Baby Gang si conferma: è il presente e il futuro del rap italiano

Il progetto del rapper ci offre uno spaccato di realtà interessante, che tutti dovremmo fare lo sforzo di comprendere
Baby Gang
Baby Gang, foto ufficio stampa

Non scopriamo certo oggi che Baby Gang è uno dei migliori enfant prodige della scena rap italiana. Ma confermarsi è sempre la sfida più difficile. Tra trend di TikTok, beghe dell’industria discografica e algoritmi di Spotify, le carriere degli artisti sono sempre più volatili, soprattutto quelle degli emergenti.


L’uscita di EP2 ci racconta che il rapper di Lecco se ne fotte. Baby Gang è sicuro di sé: sa di saper rappare e di essere vero. Il suo rap racconta la storia di milioni di ragazzi in Italia ancora totalmente sottorappresentati: la famosa (e famigerata) seconda generazione, i figli di chi da noi è arrivato in cerca di opportunità e si è ritrovato a vivere ai margini della società.


L’identità italo-marocchina di Baby Gang invade ogni traccia dando un sapore internazionale al disco. Il racconto del rapper di Lecco è infatti il megafono delle contraddizioni che la mancata integrazione degli stranieri in Italia sta generando. Ciò che il rap francese esprime da più di vent’anni è arrivato definitivamente sul territorio italiano. Infatti a Baby Gang non manca il sostegno dei big della scena transalpina. I rapper francesi, per ovvi motivi, capiscono molto meglio di quelli nostrani la vita di un ragazzo italo-marocchino. Ma i riconoscimenti del jet set del rap europeo non sembrano essere gli obiettivi di Baby Gang. Il rapper classe 2001 ha un attaccamento alla strada viscerale.

Come nelle forme più pure di Gangsta Rap, quello che traspare dai testi di Baby Gang è l’orgoglio e il senso d’appartenenza che il rapper prova nei confronti del contesto criminale di cui ha fatto e – da quanto racconta – continua a far parte. Il riscatto di cui ci parla Baby Gang è infatti unicamente economico non sociale e psicologico. Nei brani del rapper italo-marocchino non c’è spazio per la retorica del “lasciarsi alle spalle le brutte azioni fatte in strada”. Nonostante i soldi e il successo, la vita di Baby Gang resta la stessa.

Il brano che in questo senso racconta meglio l’attaccamento alla strada del rapper di Lecco è senza dubbio 2000. Quando fin dall’infanzia cresci tra arresti e perquisizioni, nella tua testa non c’è spazio per un’idea di emancipazione: questo il messaggio che Baby Gang recapita al pubblico. Non è tanto una questione materiale ma più di mentalità ci spiega in Mentalitè, sesta traccia dell’ep. Il prezzo che si paga per questo stile di vita è però altissimo. Anche in questo caso lo sguardo di Baby Gang va più sull’aspetto psicologico che pratico. Il brano Paranoia che apre EP2 racconta proprio la sofferenza e il senso di accerchiamento che il rapper prova quotidianamente.

A completare la narrazione di Baby Gang ci pensano poi i due featuring: Bené, direttamente dalle banlieu parigine, e Sacky, a rappresentare San Siro – la realtà italiana che più assomiglia alle periferie della capitale francese.

Insomma EP2 offre al pubblico la possibilità di guardare dallo spioncino ciò che accade nelle strade e nelle piazze delle metropoli nostrane. Uno spaccato di realtà interessantissimo e che tutti dovremmo fare lo sforzo di comprendere. Baby Gang, nel raccontarci questa storia, dimostra ancora una di essere dotato di un’ottima penna. I margini di miglioramento ci sono, l’età è giovane e la cattiveria è quella giusta. E il rapper di Lecco è il presente e il futuro della scena italiana.


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