Cosmo: «Il concerto di Milano sarà una grande festa tra amici»

Abbiamo raggiunto il protagonista di Milano Ultimo Amore per parlare di festival in Italia e in Europa e di come quella nel capoluogo lombardo del 24 settembre sarà una serata tra migliaia di amici
Cosmo, foto di Michele Piazza

È tutto pronto per L’ultima festa di Cosmo a Milano. Gli ospiti ci sono, il set funziona alla perfezione e Cosmo è carico, forgiato dal sacro fuoco del tour estivo, quello «in cui si è divertito di più in assoluto». Dai tre giorni di Bologna in poi, infatti, Cosmo ha davvero spostato il limite più in là, e dopo la data di Milano è pronto a decollare verso gli Stati Uniti. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare cosa sarà Milano Ultimo Amore. Non troppo, il giusto per scaldarvi a dovere per sabato e farvi venire voglia di acquistare un biglietto se ancora non lo avete fatto.


Prima di tutto volevo chiederti com’è stato tornare a suonare quest’anno dopo il periodo di stop che abbiamo vissuto. Sei stato uno degli artisti che più si sono battuti per la ripresa della musica dal vivo.

Io in realtà ero fermo già da prima, da fine 2019, mi sono perso un anno in più. Volevo prendermi una pausa e alla fine sono stati tre anni. Tornare è stato fighissimo. La prima fiammata l’abbiamo data all’Alcatraz a novembre 2021 e lì è stato come grattare via la ruggine. È stato bello e strano allo stesso tempo. Da questa primavera poi non ti dico, è stata davvero una figata. È stato probabilmente il tour in cui mi sono divertito di più. Le date a Bologna sono state incredibili, così come il tour estivo. Non ho mai goduto così tanto per un tour estivo. Tutto ha funzionato come doveva funzionare, il team, il set, il pubblico.


A proposito del pubblico, dopo la pandemia una cosa che ho notato è che le persone si dividono in due categorie. Da una parte quelli che hanno ancora più voglia di divertirsi rispetto a prima perché hanno sentito il peso della mancanza di qualcosa che pre-Covid ci sembrava scontato, e dall’altra quelli che invece si sono un po’ “seduti”. Come hai trovato il pubblico questa estate?

Il mio punto di vista su questa cosa è molto parziale perché per fortuna le persone che avevo davanti erano quelle appartenenti alla prima metà (ride, ndr). In generale il pubblico ha reagito molto bene ai live, c’era davvero una bella atmosfera. Credo che comunque sia merito anche dello show che portiamo in giro, che credo sia il più efficace di quelli che ho fatto fino ad ora, nonostante i miei 40 anni. Però devo dire che questo show è frutto della mia esperienza, ora magari ho delle astuzie che prima non avevo. Ti dirò che secondo me ci può anche stare che ci sia una parte della popolazione a cui non freghi niente, a suo modo è anche questa un’illuminazione su chi si è e cosa si vuole. Magari ci sono persone che si sono rese conto che prima della pandemia si buttavano nella vita sociale in maniera forzata per sfuggire a un’angoscia. Poi magari per forza di cose stai solo per un tot di tempo e hai trovato la tua tranquillità, quindi questa è una cosa positiva. Per quello che ho visto intorno a me c’è una bella capacità di godersela.

Hai percepito una bella energia, quindi.

Esatto. Poi sai, l’energia che ti circonda è quella che crei anche tu. Io ce la metto sempre tutta perché sia più bello e intenso possibile. Ma non solo nel concerto in sé, anche se si tratta di organizzare qualcosa dopo, qualche situazione, qualche after… Se faccio un concerto cerco sempre la possibilità di fare altro per dare ancora qualcosa e rendere più intensa l’esperienza. Se semini queste cose sei per forza circondato da energie buone.

Ecco, volevo appunto chiederti dove sarà l’after sabato.

Ci ho provato ma purtroppo non ho trovato nessun tipo di soluzione adatta. Magari c’era il luogo giusto con l’orario sbagliato o viceversa. Sarebbe stata una figata andare avanti fino alle 6 però vabbè dai, sono comunque tante ore di live! Poi il giorno dopo bisogna andare a votare, quindi meglio andare a dormire presto.

Ottima motivazione. Senti, a Bologna hai fatto tre giorni intensissimi di live e hai messo su un vero e proprio festival con tantissimi ospiti sulla scia dei modelli europei. A questo proposito, secondo te cosa manca all’Italia per raggiungere l’Europa in fatto di festival? Ci sono chiaramente degli ottimi esempi di festival importanti, ma siamo ancora abbastanza lontani dalla concezione di festival che c’è oltreconfine.

Devo dire che recentemente sono stato al Decibel a Firenze e ho trovato una buona organizzazione, oltre a 30mila persone e una line up di richiamo. Nella stessa sera c’erano Paul Kalkbrenner, Peggy Gou e Nina Kraviz. Oltre a me, ovviamente. Le realtà buone ci sono, quello che secondo me nel tempo paga è creare un piccolo festival con un’attitudine buona e farlo crescere. Ecco, forse in Italia manca un po’ la costanza di portare avanti un progetto per più anni con una direzione artistica che sappia cogliere e creare una certa atmosfera. Peraltro l’esperimento di Bologna mi ha fatto molto riflettere sulle mie velleità da direttore artistico, mi prende bene organizzare line up.

Per tornare a cosa manca all’Italia, credo che ci sia un intreccio di più cose che non funzionano, anche perché le radici della cultura musicale italiana sono un po’ più fragili rispetto ad altri paesi. Prendo come esempio i paesi nordici, in cui il legame con la musica è molto più forte e riconosciuto. Mi viene in mente Amsterdam che ha puntato tutto sulla musica elettronica e fa una serie di eventi e festival veramente fighi. C’è molta più sperimentazione. Da noi manca un po’ il retroterra culturale, ma questo vuol dire che c’è tanto lavoro da fare e ogni contributo può cambiare questa cosa.

Forse all’estero c’è anche un approccio diverso al festival rispetto all’Italia: le persone che ci vanno lo fanno con più curiosità e con l’intento di scoprire musica nuova oltre che per sentire i propri artisti preferiti.

E questo dovrebbe essere l’obiettivo di un festival, però devi anche guadagnarti la fiducia del pubblico. I festival italiani hanno un grandissimo problema per quanto riguarda l’organizzazione, ci sono code infinite ovunque e questa cosa inconsciamente ti porta a pensare “è stato figo, però…”, e quindi non ti godi l’esperienza come dovresti.

E invece la tua velleità da direttore artistico? Ci sarà forse un festival con la direzione artistica di Cosmo dopo Bologna e Milano?

Mah, magari potrei aprire un club a Ivrea, chi lo sa. Nel 2017/18 quando facevamo le prime feste di Ivreatronic metà della gente che veniva era di fuori Ivrea perché girava la voce che erano delle gran belle feste.

Gran belle feste come quella che ci sarà sabato al Fabrique a Milano. Dobbiamo aspettarci delle chicche?

Metterò delle autoreggenti. No, dai, scherzo. Sabato sarò lì a ballare già dall’apertura, alle 20. Ecco, è molto importante arrivare sin dall’inizio, se si arriva tardi si perde tutto il mood. È tutto costruito in maniera tale da farci un bel massaggio musicale dall’inizio, quindi va vissuto tutto. Dalle 20 saremo tutti lì, come se fosse una grande festa tra amici. È una roba molto più umana che ti mette subito nel mood della serata. Quello che ho imparato negli anni è che le feste più informali sono quelle che mettono più a loro agio le persone e questo è quello che voglio ricreare. A Bologna ci sono riuscito ed è stata una figata, quindi non vedo l’ora di rifarlo.

Intervista di Greta Valicenti


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