Baby Gang ci presenta “EP1”: «Voglio che la mia musica arrivi ai politici»

Tra artisti americani del passato, polemiche sui giornali e idee ben chiare sul game italiano, Baby Gang ci ha portato nel suo nuovo progetto
Baby Gang, scatto dal set del videoclip di "Marocchino", fonte: ufficio stampa
Baby Gang, scatto dal set del videoclip di “Marocchino”, fonte: ufficio stampa

È uscito oggi EP1, progetto di inediti firmati dal rapper classe 2001 Baby Gang. Un EP che rimpolpa la produzione discografica della nuova scena più discussa e chiacchierata – prevalentemente radicata a San Siro –ma già capace di connettersi con l’estero.

Zaccaria ha fatto parlare molto di sé negli ultimi mesi, tra rivendicazioni di realness, connessioni internazionali e l’arcinota polemica rimbalzata tra quotidiani, tv e social media per i disordini milanesi registrati durante le riprese di un video di Neima Ezza. Quest’ultimo dà man forte al rapper di Lecco nella release assieme a Escomar, Il Ghost e OMAR. Lo stesso fa Rondo da Sosa, presenza che conferma una coesione tra gli elementi di punta di una community capace di salire senza disgregarsi. Di questo ed altro abbiamo parlato con Baby Gang, che ci ha raccontato in esclusiva EP1.

Baby Gang, scatto dal set del videoclip “Marocchino”

EP1 è fuori, così come il videoclip dell’estratto Marocchino. Come l’hai organizzato?

In questo EP ho puntato più ai feat con i ragazzi emergenti che conosco, a cui mi sento allo stesso livello. Non ho voluto mettere nomi grossi. Penso che per spaccare una traccia servano le palle grosse più che i feat grossi. Ho fatto 7 tracce, 6 feat, un solo singolo.

Come mai?

Preferirei che i miei singoli non fossero “buttati via”. Ci tengo.

Dobbiamo quindi aspettarci pochi feat in vista dell’album?

Esatto.

Partiamo (quasi) dalla fine, con Occhi del blocco.

Il ragazzo con cui ho fatto il pezzo lo conosco da tempo, è di zona mia (Lecco), si chiama Escomar. L’ho fatta in una stanzetta. Era un provino nato così, per cazzeggiare. Alla fine abbiamo sentito che era una hit.

Ascoltandola è impossibile non pensare allo stile marsigliese e a Morad, con cui hai già avuto diversi scambi via social. C’è già una collaborazione in cantiere?

C’è qualcosa. Non so dirvi quando uscirà, è troppo presto per una hit del genere. Preferisco aspettare il momento giusto. È il mio cavallo di battaglia.

Passiamo a 3 occhi.

L’abbiamo registrata l’anno scorso… poi l’abbiamo spoilerata su YouTube. La gente se l’ascoltava da lì in diretta, senza mix né master. Alla fine abbiamo deciso di metterla nell’EP.

Un anno fa non eri conosciuto quanto adesso. Cosa provi riascoltando i testi nati in quel periodo?

Rimane un EP di sfogo, non racconto tanto della mia storia. Penso che inizierò a raccontarla nell’album. Sentire le tracce vecchie un po’ mi fa effetto. Io poi ogni giorno sento solo la mia musica, mai quella degli altri.

Che rapper ti hanno formato? L’impressione è che la cerchia di artisti a cui sei legato non sia cresciuta con il rap italiano.

Quando ero piccolo ascoltavo tanto il rap americano. Mi piaceva proprio quella wave. Poi da quando non ci sono più quegli artisti come 50 Cent, Mobb Deep, Wiz Khalifa ho smesso di ascoltarla. Sono andato più sull’onda francese. Non mi rappresenta quello che dicono adesso gli americani. Penso non ci sia più arte.

E in Italia?

Diciamo che sono cresciuto con i pezzi di Jamil e qualcosina di qualcun altro, però le canzoni italiane non mi rappresentano.

Restiamo sulla Francia. Koba LaD? Freeze Corleone?

Ascolto più quelli vecchi, sono rimasto indietro (ride, ndr). Quando prendo un artista come idolo rimango con lui fino alla fine. Per dirti, ero fan di Fianso, Lacrim, Kaaris, Booba, La Fouine… tra i francesi di adesso ci sono un sacco di artisti bravi che mi piacciono, ma non mi convincono come i big che c’erano prima. Li vedo come se fossero i loro figli.

Non tutti a primo impatto giudicherebbero la tua generazione così lontana dalla trap USA…

Sono schietto. Vedo che tutti vanno sull’onda americana, e pensano di arrivare in USA facendo la roba americana in Italia. Non ha senso fare una roba che già fanno. Nessuno ti noterà.

Torniamo all’EP. Paura è di forte impatto.

Quello è proprio schietto. Racconto di me, ma con pochi dettagli che poche persone sanno. Ci sono parole che non tutti capiscono. Solo gente di un certo tipo.

Rispetto anche alle esperienze che metti e metterai per iscritto, quanto è cambiata la tua vita?

Non sento tutto ‘sto cambiamento sinceramente. Mi trovo sempre nella stessa situazione. Sono solo cambiate le persone con me.

Sembri avere obiettivi diversi rispetto ad altri artisti vicini a te. Cosa punti con la tua musica?

Voglio arrivare veramente in alto, al punto che non mi sentano più solo i ragazzi di quartiere, ma anche la gente che dovrebbe sentirmi, come i politici. Ho sempre detto che voglio far arrivare la mia musica alla politica. Voglio che sentano quello che dico. Nei miei testi sono sempre contro lo Stato.

Pensi che il rap sia sprecato per mettere in rima le good vibes?

No, anzi, al contrario. Ma penso che tu debba essere una persona coerente. Finché non cambi non puoi dire alle persone di farlo. Sto raccontando ancora di me stesso e del mio passato. Non sono probabilmente un esempio, e non ho mai detto di esserlo. Quando cambierò potrò dire altro.

Passiamo a Boy, la collaborazione con Rondo. Un pezzo per separarvi dal resto della scena ITA?

Ho scelto di mettere persone della mia cerchia anche per questo. Non mi andava di mettere in mezzo qualcuno di estraneo. È la cerchia dentro questo EP che è forte. La vedo più una roba vera, la sento proprio personale. Non una cosa nata per lavoro.

Credi che il polverone mediatico che si è alzato per i disordini di Piazzale Selinunte spingerà Rapina ft. Neima Ezza?

Secondo me no. Ci hanno etichettato non come se fossimo rapper, ma criminali. Hanno messo in prima pagina solo le robe brutte. Anche con Neima Ezza. È l’unico ragazzo che ha sempre cantato diversamente da noi, che ha seguito una strada più tranquilla. Gli hanno fatto il personaggio brutto giusto per rovinarlo. Stessa cosa con me, per una frase. «Non scappate dalla polizia». Io non ho mai fatto il perfettino, il cantante che fa da esempio e poi magari ha fatto una cosa del genere. Sono sempre stato coerente. Cosa si aspettavano da me?

Baby Gang, scatto dal set del videoclip di “Marocchino”

Tempo fa hai lamentato lo scarso supporto dei rapper italiani più grossi…

Musicalmente in Italia c’è tanta gente che spacca. Però io guardo sempre la persona prima del lavoro. Puoi essere bravo quanto vuoi, ma se non mi piaci non esiste.

Cosa succederà quando uno di voi verrà portato ai piani alti? Quando uno dei nomi più grossi busserà alla vostra porta?

È già successo, eccome. L’unica parola che posso dire è “karma”. Ogni persona che si è montata, sentendosi grande fin da subito, è diventata piccola. Anche per quello dico che son sempre rimasto lo stesso, nelle stesse zone e con la stessa gente. Non vado in giro con i vetri oscurati. Penso che siamo una scena diversa da loro. Non artisticamente, ma a livello personale. È brutto vedere dall’esterno che persone dell’estero ti aiutano, mentre artisti della tua nazione manco ti cagano. Se è arrivato a scrivermi un Fianso, un Lacrim, un Morad… penso che i veri big siano loro. Per questo ho sempre avuto stima più per gli esteri che per quelli che abbiamo qua in Italia.

Una parte di critica e pubblico è convinta che il gap tra States ed Europa si stia assottigliando. C’è mai stata l’idea di mettere in piedi un joint album continentale con i migliori artisti delle ultime generazioni?

Per robe così grosse no. Ma ti dico che ho più collaborazioni all’estero che qui in Italia. Ci sentiranno un sacco in questi anni, e ci sarà più unione tra gli europei rispetto a prima.

Ascolta EP1 di Baby Gang

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