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Da New York al mondo: la house cosmopolita dei Sofi Tukker

Per essere un duo elettronico con solamente un EP e alcuni singoli all’attivo, la parabola ascendente del successo dei Sofi Tukker sembra incontenibile

Per essere un duo elettronico con solamente un EP e alcuni singoli all’attivo, la parabola ascendente del successo dei Sofi Tukker sembra incontenibile. Aggiungeteci il fatto che il loro progetto musicale è nato come una sorta di piano B – Tukker (Tucker Halpern) era a un passo dal basket a livello professionale e Sofi (Sophie Hawley-Weld) voleva andare a insegnare yoga in Brasile – e il quadro è completo.

Il 2017 è il loro anno d’oro. Con una nomination ai Grammy Awards e la loro Best Friend utilizzata da Apple nello spot del nuovo iPhone X, i Sofi Tukker si preparano al confronto con il grande pubblico.



«Ma io continuo a essere lo stesso – racconta Tukker ai giornalisti italiani – Lo spot andrà in televisione in tutto il mondo il 27 ottobre e allora la canzone sarà davvero dappertutto. Non credo che noi faremo nulla diversamente, speriamo solo che i nostri spettacoli diventino più grandi!».

Tifoso dei Boston Celtics, Tukker è un ragazzone americano a cui è successo di diventare famoso. Iniziò a 12 anni ad allenarsi seriamente per diventare un giocatore di basket professionista e – dice – è arrivato vicino all’entrata in NBA. Poi una brutta mononucleosi lo costrinse a lasciare la scuola per un anno. Approfittò allora dei lunghi giorni passati a letto per produrre musica al computer, con l’obiettivo di farne una carriera al posto del basket. Tuttavia la disciplina mutuata dall’attività sportiva lascerà un segno sul suo approccio alla musica.

«Ero così abituato a lavorare sodo – spiega – ed era così faticoso essere un atleta di alto livello che al confronto potrei stare chiuso in studio di registrazione per 40 ore di fila. E sarebbe più facile rispetto a un allenamento di 7 ore! Ho dovuto un po’ abituare Sofi all’inizio. È una cosa tipica degli sportivi l’essere consapevoli che ci si può sempre spingere oltre. Adesso anche a lei piace lavorare sodo. È un grosso pregio che abbiamo. Senza dubbio è una cosa che per me proviene dal basket».

Quella dei Sofi Tukker è una musica che parla inglese, portoghese, persino giapponese: un gusto cosmopolita dovuto soprattutto all’esperienza internazionale di Sofi. Con due genitori insegnanti nelle scuole internazionali, è nata in Germania e ha frequentato il liceo in Italia (a Duino), vivendo per alcuni periodi in Canada e in Brasile. Tukker è diventato “cittadino del mondo” più tardi, quando il duo ha iniziato a viaggiare parecchio per i tour. Della nuova vita ama in particolare il contatto con persone provenienti da paesi e culture diversi.

All’Italia si sentono particolarmente legati: è stato il primo paese straniero in cui si sono esibiti come Sofi Tukker grazie al successo del singolo Drinkee. La festa di Radio Deejay al Palalottomatica di Roma del 25 febbraio 2016 era uno dei primissimi live per loro, e si trovarono di fronte a un pubblico di migliaia di persone insieme ai grandi della musica italiana.

«Emergere nel mondo della musica elettronica è più facile se fai qualcosa di diverso e di autentico – dice Tukker – Noi abbiamo avuto successo con uno strano pezzo house (Drinkee, ndr) cantato in portoghese e basato su un riff di chitarra: con cosa lo confronti? Non dovevo competere con tutti i grandi producer che già fanno musica dance, perché era differente».

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