David e Stephen Dewaele ne hanno combinata un’altra delle loro. Invitati da BBC Radio 1 a preparare una selezione per il programma Essential, anziché scegliere brani altrui da mixare in sequenza, come fan tutti, hanno architettato un’ora di materiale originale: “Decisione avventata di cui andiamo molto fieri”. Il risultato è disponibile adesso su disco targato Soulwax: una dozzina di tracce numerate in successione con il comune titolo Essential, appunto.

All’ascolto, un esercizio di minimalismo elettronico che in un certo senso contraddice la natura massimalista del precedente From Deewee, uscito lo scorso anno e derivato dall’imponente show Transient Program for Drum and Machinery del 2016. Mi capitò d’intercettarli allora in estate: in sei sul palco, vestiti di bianco, con ben tre batteristi, tra i quali l’ex Sepultura Igor Cavalera. Nel maggio del 2017, invece, ebbi occasione di ammirarli mentre animavano una serata di clubbing, questa volta nei panni – neri quanto la notte – dei 2manydjs. Tanto è complessa l’identità del progetto di cui sono titolari da un ventennio abbondante: abbiamo provato a decifrarla intervistando David, il più giovane dei due.

Soulwax - Essential -ph Kurt Augustyns_2

From Deewee distava più di un decennio dall’accoppiata Nite Versions / Any Minute Now. Adesso invece, nel giro di appena un anno, ecco Essential: pura coincidenza o si tratta di un vostro cambio di marcia in termini di produttività?

Siamo entrati in una fase molto produttiva, dopo aver ultimato l’allestimento del nostro studio Deewee, dunque non si tratta affatto di una coincidenza: per noi è fantastico avere un posto che ci fornisce ispirazione e motivazioni.

Vi ho visti dal vivo all’epoca di Transient Program for Drum and Machinery: il minimalismo di Essential rappresenta una reazione alla grandeur del progetto precedente?

Abbiamo realizzato l’album Essential tre settimane dopo aver terminato From Deewee: l’idea era di utilizzare tutte le apparecchiature che non avevamo impiegato nella registrazione di From Deewee, senza che nessuno ne fosse al corrente.

Quanto c’è dei 2manydjs dentro i Soulwax? Che cosa li accomuna e cosa invece li distingue?

Semplice: i Soulwax scrivono e suonano la loro musica, mentre i 2manydjs suonano e decostruiscono le musiche degli altri.

Sono trascorsi 16 anni da As Heard on Radio Soulwax Pt. 2, l’epitome del mash-up: quell’attitudine postmoderna informa ancora il vostro modo di fare musica?

Direi che quel genere di procedimento fa parte da sempre del nostro DNA. La cosa significativa di quel mix album dei 2manydjs è che non riguardava solo la giustapposizione di due brani molto differenti in uno solo, bensì l’intero processo di assemblaggio e l’inclusione di oltre cinquanta tracce.

La nozione di “radio” è ricorrente nella vostra biografia: dal lavoro di tuo padre come conduttore e promotore di un’emittente fino all’Essential Mix per BBC Radio 1. Perché quel medium resta rilevante nell’era di internet?

Per il semplice fatto che si è adattato ai tempi: un podcast, ad esempio, è un programma radiofonico che puoi scegliere quando ascoltare, senza dipendere da un appuntamento fisso. E anche l’idea delle stazioni radio pirata continua ad affascinarci tantissimo.

Ancora a proposito di oggetti “vecchi”: qual è la vostra opinione sul revival del vinile? È una sorta di feticismo o un autentico impulso culturale?

Direi ambedue le cose. Quando mettiamo in scena il sound system Despacio, il nostro scopo è suonare esclusivamente dischi in vinile per far sì che il pubblico possa ascoltare la differenza fra analogico e digitale. Non diciamo che uno sia migliore dell’altro, ma evidenziamo il fatto che possono soddisfare esigenze diverse in contesti differenti.



Vale lo stesso per le apparecchiature che usate in sala? Voglio dire: al centro dello studio Deewee c’è un mixer analogico Cadac del 1969…

Come ho appena detto, non è una questione di uno o l’altro, piuttosto della combinazione dei due elementi. Per quanto riguarda il Cadac, sono più di 25 anni che accompagna il nostro lavoro. Certe apparecchiature analogiche, così come altre della primissima era digitale, hanno una personalità molto spiccata, ma lo stesso si può dire a proposito di parecchi nuovi dispositivi digitali.

Nel 1995 avete avviato l’attività dei Soulwax traendo ispirazione da band rock come Kyuss e Masters Of Reality. Avreste mai immaginato, allora, un approdo di questo genere?

Coscientemente, no di sicuro. Quando registrammo il primo album con Chris Goss (fondatore dei Masters Of Reality e produttore di Kyuss e Queens Of The Stone Age, ndr), stavamo già cercando d’integrare l’elettronica nell’assetto della band dal vivo. Però è vero: Kyuss e Masters Of Reality, insieme ai My Bloody Valentine, sono state le nostre prime fonti d’ispirazione.

Sovente i nomi di Soulwax e 2manydjs vengono associati a quelli di James Murhpy (LCD Soundsystem) ed Erol Alkan, anch’essi artisti di estrazione indie, affermatisi in ambito dance. Sta in quell’identità meticcia il segreto del vostro successo?

Beh, sono due tra i nostri migliori amici. Una delle cose che ci uniscono è il fatto di essere ragazzi dell’indie rock che hanno cominciato a produrre musica elettronica con quell’attitudine. Tutti noi sappiamo cosa significa stare in una band. Al tempo stesso siamo affascinati dall’immediatezza della musica da ballo e dalla connessione con il pubblico dal vivo.


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