Giorgia Angiuli: «Amo il suono dark ma anche stupire con i giocattoli»

Giorgia Angiuli presenta il suo EP Trust The Hours e ci racconta la sua quarantena: tra il progetto benefico United e lo studio della fisica quantistica
Giorgia Angiuli, ha pubblicato il nuovo Ep Trust The Hours
Giorgia Angiuli, ha pubblicato il nuovo Ep Trust The Hours

Una producer polistrumentista dalla formazione classica, apprezzata nei club e nei festival di musica elettronica di tutto il mondo, che ama spesso arricchire le sue performance anche con oggetti inusuali come i giocattoli. Anche cantante, in fondo, e ora studiosa di fisica quantistica (conoscendola non apprezzerebbe quest’ultime due definizioni). Come Giorgia Angiuli non ce ne sono tante in giro. Curiosa, amante delle sfumature della vita, mai egoriferita.

Giorgia ha appena pubblicato Trust The Hours, un EP composto da tre tracce che rispecchiano perfettamente il periodo vissuto dalla producer. Un periodo che Giorgia ha avuto la fortuna di vivere intensamente e proficuamente. La sentiamo al telefono appena arrivata a Monopoli, la sua città d’origine che non vede dall’inizio della quarantena trascorsa a Firenze, dove si è trasferita. È stanca per le ore di viaggio in treno e si scusa se dovesse dire qualcosa di inesatto o confuso. Non succede. Giorgia riesce a trasmettere la necessaria dose di fiducia e entusiasmo anche al termine di un periodo che – almeno psicologicamente – ha messo tutti alla prova.

Cosa vuoi raccontarci con il titolo del tuo EP?

Che bisogna “fidarsi delle ore” ovvero “fidarsi della vita”. È un messaggio di speranza in questa situazione così assurda. Dopo 70 giorni di lockdown pesante, un pomeriggio sono uscita a fare la mia prima passeggiata sull’Arno. Mi sono trovata davanti un tramonto pazzesco e mi sono resa conto che di solito è una situazione che diamo per scontata. Invece in quel momento mi sono commossa. Così sono tornata a casa, ho scritto un giro di chitarra e l’ho poi trasformato in un brano elettronico. È nato il primo brano, Trust The Hours, appunto.

Che cosa ha rappresentato per te la quarantena?

Quando mi sono fermata mi sono resa conto veramente di quanto fossi stanca. Confrontandomi anche con i colleghi abbiamo realizzato che una vita sempre in viaggio è veramente faticosa. Bellissima, per carità, ma anche con molti lati negativi ovviamente. Ho pensato subito a due cose: la prima è che volevo mettermi a leggere e a studiare perché finalmente avevo tempo di farlo. La seconda è che volevo tornare ad avere fiducia nella vita con un progetto condiviso.

Hai coinvolto qualcuno quindi?

Altroché! Ho dato vita al progetto United, come la nuova label che ho creato e che ha pubblicato questo brano. Sono partita da alcuni accordi di pianoforte e ho chiesto a producer di tutto il mondo di aggiungere i loro suoni. Eravamo tantissimi alla fine. Tutti i producer e DJ hanno condiviso le stories su Instagram e il progetto è andato davvero bene. Tutto il ricavato è andato alla Croce Rossa. La sensazione principale che ho avuto è stata quella di vedere quanta forza può emergere se si mette da parte l’ego e ci si unisce per un progetto comune. Sembrerà una considerazione banale ma lo penso davvero: l’unione fa la forza. E questo progetto me ne ha data tantissima.

Oltre al progetto United che cosa hai fatto e che cosa hai studiato?

Avevo tanta voglia di comporre, soprattutto con il pianoforte, perché nei mesi precedenti ero sempre nei club. Ho letto tanti libri di fisica quantistica, sai, e ho guardato molti tutorial sull’argomento. Magari proprio sul rapporto tra frequenze e musica.

Non è così scontato leggere fisica quantistica nel tempo libero…

Eh lo so. Negli ultimi anni ho letto soprattutto libri di filosofie orientali. Ultimamente invece mi sono appassionata alla fisica quantistica. Non ne so ancora abbastanza ma mi sto appassionando. Mi intriga da sempre la sinestesia (l’associazione tra due parole pertinenti a due diverse sfere sensoriali, ndr), in particolare il rapporto tra suono e colori. Come una secchiona mi sono messa a studiare perché sapevo che non mi sarebbe mai più capitato.

La seconda traccia del tuo EP si intitola Who Are You: si riferisce a una scoperta personale avvenuta magari proprio durante il lockdown?

Non proprio, è più sulle persone che incontri per caso e che magari senti di conoscere da sempre. Rifletto anche sui rapporti virtuali, che non ho mai amato più di tanto, ma che in questo periodo ci hanno permesso di socializzare.

Be My Rain invece?

Ho dato più valore al testo musicale, forse è un brano più romantico del solito. Grazie al progetto United di cui parlavo prima sono entrata in contatto con tanti producer, tra questi anche Nors Kode che ha collaborato al brano. Lo spunto iniziale è stata la registrazione di un giocattolo per bambini, hai presente quello dove devi cercare di pescare un pesciolino con la canna?

Ascolta Trust The Hours di Giorgia Angiuli

Certo. Quindi userai ancora i giocattoli nei tuoi set?

Sì, forse perché non voglio crescere. Spesso mi hanno sgridata: magari in questo ambiente così dark non è visto di buon occhio il voler continuare a giocare. Io invece sono fatta così: mi piace il sound scuro ma anche trovare dei segnali di speranza e di luce.

Se domani ti dicessero che puoi andare a un festival dove andresti?

Mi hanno cercata per alcune date in agosto. Siamo tutti confusi e non sappiamo bene come ci si debba comportare. Adesso ho talmente tanta voglia di ricominciare a fare live in giro che ho deciso di accettare un paio di appuntamenti che mi sembrano sicuri. Sicuramente andrò a Sistiana, in provincia di Trieste, il 1 agosto, per SunTech al Castigo Beach Club, poi vicino a Girona, al Mas Sorrer per DELIRIUM SUNDAYS, il 9 agosto, in un cinema all’aperto dove la gente rimarrà seduta, poi capiamo.

Puoi leggere l’intera intervista a Giorgia Angiuli sul prossimo numero di Billboard Clubbing.

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