2nd Roof: «La versatilità è la nostra forza, ma ci vuole cultura musicale»

Esce il 17 dicembre il primo album ufficiale del duo di producer formato da Pietro Miano e Federico Vaccari, una firma che tutto il mondo hip hop conosce e che ha contribuito a definire il suono della nostra attuale scena urban italiana
2nd Roof. Foto ufficio stampa
2nd Roof. Foto ufficio stampa

Pietro Miano e Federico Vaccari sono “in giro” da parecchi anni ormai, ma un disco tutto loro, firmato 2nd Roof, non l’avevano ancora fatto. Non che non si sia stato in programma, anzi. Prima ancora di iniziare a lavorare con una sfilza di artisti come Salmo, Jake la Furia, Emis Killa, Fabri Fibra, Guè, Marracash e chi più ne ha più ne metta, i due producer classe ’85 avevano già iniziato un percorso tutto loro. Ma il momento giusto arriva quando meno lo si aspetta, o meglio, quando i pianeti finalmente si allineano e non ha più senso attendere oltre.


Roof Top Mixtape Vol. 1 esce il 17 dicembre per Epic/Sony Music Italy e contiene ben 25 featuring fra artisti italiani e internazionali. Alcuni sono nomi con i quali i 2nd Roof hanno già ampiamente lavorato in passato, come Guè, con il quale sono praticamente cresciuti insieme, soprattutto stilisticamente. Da Il ragazzo d’oro ad altri dischi ormai classici per l’hip hop italiano, l’impennata è stata incredibile, consentendo ai due artisti multiplatino di diventare oggi uno fra i nomi più richiesti di tutta la scena urban italiana.


Per questo, oggi, in questo primo producer album, è l’intera scena (o quasi) ad accettare il loro invito e a regalargli strofe su strofe dalla vecchia e dalla nuova scuola hip hop. Un assaggio lo avevamo già avuto con i singoli Berlusconi insieme a Jake La Furia, Nitro e Speranza, e Infame con J Lord e Guè. Ma ci sono ancora Emis Killa, Pyrex, Dani Faiv, Ketama126, J-Ax, Gemitaiz, Beri, Kilimoney, Tony Effe, Neves17, Philip, Nicola Siciliano, Wayne Santana, Boro Boro, Vettosi, Nashley, e le voci internazionali di Nstasia, Arlissa, Kelvyn Colt e Salva ad avere qualcosa da dire.

L’intervista completa è sul numero di dicembre-gennaio di Billboard Italia.

Anni di militanza nella scena urban e il vostro primo progetto compare solo nel 2021, che è l’anno dei producer album. Come mai?

L’idea c’è sempre stata dagli inizi fin dai primi singoli, ma poi iniziando come producer dietro altri progetti ci siamo un po’ persi. Poi, l’anno scorso abbiamo avuto delle proposte, e ci è venuta voglia di riprendere a pubblicare dei singoli. Avendo anche più contatti e con il supporto di Sony, la cosa ha preso maggior forma, abbiamo sentito che era il momento di farlo.

Vol. 1 vuol dire che ce ne saranno altri? E perché proprio un mixtape, che è caratteristico di un certo periodo dell’hip hop? 

Vol. 1 perché vogliamo seminare, fare qualcosa di continuativo. Abbiamo scelto quel titolo perché dopo dieci anni di sodalizio professionale è nata una società che si chiama Roof Top, decidendo così di fare una sorta di “mixtape dell’etichetta”. L’album ci sembrava qualcosa di più strutturato, invece qui non c’è un filone, come ha fatto Don Joe ad esempio con un disco sulla realtà milanese. E poi tante tracce ci ricordavano i mixtape che ascoltavamo da piccoli. Abbiamo inserito degli skit, e poi ci sono anche alcune scelte non proprio acchiappa-stream, che sono volute.

Infatti nel mixtape c’è un mix di nomi di vecchia e nuova scuola. In base a che criterio avete scelto gli ospiti? 

È stato un po’ il rapporto umano a guidarci, come con Guè o Jake, e chi ha creduto in noi ha fatto poi succedere tutto! Su tutti gli altri è una questione di gusto personale, sicuramente le cose ci devono piacere. Ad esempio Kilimoney è del collettivo Seven 7oo, lo seguiamo da sempre: aveva questo brano da realizzare che inizialmente non era per noi, solo che non usciva mai, così abbiamo colto l’occasione! 

Amicizia o meno, sono usciti nel tempo dei classici incredibili prodotti da voi. Qual è una vostra caratteristica unica?

La musica è passione oltre che lavoro, ascoltiamo dal reggae al rock anni ‘80, quindi copriamo tutte le esigenze di un artista, da una cosa più balcanica al classic hip hop. È per questo che potrebbe venire da noi chiunque! La versatilità è il nostro punto di forza, che si basa su una cultura musicale. Molti giovani sono ad esempio ora fissati sulla drill, noi cerchiamo una cosa più a lungo termine.

Spesso siete riusciti ad anticipare le tendenze, senza attingere prima dall’estero. Anzi, siete voi a portare il vostro sound oltreoceano, giusto?

Vivendo a metà fra qui e l’America non facciamo troppa attenzione su cosa vada o non vada in Italia. Sicuramente si crea qualcosa di unico se non ci facciamo influenzare da nessuno! Creiamo un’alchimia un po’ più personale, anche se siamo in due. E poi prendi Il ragazzo d’oro, per molti è un classico, per noi e Guè era un tentativo di fare qualcosa di diverso. Lui in noi aveva riconosciuto questa cosa di voler “anticipare”, non sempre funziona, ma almeno ci abbiamo provato! 

Quale sarà il prossimo step dei 2nd Roof? 

Stiamo lavorando a qualcosa di grosso ma non possiamo dire niente! Quanto al mixtape, una cosa che vorremmo fare nel prossimo episodio è proprio qualcosa di meno “mixtape”. Magari una versione più ufficiale di questa, dove mettiamo più bocca nelle canzoni, mentre qui abbiamo dato grande libertà a tutti. Intanto ci godiamo questo progetto, che è già una grande soddisfazione.

L’intervista prosegue sul numero di dicembre-gennaio di Billboard Italia!


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