CKay: «Con “Love Nwantiti” il sound africano è arrivato al mondo intero». L’intervista

Con la sua hit, virale grazie a TikTok, l’artista nigeriano ha dimostrato di saper parlare più lingue, anche musicali. E di aver messo l’afrobeat al centro di una rivoluzione globale
CKay, foto ufficio stampa
CKay, foto ufficio stampa

Love Nwantiti in italiano significa “piccolo amore”, che tanto piccolo non è, visto che la hit di Chukwuka Ekweani alias CKay è amata davvero da tutto il mondo. Con centinaia di milioni di stream, il brano ha toccato la n.1 della Global Spotify Viral e la Top 20 della Global Spotify. Nel raggiungere questi risultati il potere di TikTok è innegabile, tanto che la parola “virale” viene spesso pronunciata quando si parla di questa canzone, di stampo afrobeat, scritta e composta dal talentuoso artista nigeriano.

Giovane autore, producer e performer, CKay è un artista poliedrico che sa come conservare le proprie radici e al tempo stesso dare un carattere futuristico al sound che propone. In esso rivivono infatti i suoni dell’Africa, ma anche i suoi ascolti di adolescente e la voglia di portare la sua musica a un livello successivo, quello globale, per parlare tutte le lingue del mondo.

L’obiettivo è stato in parte raggiunto con i tanti remix realizzati di Love Nwantiti, che – sulla scia del primo firmato da DJ Yo! & Ax’El – portano i contributi di El Grande Toto dal Marocco, e poi dal Nord Africa, in Franglish e dagli Stati Uniti con la De La Ghetto. Insomma, per convincervi che siamo davanti a un grande talento oltre che a una star delle hit su TikTok, vi lasciamo alla nostra chiacchierata con CKay, che ben presto ci regalerà un nuovo, sorprendente album da ascoltare.

Sono molto curiosa di sapere quali sono stati i tuoi inizi nella musica e le tue influenze, intanto.

Ho iniziato durante l’infanzia, sono sempre stato interessato alla musica in qualche modo. Sono l’ultimo di una famiglia di cinque figli, mio padre faceva il medico, ma era anche frequentatore della chiesa anglicana. Sapeva suonare l’organo molto bene. Mia madre gli disse che avrebbe dovuto insegnare a suonare a tutti noi, e io ero quello più interessato alle lezioni di piano! Così ho continuato anche dopo che mio padre smise di insegnare. Tutto il mio lato creativo si è sviluppato da lì: amo suonare, ma anche creare effettivamente musica.

Il mio amore per il canto invece proviene dai miei ascolti! All’epoca mi piacevano un sacco i Westlife, i Backstreet Boys, volevo essere una star del pop! Ma non era sembrata una reale possibilità, i miei non avrebbero approvato (ride, ndr). Con il passare del tempo ho acquisito più fiducia nelle mie skill, ed è così che sono diventato CKay. È stato un viaggio pazzesco.

Volevo anche chiederti quanto sono importanti le tue origini, visto che vieni dalla Nigeria, nel tuo sound, ad esempio.

Le mie origini hanno un ruolo davvero importante. Io faccio afrobeat, e l’afrobeat è ciò che riguarda la cultura afro. La versione rifinita dell’afrobeat che gli artisti fanno oggi in realtà è diversa dalla musica africana, la vera musica da cui proviene è il folk dei tempi antichi. Tutti i ritmi provengono da quell’era. Ciò che stiamo facendo in questa generazione è prendere quello come base mettendoci sopra del nostro. I beat sono molto africani, nigeriani, mentre le melodie sono personali. È un mix tra la mia percezione del suono e la cultura in cui sono cresciuto.

Ad esempio, anche nel titolo della canzone Love Nwantiti c’è la mia lingua, che è quella di una tribù nella parte sud-est della Nigeria. E uso parole che sono sia originarie sia mescolate con una versione “localizzata” dell’inglese, molto popolare. L’intera canzone è sulla mia cultura, dal modo in cui suono la chitarra al basso, molto africano.

Pensi che l’afrobeat potrebbe rappresentare uno dei generi in crescita nel mondo, affermandosi sempre di più, come ha fatto il pop, ad esempio?

Assolutamente sì! Il modo in cui vedo io l’afrobeat adesso è un po’ come è successo con la dancehall nei primi 2000, con artisti come Sean Paul, Mavado… Insieme al reggae era praticamente un genere mainstream, non era più giamaicano. Era una vibrazione che tutto il mondo sentiva, e penso che l’afrobeat sia già a quel livello. Nei video vedi persone che commentano e che sentono l’energia della musica nonostante non conoscano le parole.

Cosa hai pensato quando la tua canzone è diventata virale e hai realizzato che saresti diventato famoso in tutto il mondo?

Be’, la cosa divertente intanto è che la canzone è esplosa l’anno scorso, nel 2020, in Nigeria e in Africa, dove è diventata una hit. Perciò già mi conoscevano parecchio, ma durante l’anno non ho potuto fare nessun live a causa del Covid, quindi ho dovuto riprendere quest’anno. Ho pensato anche che la canzone fosse ormai passata, ma è tornata in qualche modo grazie a un DJ delle Mauritius, DJ Yo!. Lui ha preso la versione acustica, l’ha remixata ed è diventata virale. Assurdo, vero?

Quale pensi che sia il potenziale di TikTok in questo contesto?

Sai, io non credo che si debba parlare solo di TikTok. So che si parla spesso di “canzoni per TikTok”, ma questa piattaforma è un nuovo Internet. Mostra contenuti e le possibilità con questi contenuti sono infinite. Così, se una canzone è su TikTok e il mondo lo sa, andrà sicuramente virale! Penso che abbia trasformato Internet in un format non noioso, in cui i video sono corti, vanno subito al punto e puoi davvero starci le ore a scrollare e interagire senza annoiarti. Faccio i miei più sentiti complimenti a chi l’ha inventato, è un genio!

Su cosa hai basato la scelta delle persone che hanno realizzato i vari remix di Love Nwantiti?

In realtà è successo tutto stravolgendo il piano iniziale! Doveva esserci solo un remix in spagnolo, ma in tanti ci hanno contattato per fare altri remix (e ancora oggi lo fanno), così abbiamo pensato fosse diritto di tutti metterci su le proprie vibrazioni. L’abbiamo presa come un’opportunità per condividere questo suono con il mondo intero. Le diverse lingue presenti nei vari remix in un certo senso “spiegano” meglio il sound alle persone che parlano quelle lingue. È un potere incredibile che la canzone ha e abbiamo consentito a tutti di reagire con una loro proposta.

Domanda particolare: hai conoscenza del rock nigeriano anni ’70? Perché ha un intreccio funk rock che suona talmente attuale che un’etichetta UK (la Soundway Records) ha riscosso un enorme successo con le compilation di artisti di quella epoca…

In realtà non ne avevo idea (ride, ndr)! È la prima volta che ne sento parlare e ora andrò assolutamente a vedere di cosa si tratta!

CKay, foto ufficio stampa

Apprezzi anche generi africani diffusi in Sud Africa, come l’amapiano e gqom?

Sì, certo! Il Sud Africa è come la mia seconda casa, anche in senso spirituale. Ogni volta che ne sento i ritmi c’è un’energia diversa, mi sento connesso ad essa. E ogni artista ne porta con sé una, quindi quando si mescolano succede qualcosa di bello! Anche il mio approccio su questo tipo di suoni mi piace, tant’è che ho anche un paio di pezzi e di collaborazioni con artisti sudafricani su quei generi. L’amapiano lo adoro, lo balliamo in Nigeria, in Ghana, in Kenya, ovunque.

Quindi il tuo prossimo progetto potrebbe essere anche di questi generi?

Sì, ma mi piacciono le sorprese, non voglio dirti troppo! L’album è veramente una bomba e ci sto lavorando da un po’ ormai, non vedo l’ora di condividerlo col mondo. E arriverà presto.

Prima hai citato le collaborazioni, ce n’è qualcuna nel cassetto?

Be’… Ogni volta che me lo chiedono diventa sempre più difficile rispondere! Non lo so, in questi giorni sono molto dentro la mia testa, ma se proprio dovessi dirti dei nomi sarebbero Drake! E poi Hayley Williams, la leader dei Paramore, che pur essendo un’artista rock sono davvero curioso di sapere come suoneremmo insieme su un pezzo. E poi sono suo fan da quando ho tipo 13 anni! Un’altra artista, sperando che non abbia smesso per sempre, è Rihanna. In caso dovesse fare altra musica in futuro, io ci starei su una canzone con lei! E poi con Frank Ocean, sono anche suo fan.

E sul tuo prossimo disco invece puoi svelarmi il nome di qualcuno?

Non dico nulla perché può ancora succedere di tutto. Magari tra una settimana ci sarà Drake sul disco di CKay, chi può dirlo! Sono davvero molto aperto a ogni tipo di sorpresa.

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