Andrew Butler: «Per gli Hercules & Love Affair è tempo di introspezione»

Il leader della band sembra andare controcorrente rispetto all’euforia generale. Con il notevole nuovo album, “In Amber”, si scivola sorprendentemente nella musica più dark degli anni ’80
img Hercules and Love Affair
Andrew Butler degli Hercules & Love Affair (fonte: ufficio stampa)

Il deus ex machina di questo dance project è Andrew Butler. Lo scoprimmo tutti nel 2008 con la magnifica hit Blind, un omaggio alla dance newyorkese con la voce sublime di Antony Hegarty. Di tempo ne è passato, nel frattempo Antony è diventato ANOHNI e Butler ha inciso diversi album spesso altalenanti nella qualità.


Ma il nuovo disco degli Hercules & Love Affair, In Amber (Skint Records) segna una profonda maturità compositiva di Butler e un sorprendente cambio di direzione verso suoni più introspettivi e nati – come il singolo One – per dare voce ai giovani spiriti trans, queer e femminili.


Nel nuovo album, tante intriganti influenze anni ’80 (This Mortal Coil, Chris & Cosey), il graditissimo ritorno di ANOHNI alla voce e un guest d’eccezione, lo storico batterista dei Siouxsie and the Banshees, Budgie. Abbiamo contattato Andrew per una rapida conversazione.

Questo album è più da ascoltare che da ballare. Una scelta forte, ora che le persone vogliono tornare in pista dopo i momenti più bui del periodo della pandemia…

Penso che le esperienze emotive al di fuori della pista da ballo siano diventate più importanti per me nel corso degli anni. Ho approfondito una dimensione musicale più connessa con certi sentimenti profondi come la solitudine e l’auto-riflessione. Dovevano essere elaborati senza impacchettarli in una sfera adeguata solo per il dancefloor.

Puoi parlarmi della notevole Killing His Family? Com’è nata questa canzone con la voce di ANOHNI?

Ho creato ritmi particolari intermittenti. Sembrano quasi dei rantoli ma c’è quel ritornello melodico… ed è proprio lì che ANOHNI ha portato il suo tocco magico inserendo anche un testo che riteneva appropriato.

Mentre Eyes of the Father, anche se ha quel sapore mediorientale, mi ricorda alcuni lavori di This Mortal Coil… che ne pensi?

È sicuramente ispirato ai gruppi del periodo dei This Mortal Coil. In quel momento degli anni ’80 ci sono stati artisti che hanno saputo incorporare vecchie scale modali e antiche forme di musica, proprio come facevano certe band psichedeliche di fine anni ’70. Sono stato molto fortunato ad avere in studio Reinhard Van Bergen. Il suo modo di suonare gli archi fa capire il suo immenso talento. Van Bergen ha lavorato con me su tutti gli arrangiamenti d’archi di In Amber.

Sono affascinato dai tuoi riferimenti: Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, This Mortal Coil e Dead Can Dance… C’è attrazione per il post punk. Credi che quel periodo 1978/82 sia ancora così potente da influenzare anche la club culture di oggi?

Penso più al suono degli outsider dell’elettronica di quel periodo, come quelli della scena EBM, noise e nella musica sperimentale. Considero fonte di ispirazione dei pionieri come Chris & Cosey, che stanno ancora realizzando pezzi eccezionali e hanno alle spalle un lavoro glorioso e stimolante.

Com’è stato lavorare con Budgie?

Un sogno. Il suo modo di suonare caratteristico, la sua personalità e il modo di lavorare con la musica hanno avuto un grande impatto su In Amber. Sarò sempre un suo fan e un caro amico.

Sai qualcosa su una possibile reunion dei Siouxsie and the Banshees?

Ah, chiedilo alle stelle, non sono bravo in queste predizioni.

Ok, ti faccio qualche domanda a bruciapelo sulla musica in generale. Il primo disco che hai amato alla follia?

Situation degli Yazoo e Sweet Dreams degli Eurythmics. Entrambe le ascoltai in America da ragazzo.

L’artista internazionale più sottovalutato?

Ultramarine.

Tre band o artisti che avresti voluto vedere ma non sei mai riuscito a farlo?

Dead Can Dance, Prefab Sprout, Cabaret Voltaire.

La copertina più bella di sempre?

From the Hilltop, Section 23.

Ascolta In Amber degli Hercules & Love Affair


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