancato in passato. Mi dispiace e non ho rispetto per chi ancora fa del rap omofobo, maschilista e classista. Significa solo essere un ignorante fuori dal mondo, cercando di fare il figo con temi che non ti rendono affatto tale, ma un rincoglionito.

Sei diventata un volto di Equal, poi di Radar Italia, e poi di grandi brand come Dr. Martens e Zalando. Sei felice di aver prestato il volto a queste iniziative? Che percezione hai al momento dell’attenzione che si sta prestando a questi temi?

Sono molto felice perché non capitano spesso queste cose. Ci sono campagne sulle donne “curvy” che scelgono una persona di un paio di taglie di più e la chiamano “taglia forte”. Invece Zalando, ma anche Dr.Martens, hanno scelto il volto di una persona che rappresenta veramente quella minoranza, e che lo fa in totale naturalezza, perché io sono così e basta. E poi, una cosa davvero positiva, è l’interesse da parte di questi brand nel produrre veramente capi che vadano oltre la L. Non tutti lo fanno. 

Ultima domanda: hai definito i tuoi obiettivi da qui in avanti? E dopo l’Ep, ti vedremo live?

Ci saranno live! È in programma un tour estivo e le date già pubblicate sono quelle del MiAmi (28 maggio) e del Nameless, e ho un’ansia addosso che la metà basta! Per il futuro mi piacerebbe fare una cosa molto da rapper, ovvero il repack dell’Ep con magari altri featuring e qualche pezzo nuovo, o remix. Una cosa che mi piace, mentre lavoro ad un album.

Quindi un album ci sarà.

Spero di sì, è l’obiettivo di chiunque faccia musica fare un album prima o poi, quindi speriamo! Intanto c’è l’Ep!

Ascolta Next Big Thing, il primo Ep di BigMama


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