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Si avvicina il Caprices Festival di Crans-Montana: intervista a Sven Väth

Il Caprices è un festival di musica dance davvero particolare: incastonato in mezzo alle Alpi, nell’affascinante Crans-Montana. Ne parliamo anche con Sven Väth, uno dei super guest attesi a 2000 metri d’altezza

Il Caprices è un festival di musica dance davvero particolare: incastonato in mezzo alle Alpi, nell’affascinante Crans-Montana. Ne parliamo anche con Sven Väth, uno dei super guest attesi a 2000 metri d’altezza.

Caprices Festival (foto di Aldo Paredes)

Caprices ha decisamente tutte le carte in regola per essere uno di quegli eventi da non perdere. Ed in effetti è così: il successo del festival elvetico anno dopo anno non conosce flessioni. Sarà così anche dal 12 al 15 aprile, anche perché c’è un motivo in più a rendere speciale il tutto: si tratta dell’edizione del quindicennale.
Un appuntamento che gli organizzatori del festival hanno deciso di celebrare implementando ulteriormente l’impianto scenografico: non bastassero i fantastici panorami che già circondano i vari stage, si è deciso di ridisegnare l’allestimento dei palchi e i mapping luminosi, rendendo l’insieme ancora più spettacolare. Dal punto di vista della line up, come al solito non ci si tira indietro. Anzi, se possibile si alza ancora di più il tiro. L’apertura delle danze, il 12 aprile, è riservata a Paul Kalkbrenner, il DJ e producer tedesco che anche sull’onda di Berlin Calling (film diventato generazionale e che in maniera anche naïf ma efficace ha contribuito ad “alfabetizzare” il mondo sul fascino della Berlino techno), è diventato una superstar di livello mondiale. Per questo lungometraggio Kalkbrenner non solo ha curato l’intera colonna sonora ma è stato anche attore protagonista. L’artista tedesco è una vecchia conoscenza per Caprices: è stato infatti ospite prima che la sua fama deflagrasse definitivamente, rendendolo uno dei pochi artisti in campo house e techno in grado di rivaleggiare in popolarità con le stelle globali dell’EDM.

Le scelte del festival elvetico, infatti, sono sempre state piuttosto rigorose nell’andare a pescare da un milieu ben preciso: nomi dall’appeal magari limitato a livello pop, ma assolutamente cruciali (e popolarissimi) nell’ambito della club culture. Pescando fra gli ospiti di quest’anno, meritano una menzione particolare Henrik Schwarz (producer tech-house dalla cultura musicale vastissima, tra jazz e musica classica), il live dei Cobblestone Jazz (trio capitanato dal canadese Mathew Jonson, capace di una house aerea ma complessa), lo svedese Adam Beyer e la tua techno tetragona, i tedeschi Âme e la loro raffinatezza house. Da citare anche la celebrazione del decimo anniversario dello stage targato MDRNTY, un contesto speciale per Caprices: luogo riservato a talenti emergenti oppure ad artisti già affermati, con quest’ultimi chiamati però ad uscire fuori dalle loro abituali comfort zone sonore creando set speciali per l’occasione – Ben Klock ad esempio, resident del leggendario club berlinese Berghain e noto per la sua durezza techno, vi presenterà quest’anno un set decisamente e sorprendentemente più rilassato, all’insegna di disco, house e funk.

Sven Väth (foto di Daniel Woeller)

Uno degli habitué del festival è senz’altro Sven Väth. Un artista che è semplicemente leggenda. Attivo fin dalla fine degli anni ’80, con una parentesi anche da musicista pop grazie alla hit Electrica Salsa presto però abbandonata in favore dell’attività da DJ/producer in campi strettamente techno e house, continua ad essere ancora oggi uno degli artisti più influenti, popolari e carismatici nel campo della musica elettronica. In questo quindicennale di Caprices ovviamente non mancherà.

Per molti anni sei stato un vero e proprio tastemaker: le raccolte Sound of the Season uscite sulla tua label Cocoon hanno spesso sancito quali tracce avrebbero dominato sui dancefloor nei mesi successivi e quali no. Questo potere, questa influenza così grande ti hanno mai preoccupato?

È sempre stata una gioia poter creare le Sound of the Season: mai avuto nessun timore e nessuna paura. Non ho mai fatto favori a nessuno, non ho mai agito per chissà quali strategie. La musica è sempre stata al primo posto: nessun’altra influenza esterna. Vale per me, vale per ogni singolo party legato a Cocoon, la mia etichetta.

Quanto è difficile restare sempre ai vertici, dopo tutto questo tempo? Sono veramente in pochissimi quelli che ci riescono, in particolar modo nella musica da club. Qual è la tua ricetta magica?

Tenere la musica al primo posto. Ma fatemi spendere qualche parola anche per il fantastico team che mi aiuta: è fondamentale. Perché quando la tua carriera inizia a raggiungere livelli di un certo tipo, che tu lo voglia o no le cose cambiano. Le richieste per date, interviste e quant’altro diventano tantissime, tutti ti vogliono e ti cercano, non sempre è qualcosa semplice da gestire. Io continuo a sentire lo stesso entusiasmo degli inizi ma ci riesco anche perché col tempo ho raccolto attorno a me persone fidate che mi aiutano ad essere sempre nel posto giusto, al modo giusto, nel momento giusto, risolvendo quando necessario ogni imprevisto e permettendomi così di dare in ogni occasione il meglio di me. Io ci metto del mio: non ho mai perso un volo o una data – forse è successo una volta – continuo a vivere la musica con entusiasmo sincero come se fossi ancora agli esordi, mi tengo in forma fisicamente, cerco sempre il giusto equilibrio tra la vita da party e quella invece più sana. Altro aspetto fondamentale: essere sempre curioso verso le novità.

Caprices è un festival dall’ambientazione molto particolare. Fino a che punto suonare proprio in mezzo alle Alpi, a duemila metri d’altezza, può influenzare le tue scelte musicali?

Io mi nutro di qualsiasi pubblico e luogo in cui mi capita di suonare. Questa è la mia regola, ma effettivamente Caprices ha qualcosa di davvero speciale: i panorami, l’aria cristallina che si respira a duemila metri d’altezza… Tutto questo mi spinge a fare delle scelte particolari, al momento di scegliere quale disco di suonare. Inevitabile.

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