A Daniele Luppi piace ispirarsi alle città del nostro paese. Dopo l’album Rome, dove avevano partecipato Danger Mouse, Jack White e Norah Jones, adesso è il turno di MILANO, frutto di una grande collaborazione con il gruppo texano ma di stanza a New York dei Parquet Courts e con Karen O, cantante degli Yeah Yeah Yeahs, che compare in quattro tracce dell’album.

I brani di MILANO sono idealmente ambientati nella città degli anni ’80: «Allora c’erano ancora rimanenze della Milano degli anni ‘50/60 – spiega Luppi – Un modo di vivere, certe regole sociali, uno stile di vita che si scontrava con la “nuova” Milano degli anni ‘80, dei nuovi soldi, del culto dell’apparenza a tutti costi. Un contrasto di generazioni portato all’estremo tra la discrezione e l’understatement della vecchia Milano e un approccio molto più trasgressivo alla moda, alle droghe e al sesso. È questa tensione tra due modi di essere “milanesi” cosi diversi che mi ha ispirato brani diversi tra loro come l’opener Soul and Cigarette, un omaggio alla poetessa Alda Merini e Flush, quasi disco-punk, con Karen O che immagina una nottata di clubbing selvaggio».

Il primo disco che hai amato alla follia?
Video Killed the Radio Star dei Buggles. L’ho praticamente consumato. Ma anche il 33 giri di Burattino Senza Fili di Edoardo Bennato, pieno di canzoni incredibili e ascoltate innumerevoli volte, mentre sbirciavo all’interno dell’album le foto dei personaggi di Pinocchio in studio di registrazione, seduti tra i musicisti. Geniale follia!

L’artista italiano e quello internazionale più sottovalutati?
I Verdena tra gli italiani e tra gli americani Cage The Elephant e Unknown Mortal Orchestra.

Tre band o artisti che avresti voluto vedere ma non sei mai riuscito a farlo?
Ornette Coleman, João Gilberto, Sex Pistols.

La copertina più bella di sempre?
Senza dubbio il “banana record” di Andy Warhol per i Velvet Underground & Nico. Perfetto equilibrio tra arte e commercio, ovvero la massima espressione della Pop Art.

Vinile, CD, streaming o download: come ascolti la musica?
Vinile. Mi costringe a sentire l’intero disco da capo a coda come concepito dall’artista, l’unico “riposo forzato” sopportabile.

La colonna sonora più bella di sempre?
Quasi impossibile rispondere ma Il Clan dei Siciliani di Morricone è una mia favorita di sempre. Il tema principale consiste in due stupende melodie, entrambe basate sulla stessa armonia. Forti e compiute da sole ma incredibilmente efficaci pure sovrapposte, come accade verso la fine del brano.

La canzone perfetta da ascoltare il giorno del proprio compleanno?
Ain’t No Mountain High Enough di Marvin Gaye e Tammi Terrell.

E per fare l’amore?
La voce del partner…

E per sfogare la rabbia?
Qualsiasi cosa dei Dead Kennedys o dei Germs.

 

di Tommaso Toma