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Ofenbach, fenomeni della dance: «Siamo celebrità, ma con i piedi per terra»

Il duo formato da César e Dorian sta scalando le classifiche della dance mondiale hit dopo hit. Da “Be Mine” a “Hurricane”, ecco il tocco francese della nuova generazione
Ofenbach. Foto ufficio stampa
Ofenbach. Foto ufficio stampa

L’avrete ascoltata dappertutto, fra radio e televisione, o magari in qualche pubblicità: Be Mine è la hit da milioni di stream firmata Ofenbach, che ha catapultato il duo parigino composto da César de Rummel e Dorian Lauduique nelle nostre case nel lontano 2016. Da quel momento la loro carriera è esplosa senza che sbagliassero un colpo, con altri enormi successi nel loro portfolio come Katchi, Wasted Love e Head Shoulders Knees & Toes.

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Il loro ultimo singolo Hurricane, con Ella Henderson, si conferma un’altra perla della dance mondiale. Quella dance che eredita tanto dal tocco francese che conosciamo bene, una scena popolata da artisti multiplatino come David Guetta o Bob Sinclar, dei quali si seguono le orme, ma con la volontà di dare vita a un percorso tutto nuovo.


Gli Ofenbach mantengono comunque il loro approccio classico alla produzione, non nel senso letterale del termine (anche se derivano il loro nome dal compositore Jacques Offenbach), ma perché hanno iniziato come rock band. Per questo riservano un’attenzione particolare agli elementi e all’estetica di altri generi musicali. E forse è proprio questo il loro segreto: il loro è uno stile che piace a tutti, ma sotto sotto c’è molto di più. C’è la gratitudine per il passato, la voglia di premiare in primis il talento, e una cosa che non è scontata per chi diventa una celebrità come loro: tenere gli occhi puntati sugli obiettivi futuri, senza distrazioni.

Come mai da amanti del rock siete diventati dei DJ di musica dance?

Siamo molto aperti mentalmente! Quando abbiamo iniziato eravamo proprio una band rock, ma quando abbiamo finito scuola il nostro batterista, il bassista e il chitarrista della nostra formazione hanno iniziato a fare altre cose e siamo rimasti noi due. Quando si è in due puoi fare solo un genere musicale: l’elettronica. O meglio, quando produci digitalmente la batteria, il basso, le ritmiche, insomma, si è una band di musica elettronica. Ma la nostra composizione, comunque, è sempre di stampo classico, come se fossero canzoni pop o rock.

Quindi, per creare le vostre hit partite comunque dagli strumenti, e poi aggiungete la voce? Come nasce una vostra hit?

La parte bella della musica elettronica è che puoi fare quello che vuoi! Il processo è diverso per ogni traccia. Ad esempio per Be Mine, ci siamo chiusi in una cameretta e abbiamo fatto tutto con un piccolo microfono e una produzione semplice. Nel mentre ci hanno persino bussato alla porta! Ed è stato tutto fatto in casa. Per Katchi invece abbiamo usato una traccia che già esisteva, quella di Nick Waterhouse, e l’abbiamo remixata a modo nostro aggiungendo degli strumenti in una versione più pulita. Invece per Head Shoulders Knees & Toes, i nostri amici tedeschi Quarterhead ci hanno inviato mandato la parte vocale e abbiamo pensato che sarebbe stato bello farne una nuova traccia.

A proposito di Be Mine, invece, qual è stato il momento in cui vi siete resi conto che il vostro singolo era diventato una hit globale?

Quando siamo venuti in Italia e ci siamo resi conto che tutti la ascoltavano, era ovunque! Una cosa impressionante. È stato uno dei primi paesi al di fuori della Francia in cui la canzone è diventata un successo, conquistando il disco d’oro prima in Italia che lì! Ed è la dimostrazione che la musica viaggia molto più velocemente di noi, una grande soddisfazione, perché sai che stai facendo una cosa davvero forte. Anche su Katchi, quando siamo stati in Messico per la prima volta e l’abbiamo suonata durante un festival, tutti la cantavano. Persino sul volo che abbiamo preso per andarci!

Riuscite a gestire un successo così grande? Siete comunque molto giovani…

Non siamo più proprio giovanissimi (ridono, ndr). Presto avremo più anni del club dei 27! A parte tutto, per noi il successo è una cosa che viene dopo, la cosa più importante è fare musica, perché amiamo farlo, e la stessa cosa vale per i concerti in cui ci sono tante persone ad assistere. Non vogliamo che ci siano altri fattori ad inquinare la nostra creatività. I nostri amici ci conoscono da tanto, teniamo i piedi per terra, abbiamo anche delle famiglie che ci aiutano a mantenerci concentrati e non andare in strane direzioni. Abbiamo un buon entourage.

Ofenbach. Foto: press
Ofenbach. Foto: press

Quando penso alla Francia penso anche ad artisti come David Guetta, DJ Snake, Bob Sinclar, di recente Kungs… e molti altri. C’è qualcuno in questo genere che davvero ammirate e al quale vi ispirate?

Più che volerci ispirare per essere come qualcuno di loro, vorremmo rappresentare la nuova generazione, che è diversa dal French touch, anche se ovviamente li ammiriamo tutti! Hanno aperto così tante porte. Ad esempio David Guetta è diventato un DJ quando questa figura era solo un lavoratore nei club, non era una star come lo è oggi. Lui aveva tanta passione e ce l’ha fatta, ha acceso un faro sui DJ ed è stato uno dei pionieri per questa cosa. Lui, Laurent Garnier, Daft Punk, ha iniziato a fiorire una scena elettronica quando non c’era nulla, e tutti pensavano fosse musica per “drogati”, non era cool. Li ammiriamo perché hanno creato qualcosa di molto forte, e oggi ci sono i festival di musica elettronica grazie a loro!

E loro collaborano anche con tanti altri artisti di altri generi, come avete fatto voi per i vostri remix con nomi come Ed Sheeran e Dua Lipa. Vi siete incontrati di persona?

Prima di fare i remix no! Ma a dire la verità abbiamo incontrato Ed Sheeran velocemente lo scorso weekend durante una premiazione. È un tipo veramente a posto, gli è piaciuto il nostro remix! Mentre Dua Lipa no, non l’abbiamo incontrata ma ci piacerebbe moltissimo.

C’è qualcun altro che vorreste coinvolgere per la vostra prossima canzone?

Be’, la lista è lunga, ma siamo aperti a collaborazioni con tanti artisti. Pensiamo a voci come Rita Ora, o un cantante rock tipo Steven Tyler! Pensiamo si possano fare tante cose, forse meglio ancora con cantanti o DJ totalmente sconosciuti ma che siano di talento. Gran parte dei nostri featuring non sono con persone famose ma con artisti bravissimi che ammiriamo molto e con cui volevamo fare della musica che ci piacesse.

Pensate che lavorare con voi possa aiutare questi artisti ancora non molto noti a diventarlo?

Con i Quarterhead è successo! Dopo la nostra canzone insieme hanno ricevuto un sacco di chiamate per collaborare con loro, quindi pensiamo che magari possa aprire le porte a molti.

Parlando di live, vi siete anche esibiti a Lione per la finale di Europa League nel 2018. Com’è stata questa esperienza davanti a un grande pubblico?

Abbiamo dei ricordi bellissimi di quel giorno. Mentre aspettavamo sul campo e lo speaker chiamava i giocatori del Madrid, la gente del Marseille (le squadre che giocavano quel giorno) li fischiava dalle tribune. Centinaia di persone che gridavano “buuu”, in quel momento dovevamo andare noi al centro del campo e la gente stava ancora gridando “buuu”, ma quando abbiamo iniziato a suonare è stato bellissimo, c’erano i ballerini, la gente che ci guardava da casa! Stupendo, quella energia era pazzesca. E così abbiamo capito anche perché ai calciatori piace stare sul campo! È stato come un Super Bowl europeo, con fuochi d’artificio e tutto il resto.

Dopodiché è arrivata la pandemia. Com’è stato per voi non potervi esibire nei club per tanto tempo?

Per noi non è stata una brutta cosa perché siamo riusciti a riposarci. In tre anni non ci siamo mai fermati con la promozione. I DJ non si fermano mai, hanno un ritmo serrato fra festival, club, concerti, non sei come una popstar che ha uno stop ogni due o tre anni e poi fa un nuovo album. Fai tour continuamente, e a noi questo è servito a capire che avevamo bisogno di prenderci una pausa. E abbiamo potuto concentrarci sulla produzione.

E ci sarà anche un altro “tour”, da gennaio…

Eh sì, non ti fermi mai, come dicevamo prima! Non lo chiamerei tour, sono proprio delle date che si estendono durante l’anno, siamo inarrestabili!

Progetti futuri per gli Ofenbach?

Abbiamo degli show in programma ovviamente e poi ci sarà un nuovo singolo in uscita a dicembre. Sarà una traccia club con un bravissimo duo brasiliano e siamo davvero emozionati, anche se per ora ci concentriamo su Hurricane, il nostro ultimo singolo. Vogliamo che la gente balli ancora su questo pezzo!

Che tra l’altro ha anche un video pazzesco. Le vostre clip sembrano dei mini film!

Sì, abbiamo speso dieci milioni di euro per farlo (scherzano, ndr). Sai è stato difficile fare il cast, soprattutto la parte del mostro, ma avevo un paio di idee al riguardo…

Guarda il video di Hurricane degli Ofenbach

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