ANNA: «Sono qui per cambiare il suono del rap femminile in Italia»

Abbiamo intervistato l’artista-fenomeno del momento grazie a Bando, singolo al numero 1 della classifica ufficiale. Anna, sedici anni, ne parleremo a lungo
Anna, foto di Jamie Robert Othieno
Anna, foto di Jamie Robert Othieno

Se non avete mai controllato la classifica TOP 50 Italia di Spotify in queste ultime settimane o se non avete mai visto condiviso sulla bacheca dei vostri amici il brano Bando (si pronuncia bendo), potreste non sapere chi sia ANNA.

Ma se vi interessa conoscere almeno in parte che cosa ci sia dietro il fenomeno che tutti stanno ascoltando in cuffia saprete che ANNA è una ragazza di La Spezia di soli 16 anni che ha già stabilito settimana scorsa un grande record.

Per la prima volta un artista al suo esordio, che fino a 6 settimane fa non aveva nemmeno il profilo su Spotify, è arrivato al primo posto – anche – della classifica FIMI/GfK dei singoli più venduti.

Del resto, ANNA è una ragazza giovane ma molto tosta, conosciuta da sempre (da quando è nata) nell’ambiente musicale spezzino (“è ganzissima”, il commento più diffuso). Il giro che gravitava intorno alla Scaletta, per intenderci, storico locale punk-rock e alle feste dancehall. Perché suo papà, Christian Pepe, è un noto e quotato dj di estrazione soul e hip hop.

Sono anche molti ad aver storto il naso perché i recenti meccanismi nella discografia portano le major a firmare artisti giovanissimi solo grazie a un unico pezzo andato bene.

L’abbiamo intervistata con una videochat su Whatsapp, in attesa di sapere più tardi se la classifica di oggi, venerdì 13 marzo, sarà confermata.

Nel complimentarci per il tuo pezzo che non può non rimanere impresso nella testa, e per il tuo flow d’impatto, siamo contenti anche perché sei una ragazza. Si sa che le donne nel rap e nella trap in Italia stanno ottenendo dei risultati solo da pochissimo tempo. È una questione di cui si parla da mesi: perché secondo te?

Non so bene. A me personalmente interessa molto di più la scena musicale americana di quella italiana. Sono qui proprio per questo: voglio portare un nuovo suono nel rap femminile in Italia.

Qualcuno ha sostenuto che le rapper donne si facciano aiutare ancora troppo dagli colleghi uomini soprattutto nello scrivere rime e non si buttino in prima persona, sei d’accordo?

Ovvio. Ce ne sono veramente troppo poche.

Adesso tu cosa stai ascoltando?

Rap americano come al solito e poi anche trap italiana. Mi piacciono Lazza, Sfera Ebbasta, gli FSK.

Rapper italiane come Beba, Priestess, Chadia Rodriguez, Madame le ascolti?

No. Non ho nulla contro, ci mancherebbe. Però preferisco le americane, trovo che il suono sia più fresco. Oltre a tutto il funky, blues, hip hop che mi faceva sentire mio padre ascolto Nicki Minaj da quando ho 8 anni, per dire. Il suono conta tantissimo, più del testo. Il testo conta solo quando si parla di cose serie.

Tu a cosa stai lavorando in questi giorni?

Sto preparando dei pezzi meno da discoteca e più trap che è esattamente ciò che mi piace.

Secondo i miei insider a Spezia, tu forse non ti sei resa conto veramente di ciò che ti sta capitando.

Se mi rendessi conto veramente, probabilmente impazzirei. Però devo ammettere che un po’ di ansia ce l’ho: sono prima ovunque, mi sento gli occhi addosso. Cerco di stare calma e concentrarmi, è la cosa più importante in questo momento.

Come hanno reagito i tuoi amici?

Sono contenti per me. Quello che noto è che più gente vuole essere mia amica ora. Come rappo nel pezzo: “Io resto solo con gli amici però, quelli veri”. In giro mi salutano tante persone che non mi conoscono. Ma io sono sempre io, ringrazio il cielo di non essermi montata la testa come avrebbero potuto fare altre persone che si sarebbero sentite il king di chissà cosa.

ANNA, mi racconti bene come ha fatto a scoprirti la Virgin e in particolare l’A&R che ti segue, Gabriele Minelli?

Ho fatto uscire il pezzo per la prima volta il 10 dicembre 2019 e dopo 3 settimane sono finita settima nella classifica Viral. A quel punto mi ha contattato un ragazzo di M2O, Filippo Grondona, e ha iniziato a passarla in radio. Albertino l’ha notata e ha iniziato a pomparla. Poi son entrata in contatto con Filippo Giorgi, il mio attuale manager e lui, a sua volta, ha fatto sentire il mio pezzo a Virgin/Universal. Albertino ci ha visto lungo, non finirò mai di ringraziarlo: mi ha trattato quasi come una figlia, è un grande, lo chiamo zio Albe.

Hai già spiegato che non bisogna cercare di dare un senso per forza al testo di Bando, comunque i riferimenti a cui ci rimanda sono quelli tipici dei brani trap: droga, spaccio, slang, marche (il Booster). Dato che sicuramente non sono cose che hai visto in prima persona, è un immaginario che ti affascina?

Sono frasi così, che suonavano bene. Alcune sono veritiere. Tipo “Mi ricordo quando sfottevi”, sono cose ho vissuto in prima persona. È un testo che rispecchia la mia attitudine in generale. A volte dico cose che non hanno senso ma mi piace dirle.

C’è anche tanto slang milanese, come mai?

Vengo spesso, ho tanti amici. Posso dire che sì, mi sento molto di Milano anche se non lo sono.

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