Anastasio: «La poesia mi ha folgorato, in un mondo in cui il linguaggio perde sempre più significato»

Dopo l’esordio con “Atto Zero”, per l’artista campano arriva il turno di “MieleMedicina”, nove brani che si spingono oltre i confini dei generi musicali, con un rap ricco di immagini a sostegno di una nuova, dolceamara, maturità
Anastasio. Crediti: Valerio Nico
Anastasio. Crediti: Valerio Nico

Anastasio non è più soltanto l’ex vincitore di X Factor. E non è più Rosso di rabbia, come il titolo della canzone con cui si presentava al Festival di Sanremo nel 2020, anche se di rabbia ce ne deve essere stata stata eccome, quando lo stesso anno, il 7 febbraio, l’esordio con Atto Zero avviene a una manciata di giorni dal primo lockdown.


Nonostante tutto, come si dice, l’attesa aumenta il desiderio, ed è per questo che l’appuntamento con i tour è ora pronto a ripartire più in forma di prima con nuove date a partire dal prossimo 6 aprile. Non prima, però, di aver aperto le danze con MieleMedicina (Epic/Sony Music Italy), un album nuovo di zecca che accompagna in nove brani inediti un rinnovato Anastasio, di certo più maturo di prima anche musicalmente.


L’artista, sempre in grande forma sulle proprie rime, in un tipo di rap che in molte occasioni si è dimostrato sempre al di sopra delle aspettative, ha dato alla sua scrittura complessa, intricata e ricca di immagini una marcia in più. Il beneficio e l’ispirazione proveniente dalla poesia, genere che Marco Anastasio, ora venticinquenne, ha scoperto da poco, e che in buona parte è andato ad arricchire il suo bagaglio già rispettabile di canzoni ricche di metafore e riferimenti, che non mancano anche nel nuovo MieleMedicina.

Ancora nessun featuring all’orizzonte pur essendo al secondo album, ma un paio di nomi a dare lustro alle composizioni: Stefano Bollani e Boosta. E tra jazz, rap, cantautorato e pop, il rapper di Assurdo (il singolo di anticipazione) ci accompagna in questa esperienza dal sapore dolceamaro.

Inizio con la domanda che un po’ tutti ci siamo fatti con l’annuncio di questo nuovo album. Cosa è successo negli ultimi due anni ad Anastasio?

Mah, guarda, niente di diverso da quello che è successo un po’ a tutti! Però chiaro, in due anni si cresce, si matura, e penso che si veda in quest’album. Lo considero un po’ l’album della mia maturità.

Senti di aver avuto un’evoluzione sia personale che stilistica?

Sì, penso che si possa percepire visibilmente che c’è stata un’evoluzione, ma è normale anche che sia così. Il mio primo album l’ho scritto e pubblicato quando avevo ventun anni, quasi ventidue, ora ne ho quasi venticinque, e questo significa che ho anche un’età sensibile al cambiamento.

Entriamo subito in MieleMedicina. Il titolo nasce da una frase del latino Lucrezio:

“Quando i medici vogliono dare ai bambini il ripugnante assenzio, ricoprono prima i bordi della coppa con uno strato di miele biondo e zuccherato, e il fanciullo imprevidente, le labbra sedotte dalla dolcezza, inghiotte nello stesso tempo l’amaro infuso e, ingannato ma non vittima, ne riceve forza e salute”.

È il modo in cui dobbiamo interpretare l’ascolto del tuo album, il suo contenuto un po’ dolceamaro?

Sì. Il miele possiamo considerarlo la musica, la melodicità. Le melodie anche semplici, cantabili. Ma più un pezzo ti suona “dolce”, più c’è l’amaro che vi si nasconde dietro. Ed è la maniera di usare la dolcezza secondo me, per mascherare la medicina. Altrimenti ti cari i denti e basta! Almeno un po’ di medicina amara ti arriva, così.

Ho notato questa cosa anche dal singolo di presentazione. In Assurdo c’è questa contrapposizione tra amore e dolore, e il testo viaggia su due binari correlati. È un disco in cui c’è della dicotomia, ma qual è il sentimento che prevale, alla fine?

Non c’è un sentimento che debba prevalere, secondo me. Almeno per me, che sono un artista e li uso per i miei fini, ci deve essere una giusta miscela, altrimenti si passa dalla dolcezza alla sdolcinatezza in un attimo. Se si esagera con un ingrediente alla fine il sapore che ne esce fuori non è interessante.

A proposito di sapore e di sound, ho notato delle novità in questo disco fatto anche di rap, pop e cantautorato. Non hai perso lo smalto con le tue rime, e una delle cose più interessanti è la collaborazione con Stefano Bollani su Tubature, che mi ha colpito moltissimo. Com’è andata con lui, e poi con Boosta, che è autore in L’uomo, il cosmo?

Con Bollani è nato questo brano molto spontaneamente. Ci siamo conosciuti quando mi ha invitato come ospite nel suo programma, e da lì ci siamo entrambi gasati all’idea di un pezzo rap/jazz, così l’abbiamo fatto! Ho sempre avuto questo pallino del voler fare un brano così, si è presentata questa occasione e l’ho colta al volo. Il brano con Boosta, invece, è ancora più antico, risale ormai a due o tre anni fa. Ci siamo visti in studio e lui ha abbozzato questa intro di piano, bellissima, di questo pezzo che gli ho proposto. Poi da lì è proseguito il tutto con altri produttori (Stefano Tartaglini, Angelo Trabace, Giacomo Mazzuccato, che si aggiungono ai credits insieme a Domenico Cambareri e Marco Azara, gli ulteriori producer dell’album, ndr). Boosta diciamo che ha tracciato la linea da seguire.

Una cosa che noto in comune con Atto Zero è ancora l’assenza di veri e propri featuring. Anche per questo nuovo capitolo di Anastasio non c’era spazio al microfono per quello che avevi da dire?

I miei pezzi li concepisco quasi sempre “conclusi”, solo con me. Mi piace aprirli e chiuderli, ma questo non significa che in futuro non potrei lavorare anche con qualcuno, in tal caso magari lo si farebbe dall’inizio. Sai, il feat di solito parte dal “faccio questo pezzo” e poi lo invio, per vedere chi potrebbe accoglierlo. Invece sarebbe bello anche farle nascere insieme le cose. La collaborazione, come dicevo c’è, anche se non al microfono.

Parliamo delle influenze della poesia sui brani di MieleMedicina. Assurdo viene da Bukowski, poi ci sono Ferretti in Magari, Baudelaire in Dea dai due volti. Che rapporto hai con la poesia? Pensi sia fondamentale per lo sviluppo dei tuoi testi?

Non è fondamentale, nel senso che chiaramente aiuta, ma non è una condizione necessaria per scrivere. L’ho scoperta negli ultimi due anni, anzi forse è stata la mia più grande scoperta il genere poetico! Mi è sempre interessato, ma c’è bisogno di esserne folgorati, prima di poterlo davvero comprendere, perché la poesia è un genere che dipende tanto dal tuo stato mentale. Bisogna saperla leggere, non basta “saper leggere”. Farlo senza sforzo, godendosela, è difficile. Quello con la poesia posso dire che è stato il mio incontro principale.

Alcune cose invece sono legate alla quotidianità. In Babele, ad esempio, dipingi il ritratto della nostra realtà, in cui il nostro linguaggio ha perso il suo significato. Eppure siamo in una società in cui sembra che occorra fare sempre più attenzione alle parole che si usano per non creare disagio e discriminazione. Non è un controsenso? Cosa ne pensi?

No, non è per niente un controsenso. Anzi, penso che siano due facce della stessa medaglia. Penso che il linguaggio oggi venga completamente vivisezionato. Sai, si cerca di indirizzarlo in modo che rispetti determinati canoni. In realtà questo ha a che fare soltanto con la forma, ma poi la sostanza del linguaggio è quella che sta andando perdendosi. Il linguaggio in qualche maniera deve saper evocare un mondo colorato e vivido, un mondo sano.

Questo è: il linguaggio è una forma di magia, perché come la magia crea dal niente qualcosa. Il fatto che si stia perdendo la capacità di creare queste cose, che le persone che parlano la stessa lingua non si comprendano più, il fatto che sia difficile che io riesca a rimandarti a una mia emozione, un mio sentito attraverso le mie parole è quello che oggi io ritengo preoccupante. L’uomo perde una capacità importante, la sua principale capacità, perché è quella che è anche ciò che lo distingue dalla bestia.

Nuovo singolo: E invece. Torna la bomba inesplosa di Rosso di rabbia, il tuo singolo sanremese di due anni fa, e ne è un po’ il prosieguo, ma si guardano le cose da un altro punto di vista. Si può ancora essere sabotatori, ma in cosa è diverso questo Sabotatore da quello del disco precedente?

Il Sabotatore del disco precedente rimaneva con questa bomba inesplosa in mano, trovandosi così, fermo, senza sapere più cosa fare dopo essersi sabotato da solo. Qui invece il problema viene riaffrontato e definitivamente chiuso, dicendo che “un mostro di plastica va affrontato con una spada di plastica”. Ovvero il nemico, se non fa davvero sul serio, non puoi affrontarlo facendo davvero sul serio. Questo è il punto in cui si “supera” il Sabotatore, pur restando sempre il mio alter ego, la rappresentazione della mia parte distruttiva e autodistruttiva. Magari tornerà!

Dal 6 aprile partirà il tuo tour da Bologna, e recupererai le date precedentemente rinviate. Sei emozionato?

Molto emozionato! Mi sento come il bambino a cui hanno rimandato la visita a Disneyland per due anni. Quindi sì, sono pronto, non vedo l’ora. Anzi, stavolta il tour di Anastasio sembra definitivo!

Ci sono delle sorprese che puoi anticiparmi?

Confermo la formazione con cui ho già girato nel mio primo e unico tour finora, con tre musicisti (batterista, bassista e polistrumentista). Sarà un live molto suonato, e credo che questo sia ottimo perché anche i brani si prestano molto ad essere “suonati”, così come lo sono in tutto il disco.

Qui le date del MieleMedicina Tour di Anastasio organizzato da Magellano Concerti:

06 aprile 2022 BOLOGNA – ESTRAGON  (recupero del 07 ottobre 2021)

07 aprile 2022 FIRENZE – VIPER  (recupero del 08 ottobre 2021)

14 aprile 2022 MILANO – FABRIQUE (recupero del 14 ottobre 2021)

15 aprile 2022 VENARIA REALE (TO) – TEATRO DELLA CONCORDIA (recupero del 13 ottobre 2021)

22 aprile 2022 PADOVA – HALL  (recupero del 17 ottobre 2021)

23 aprile 2022 TRENTO – SAMBAPOLIS  (recupero del 16 ottobre 2021)

28 aprile 2022 NAPOLI – DUEL  (recupero del 21 ottobre 2021)

29 aprile 2022 ROMA – SPAZIO ROSSELLINI (recupero del 22 ottobre 2021)


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