Jean-Michel Jarre: «Il rave è un luogo di buone vibe, bisogna valutare le circostanze»

In occasione dell’uscita dell’intrigante Live In Notre-Dame, abbiamo incontrato il maestro dell’elettronica francese. Sempre disponibilissimo, il producer ha parlato di tutto, dall’attualità al cinema
Jean-Michel Jarre - intervista - 1 - foto di Anthony Ghnassia
Foto di Anthony Ghnassia

Jean-Michel Jarre è da sempre noto al pubblico italiano non solo come un importante innovatore nell’ambito della musica elettronica, autore di una partitura senza tempo come Oxygène, ma anche come inventore di spettacoli straordinari, citati nella storia della musica, come nel Guinness dei Primati. La pubblicazione su disco e Blu-ray del concerto tenuto da Jarre in una Notre Dame virtuale nella notte di Capodanno tra il 2020 e il 2021 segna l’ennesimo record.

Per la prima volta infatti avremo tra le mani un disco live scaturito da un concerto virtuale, seguito in streaming da 75 milioni di persone in tutto il mondo. Ieri è stata la data di pubblicazione del disco e contemporaneamente quella di presentazione del film del concerto alla Mostra del Cinema di Venezia. Abbiamo avuto il privilegio di poterne parlare con Jean-Michel Jarre in una conversazione ampia ed intensa che troverete sul numero di settembre della rivista. Qui di seguito potete intanto leggerne le prime battute.

Che significato ha avuto per te suonare in una ricostruzione virtuale di Notre Dame durante la notte di Capodanno?

È stata un’esperienza molto forte, una delle più intense della mia vita artistica. Il Capodanno è un momento di svolta, in cui si guarda avanti, al futuro. E quel Capodanno era effettivamente un momento in cui il bisogno di guardare avanti era molto forte. Anche Notre Dame adesso esiste solo in parte, ma tornerà ad esistere un giorno. L’altra parte di cui parla il titolo è dunque non solo il mondo virtuale, ma anche quello possibile.

È un messaggio molto universale, che infatti ha raggiunto un numero strabiliante di persone

Il messaggio è quello della ricostruzione. Il festeggiamento era anche un modo di ringraziare i lavoratori che hanno salvato con generosità la cattedrale dalle fiamme, grazie ai quali possiamo adesso pensare di ricostruire non solo il monumento, ma anche i valori che esso simboleggia. Notre Dame è un simbolo non solo della cultura cattolica, ma dei valori universali che fondano la civiltà umana: la condivisione, la interconnessione fra i popoli.

Il 10 settembre è stata contemporaneamente la data di pubblicazione del disco e quella della presentazione del film del concerto alla Mostra del Cinema di Venezia.

Una coincidenza, un felice allineamento di pianeti. La tecnologia VR ha assunto sempre più importanza, se vuoi anche per effetto della pandemia, e la direzione artistica della Mostra ha riservato un settore specifico a questo tipo di produzioni, in cui il film del concerto ha trovato la sua collocazione naturale.

Jean-Michel Jarre - intervista - 2
Il disco è concepito come un flusso continuo, una sorta di DJ set in cui la musica diventa rito liberatorio. Vorrei chiederti a questo proposito il tuo parere su una questione molto dibattuta in Italia in questo periodo: il Teknival e in genere il Free Party, che tra l’altro è una definizione che si è cominciata ad usare proprio in Francia.

Ci sono più elementi da considerare. Da un lato il pericolo di un assembramento non controllato è di gran lunga maggiore del solito in presenza di pandemia. Dall’altro però questi eventi nascono anche come reazione alla frustrazione di sentirsi intrappolati e di non potere appagare la propria voglia di esprimersi in un contesto collettivo.

Credo che il giudizio su un rave party che accade in circostanze particolari come quelle che stiamo vivendo debba essere tenuto distinto da quello sul rave party come fenomeno in sé. Il rave è comunque un luogo di buone vibrazioni legate alla musica elettronica e la stessa atmosfera dei miei concerti non è lontana da quel tipo di situazioni.

Ho sempre amato suonare in contesti ampi, aperti, in cui potesse essere celebrato un momento di libertà, però ritengo giusto valutare il raggio d’azione di questa libertà, commisurandolo alle esigenze del benessere e della sicurezza comuni.

A proposito di elettronica e performance live, non credi che act come quello dei Daft Punk siano stati molto influenzati dal tuo modo di concepire lo show di musica elettronica?

Li ho amati tantissimo ed è curioso che abbiano deciso di uccidere simbolicamente i loro personaggi, mascherati da un elmetto, proprio quando tutto il mondo si stava mascherando per necessità. Trovo in ogni caso che il loro progetto dall’inizio alla fine sia stato una narrazione assolutamente coerente e funzionale e che abbiano dato moltissimo alla storia della musica pop.

Li accetteresti nella master class alla quale si accede acquistando Welcome to the Other Side?

Certamente sì. E sarei anche felice di collaborare con loro o con uno di loro in un prossimo futuro, se si verificherà l’occasione.

Ascolta Welcome to the Other Side di Jean-Michel Jarre in streaming

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