Da Paul Weller a Jorja Smith: 5 album usciti ieri da non perdere

Molto rock ma anche una buona quota di pop alternativo. Ecco una nostra selezione di cinque album fondamentali usciti venerdì 14 maggio
Paul Weller - Fat Pop - album - foto di Sandra Vijandi
Paul Weller (foto di Sandra Vijandi)

Molto rock ma anche una buona quota di pop alternativo. Ecco una nostra selezione di cinque album fondamentali usciti oggi, venerdì 14 maggio, a livello internazionale.

Paul Weller: sempre in formissima

Entrato oramai nella sua settima decade, il coriaceo e sempre elegantissimo Paul Weller ci propone un suo nuovo lavoro in studio (curiosamente i suoi fan si attenderebbero anche e prima che sia troppo tardi, una sua autobiografia ufficiale) che segna invece la sua quarta decade come autore iniziata ai tempi dei The Jam nel 1977 con il singolo The Modern World. L’album si intitola Fat Pop (Volume 1) ed esce per la sua storica etichetta, la Polydor.

Come sempre Weller si fa accompagnare dal fedele chitarrista Steve Cradock, Ben Gordelier al basso e il batterista Andy Crofts. Vuole sempre stupire l’ascoltatore: lo aveva già fatto avventurandosi di recente nel krautrock o in un certo soul cosmico e orchestrale. E ci riesce anche in questo frangente.

Fat Pop, la title track, è un funk con quel giro di melodica che sembra uscire dal primo album dei Gorillaz. Mentre Shades Of Blue (dove duetta con la figlia Leah, che ha anche co-scritto il brano) è deliziosamente british, rientrando nella tradizione dei grandi come The Kinks. Glad Times si appoggia su un tappeto di archi celestiali e su una melodia sufficientemente soul. Gli altri ospiti sono Lia Metcalfe, la giovane cantante dei The Mysterines, la cui voce magnetica spicca in True, il cantautore e chitarrista Andy Fairweather Low in Testify. La voce di Hannah Peel è presente in Cobweb Connections e Still Glides the Stream.

A causa del protrarsi su scala mondiale di problematiche e limitazioni connesse alla diffusione del virus Covid-19, il tour di Paul Weller è rinviato al prossimo anno nel mese di settembre. Di seguito il calendario delle date di recupero dei concerti.

Domenica 11 Settembre 2022 – Roma, Rock in Roma, Auditorium Parco della Musica / Sala Santa Cecilia. 12 – Firenze, Tuscany Hall. 13 – Bologna, Estragon. 15 – Milano, Alcatraz. 16 – Brescia, Gran Teatro Morato. E infine il 17 Settembre 2022 – Pordenone Blues Festival, Palasport Forum. Tommaso Toma

Black Keys: il ritorno all’amato blues

Dopo aver flirtato con lo stadium rock e addirittura con l’hip hop, il duo di Akron, Ohio, ritorna al proprio grande amore: il blues. Ci avevano già provato (magnificamente) omaggiando uno dei più importanti (seppur molto sottovalutato dai più) chitarristi del genere. Ovvero Junior Kimbrough, con il mini-album Culahoma nel 2006.

Dan Auerbach (per favore ascoltate anche il bell’album postumo del poco conosciuto Tony Joe White, Smoke From the Chimney,c he ha prodotto e fatto uscire adesso per la sua label Easy Eye Sound) e il sodale Patrick Carney hanno fatto uscire ieri Delta Kream (Nonesuch / Warner Music). Un album maturo, lontano dagli ammiccamenti al rock pop come era successo con il vendutissimo El Camino. Anche grazie all’aiuto di due sublimi musicisti del blues del Mississippi come Kenny Brown ed Eric Deaton. Idealmente accostabile a Blue and Lonesome dei Rolling Stones, anche questo Delta Kream è un sincero omaggio a una musica senza tempo come il blues.

L’album parte bene con una cover della conosciuta Crawling Kingsnake di John Lee Hooker e si fa ascoltare con piacere passando da canzoni del figlio di Junior Kimbrough, David, e una manciata dal repertorio di R.L Burnside. Piccola nota per gli amanti del vinile, Delta Kream è disponibile in diversi colori e c’è un’edizione limitata con incluso un bel slipmat (il panno che serve nei piatti per non far “slittare” il disco”). Tommaso Toma

Crosby, Stills, Nash & Young: un “Déjà vu” fin nei minimi dettagli

Oggi esce anche in diverse e bellissime edizioni fisiche un classico assoluto del rock a stelle e strisce, nonché sorta di pietra d’angolo del sound poi etichettato “West Coast”, Déjà vu (50th Anniversary Deluxe Edition) per la Rhino/Warner degli immensi CSN&Y, che però all’epoca uscì con il marchio Atlantic nel marzo 1970.

Alla Warner sono dunque arrivati a celebrarne il cinquantesimo compleanno con quattordici mesi di ritardo, ma l’hanno fatto con modalità eccezionali: una lussuosissima e costosissima edizione di cinque LP e una più economica composta da un LP (l’album d’epoca, rimasterizzato) e quattro CD, entrambe contenenti un libro con note approfondite e foto più gli stessi extra: diciotto demo, undici outtake e nove versioni alternative.

Va da sé che gli inediti-inediti sono in numero minimo e che gran parte del materiale era già apparso in (ri)pubblicazioni precedenti, ma la scaletta allargata ha il suo perché in quanto offre uno sguardo d’insieme sul disco e sul suo work in progress dalle ottiche dei protagonisti. Che non fosse indispensabile è ovviamente un’altra faccenda, ma storici, filologi, esegeti e cultori di David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash e Neil Young vi troveranno senza dubbio motivi di godimento. Federico Guglielmi

St. Vincent: quando il gioco si fa soffice

Anne Clark quando si annoia diventa St. Vincent. Accade non solo sul palco o in studio ma anche nella vita privata. Lo si capisce anche dal mockumentary dai toni thriller dello scorso anno The Nowhere Inn girato assieme all’amica e collega Carrie Brownstein. Sappiamo anche che Anne Clark è molto ambiziosa, provocativa e complessa, come molti di noi son certi che David Byrne abbia aiutato la nostra a migliorare la qualità del suo lavoro in studio, dandole dei preziosi consigli.

Ma sappiamo altresì tantissimo di questo sesto album, Daddy’s Home (Loma Vista / Virgin / Universal Music), visto che è uscito di tutto e di più molto tempo prima della sua uscita fisica e digitale che è avvenuta oggi. E adesso è venuto finalmente il momento di godersi il lavoro. Abbandonate ogni virgolettato che avrete letto e concentratevi sull’ascolto che risulta sorprendentemente compatto, con una visione musicale ben definita.

Si respirano le atmosfere funk- soul-rock di una NYC fine anni ’70, ma ci sono anche dei rimandi all’eleganza solare degli Steely Dan. Non per niente il disco è stato registrato ai celeberrimi Electric Lady Studios di New York e ai Conway Recording Studios di L.A. In generale si sente fin quasi al tatto una morbidezza generale che è inedita e ci dà un indizio: Anne Clark è definitivamente cresciuta, certamente continuerà a giocare con il suo alter ego, ma forse con uno sguardo diverso davanti allo specchio. E per adesso noi siamo contenti della sua reazione. Tommaso Toma

Jorja Smith: come suona bene l’R&B contemporaneo

Il percorso che ha alle spalle è quello di una storia a lieto fine dei tempi moderni, come ormai ce ne sono tante nell’epoca del web 2.0. Grazie alla visibilità offerta dalle piattaforme online, nel giro di pochi anni Jorja Smith è passata dal lavoro come barista di Starbucks alle collaborazioni con i giganti del mainstream mondiale, Drake e Kendrick Lamar in primis.

Nel 2018 la brava cantante britannica pubblicò l’ottimo album d’esordio Lost & Found, ottimo concentrato di R&B contemporaneo che le valse il premio della critica ai Brit Awards quell’anno e come Best British Female Artist l’anno successivo. Rispetto ad allora lo stile è cambiato: più cristallina la sua voce, più aperta a contaminazioni la produzione, come sentiamo nel nuovo EP che condensa il nuovo corso, Be Right Back (FAMM / The Orchard).

Otto tracce con un solo featuring (la rapper Shaybo, su Bussdown), in cui si avverte una certa, maggiore voglia di sperimentare con sonorità più variegate. Lo sentiamo per esempio nell’iniziale Addicted, un pop minimale prossimo all’indietronica, o nelle chitarre atmosferiche di Digging. Accanto a ciò, comunque, troviamo anche i più classici episodi dal feel R&B come Time e Burn. Federico Durante

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