È il disco che vede tornare insieme la band dopo quattro anni di esperienze “da solisti”. 8 dei Subsonica è in realtà più di un semplice progetto discografico. È la volontà di rimettersi lì, dove tutto è iniziato, e lasciarsi sfidare dalla forza dei suoni. È la voglia di testimoniarsi a vicenda di voler portare ognuno il proprio bagaglio per fare qualcosa di più. Ancora una volta insieme.

Per parlarci del loro ottavo disco, il gruppo di Torino ci ha portato a Castel del Monte, in Puglia. Perché? Il castello – imponente in mezzo alla natura mozzafiato che lo avvolge – ha una particolare forma ottagonale (qui il riferimento al titolo dell’album). Ma non è tutto: «Questo era nato come un luogo di incontro di più culture. È un punto di incontro tra cielo e terra», ci hanno spiegato. Un chiaro riferimento al simbolo dell’infinito, insomma. Da sempre collegato al numero “8”.

La nostra video intervista ai Subsonica



8 propone un viaggio nel tempo. «Il disco si apre come se fossimo negli anni Novanta. Abbiamo voluto trovare una matrice tra tutte le avventure che ci hanno portato lontani in questi ultimi tempi. Riteniamo che gli anni Novanta che abbiamo vissuto siano simili agli anni Venti che verranno», hanno ipotizzato.

Il disco – che è stato anticipato dal singolo Bottiglie Rotte – vede anche una collaborazione con Willie Peyote: «Il brano L’Incubo ospita questo artista molto giovane. Da subito ci ha ricordato i Subsonica dei primi tempi». Poi i pezzi Punto Critico («Ci fa pensare al presente»), Respirare («Racconta quando ci sentiamo obbligati a essere qualcosa, quando invece basterebbe fermarsi e respirare») e Le Onde («È dedicata al nostro carissimo amico Carlo Rossi. Ci siamo chiesti cosa potrebbe succedere alle persone quando scompaiono»).

Il tutto senza dimenticare La Fenice, brano con evidenti riferimenti politici: «Si parla di alcuni politici di casa nostra, ma in realtà si fa riferimento al potere in generale. Di qualunque tipo. Del potere della cosiddetta “figura dominante”», ci hanno spiegato.

Questo è il momento del ritorno dei Subsonica come gruppo. «Vent’anni con questa formazione dicono già del fatto che il nostro è un matrimonio sano. C’è una grande libertà espressiva. Il segreto è quello di sentirsi sempre super tranquilli in quello che si fa. Quando siamo in sala prove abbiamo sempre una sorta di energia fortissima che prescinde da qualsiasi “scazzo” che ci può essere stato anche dieci minuti prima», ci hanno testimoniato. «La lezione più difficile da imparare è stata la capacità per ognuno di noi di fare un passo indietro. Anche grazie all’esperienza acquisita attraverso i nostri percorsi singoli. La sfida è quella di riuscire a sottrarre qualcosa di sé».

La tournée si dividerà tra club europei (l’European reBoot2018 partirà il 4 dicembre da Amsterdam) e palazzetti italiani (l’8 Tour prenderà il via da Ancona il prossimo 9 febbraio). «Il concerto è uno spazio sacro. In un’epoca come questa, andare a un concerto è un’esperienza unica. Anche perché ha bisogno di un’azione fisica da intraprendere liberamente. Un atto di coscienza da rispettare».