Overmono, in due è meglio: «Se uno di noi è bloccato, l’altro trova una nuova via»

Il duo britannico si esibirà (per la prima volta in Italia) all’Ortigia Sound System di Siracusa a fine luglio
Overmono - intervista - Ortigia Sound System - 1
Overmono (fonte: Ortigia Sound System)

Quella degli Overmono è la storia di due fratelli che, a un certo punto, decidono di mollare per sempre i loro progetti solisti. Come duo, Ed e Tom Russell hanno scoperto di funzionare molto meglio dei loro rispettivi moniker, Tessela e Truss.


Non solo: l’unione delle forze ha dato a Overmono una peculiarità rara, quella di surfare su tutte le superfici che la bass music inglese abbia da offrire. Il risultato, nel concreto, è qualcosa di incasellabile, imprevedibile nelle release perché capace di deliri glitch, come nei primissimi EP, ma anche di giganteschi inni da club, come appunto negli ultimi. Nel mezzo c’è un gigantesco amore per la garage e il breakbeat. Retaggi di un’epoca rave che i due fratelli gallesi rievocano sempre molto volentieri nei loro dischi.


A consolidare un sodalizio artistico ormai granitico, c’è anche il fatto che Tom e Ed da un paio d’anni si sono trasferiti in due città diverse con le rispettive famiglie. Questo, a conferma della regola che a volte, tra parenti, più si sta distanti e più ci si avvicina. Forse a Londra vivevano “troppo vicini”, come dicono scherzando dall’altra parte della videochiamata. In ogni caso, ora per forza di cose sono tornati a strettissimo contatto, in un tour che li porterà a suonare anche a fine luglio all’Ortigia Sound System di Siracusa. Sarà il primo live in Italia della loro carriera.

Vi vedo in due diverse finestre della call. Ne deduco che non vivete nello stesso posto.

Ed: No, viviamo a un paio d’ore l’uno dall’altro. Prima vivevamo entrambi a Londra. Ma nel lockdown ci siamo trasferiti altrove.

Tom: Sì, ci abbiamo vissuto per tanto tempo. È stato molto bello, ora però era tempo di cambiare scenario. Adesso stiamo nel sud ovest dell’Inghilterra.

Ed: È iniziato tutto quando ci hanno cacciato dal nostro studio, proprio durante il lockdown. Quella è stata la scintilla che poi ci ha portato a trasferirci altrove. Vivevamo come un’azienda a gestione familiare, a stretto contatto. Dividevamo lo stesso spazio, lo stesso studio.

E ora come vivete la scrittura pezzi a distanza?

Tom: Funziona molto bene. Dopo tutti quegli anni nello stesso studio, trovo sia stimolante avere un nuovo studio personale, un nuovo ambiente di lavoro.

Ed: In ogni caso siamo sempre in giro in tour insieme. Quindi ci troviamo comunque a fare musica nello stesso posto, a scrivere insieme nello stesso spazio. Semplicemente, ora ci mandiamo a vicenda dei progetti e dei file quando siamo distanti.

Quindi gli ultimi EP sono frutto del lavoro in remoto?

Ed: Sono stati fatti un po’ ovunque, in realtà. Ogni pezzo viene iniziato nei nostri studi personali e poi sicuramente viene finito in uno studio con entrambi. Abbiamo esattamente lo stesso setup, gli stessi plugin, la stessa Digital Audio Workstation.

Tom: Le macchine hardware in studio non sono proprio identiche, ma abbiamo fatto in modo di poterci mandare i progetti senza problemi di compatibilità. Abbiamo una cartella Dropbox condivisa: con quella facciamo tutto.

Anche gli Autechre mi hanno parlato dello stesso metodo a distanza. Solo che loro sono dei nerd e si mandano progetti di Max MSP.

Tom: Noi ogni tanto quando vogliamo smanettare lo usiamo. Ma non siamo programmatori, ci piace fare musica e basta. Ci sono pochissime persone brave sia a fare musica che a programmare. Questa cosa di Max rispecchia molto il loro stile.

In fatto di dischi siete stati molto prolifici ultimamente, o sbaglio?

Ed: Praticamente scriviamo tutto il tempo. È come se le nostre riserve non si esaurissero mai. Ci sediamo e nascono nuovi pezzi, cosa molto bella se ci pensi. Molto più che con i nostri progetti solisti, perché in due possiamo sviluppare le idee meglio e più in fretta. Abbiamo quel livello extra di creatività.

Tom: Se uno dei due è fermo, bloccato su un progetto, l’altro sicuramente trova una nuova via, una nuova strada per arrivare al risultato nel modo più efficace. Una strada che l’altro non avrebbe trovato sul momento.

Ed: Questo weekend stavamo viaggiando e Tom mi ha mandato un pezzo molto valido su cui stava lavorando. Io gli ho proposto di rallentarlo di 10 BPM ed è come se, facendolo, l’intera bellezza del suo pezzo si fosse rivelata. Sono piccole differenze, che poi alla fine pesano.

Però ci avete messo un po’ di tempo a rendervi conto che in due lavorate meglio, alla fine Overmono esiste da poco più di sei anni.

Ed: Non saprei. In parte è una cosa che è venuta fuori ragionando sulle cose che stavamo facendo singolarmente. Ci siamo resi conto a un certo punto di voler esplorare molti più angoli di quelli che stava esplorando ognuno per i fatti suoi. Abbiamo sempre fatto musica insieme, ma erano sempre cose sotto Natale, quando eravamo a casa di nostra madre e per forza di cose eravamo nello stesso posto. Un bel giorno ci siamo detti: “Sai cosa? Prendiamoci un po’ di tempo per stare insieme, cazzeggiare, e vediamo cosa ne può uscire”. Il primo EP è nato più o meno così.

È vero che per quel primo Arla I EP avevate affittato un cottage in Galles?

Tom: Sì, poi noi siamo gallesi. Ci è sembrato giusto andare in un posto che ci fosse familiare. Siamo nati a Cardiff, dove abbiamo passato i primi anni. Poi ci siamo spostati in un’altra città, Monmouth, che è proprio sul confine con l’Inghilterra. Anche per il primo EP ci siamo spostati in una zona lì al confine, vicino ai monti Brecon Beacons. All’epoca non avevamo idea di nulla sul progetto, né sull’eventuale nome. Volevamo solo scrivere musica senza aspettative, solo per il piacere personale, per vedere se qualcosa potesse venirne fuori. Si è rivelata un’esperienza molto prolifica, perché abbiamo scritto tipo dodici tracce in quattro giorni.

Quella mentalità ha fatto da traino al progetto, ci ha ispirato nell’essere liberi di sperimentare senza aspettative o pressioni del tipo: “Piacerà mai questo pezzo alla gente?”. Mi piace che la gente si gasi, ma non può essere l’unico elemento che conta. Credo che anche Ed col suo progetto Tessela stesse cercando proprio quel tipo di libertà di sperimentare, di esplorare nuovi lati creativi senza doversi curare di tutta la musica che ha fatto in passato.

I vostri background musicali sono gli stessi?

Ed: Sono molto simili. Man mano che siamo diventati grandi, poi, i nostri gusti si sono allineati sempre di più. Quando eravamo piccoli eravamo un po’ disallineati. Questo succedeva prima che cominciassimo a fare musica. Ora ci prendiamo bene per la stessa musica, ascoltiamo robe davvero simili. Non so se saremo più allineati di così in futuro. Sicuramente io ho ereditato molta della mia educazione artistica da Tom, che è il fratello maggiore. All’inizio il flusso delle informazioni e degli stimoli musicali arrivava da lui. Poi crescendo è diventato uno scambio continuo da parte di entrambi.

Overmono - intervista - Ortigia Sound System - 2 - foto di Rollo Jackson
Gli Overmono: Ed e Tom Russell (foto di Rollo Jackson)
Tornerete mai ai progetti solisti?

Tom: Credo che di quelli ne abbiamo abbastanza. Ora è tutto focalizzato sulla nostra collaborazione. Anche perché era troppo confusionario avere allo stesso tempo il proprio progetto e quello insieme. Preferisco focalizzarmi su una cosa e farla bene.

Ed: In più, non avremmo il tempo materiale per fare tutto.

Tom: È vero! (Ride, ndr)

Ed: Siamo a suonare in giro tre o quattro giorni a settimana. E il resto lo passiamo in studio. Stiamo girando tanto. Nelle ultime tre settimane avremo fatto qualcosa come dodici date in Europa e in America.

Tom: Non ti dico quanti voli cancellati o in ritardo, caos aeroportuale, e belle cose del genere.

Immagino che stiate lavorando a nuova musica anche adesso.

Ed: Praticamente non stiamo facendo altro. Sali su un aereo, hai quei 15 minuti prima di decollare e allora tiri fuori il computer e ti metti a lavorare su nuovi pezzi. Poi lo devi mettere via, ma 10 minuti dopo il decollo puoi ritirarlo fuori e tornare a lavorare.

Tom: Poi ci sono questi nuovi laptop che hanno batterie infinite, che durano secoli. Di recente abbiamo preso questo volo per l’America. Quindi un volo di almeno 8 ore e mezza. La batteria è durata fino a 15 minuti prima dell’atterraggio. È assurdo.

Avete mai suonato dal vivo in Italia?

Tom: No, penso proprio che in Sicilia sarà la prima volta. Non vediamo l’ora.

Ma è un caso di omonimia o siete parenti di Richard Russell, il boss della XL Recordings che normalmente vi pubblica?

Ed: No, non che io sappia. Lui l’abbiamo conosciuto a un festival in Texas, dopo che avevamo inviato un po’ di nostra musica all’A&R dell’etichetta, William Aspden. Volevamo mandare la nostra musica a un po’ di etichette selezionate e XL era in cima alla lista. Per fortuna che è andata bene al primo colpo.

È mai venuto a vedervi suonare uno dei vostri genitori?

Tom: Sì, papà è venuto a vederci per la prima volta la scorsa estate. Era a un festival in Galles, il Green Man. Lui in realtà ha sempre avuto delle difficoltà a riconoscere dei meriti al tipo di musica che facciamo. Ha una formazione classica, quindi tende a non capire ogni tipo di musica ricorsiva, con tante ripetizioni. Ma quando ci ha visto suonare dal vivo è diventato all’istante il nostro fan numero uno. Ti giuro! (Ride, ndr)

Ed: Penso che lui prima di quel giorno credesse che mettiamo dischi davanti a quattro persone in un pub, o cose così. Quando è salito sul main stage, con tutta la produzione, le luci e tutto quanto, deve aver pensato: “Cazzo, ma ‘sta roba è divertente!”. Adesso? Chi lo ferma più.


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