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Sónar 2019, il festival della nuova generazione

L’edizione 2019 del Sónar ha contato oltre 105.000 presenze da più di 120 paesi. Le parole chiave? Globale, interculturale, inclusivo, radicale e sostenitore della diversity. Un Festival da ricordare per l’avanguardia musicale e tecnologica che ha voluto soprattutto sostenere la figura femminile e i suoni provenienti dai luoghi ai margini del nostro pianeta. Il risultato è stato un weekend di scoperta e di positività per la creatività dell’entertainment del futuro

Sónar 2019, il festival della nuova generazione
Stormzy. Credit: Ariel Martini

Si è appena conclusa la ventiseiesima edizione del Sónar, uno dei Festival musicali (e non solo) più famosi nel mondo, nella cornice variopinta della giovane Barcellona. La line up del 18, 19 e 20 luglio è stata vastissima, con alcuni cambi di programma tra i nomi più attesi che non hanno fatto storcere la bocca a nessuno. L’altissimo livello non solo dei performer, ma di tutta l’organizzazione, ci lascia con il sorriso sulle labbra. E con una forte voglia di costruire nuove forme di divertimento per la nostra generazione nel prossimo futuro.

Iniziamo col dare qualche numero: più di 300 artisti da ben 36 paesi di tutti e cinque i continenti si sono ritrovati sui palchi di Sónar by Day (con 46mila spettatori) e Sonar by Night (che ha raggiunto quota 56mila). Due location per i diversi momenti della giornata e una decina di spazi pensati ad hoc per ogni tipo di affluenza e live show. Dal SonarHall che ha ospitato il meglio della musica elettronica, al più “intimo” SonarXS, con performance più particolari e ricercate. Per finire con gli adiacenti SonarDome e il grande palco aperto del SonarVillage per la versione diurna dell’evento. Diversi invece gli spazi serali, che hanno accolto il pubblico oltre che nell’immenso SonarClub, sede dei live più attesi del Festival, anche nel SonarPub e SonarLab, dove lo show si è tinto di tratti più Urban.

Bad Bunny al Sonar 2019. Credit: Nerea Coll

Bad Bunny al Sonar 2019. Credit: Nerea Coll

Proprio quest’ultimo, insieme alle sue influenze latine, si è affiancato sempre di più come genere di punta insieme alla musica elettronica. È diventato un trend nella line up di questa edizione. Tanto da dedicare molto spazio ad artisti nazionali e internazionali fra i quali abbiamo particolarmente gradito le performance di Dellafuente, Bad Bunny, Stormzy, Skepta, Vince Staples, Bad Gyal, Masego, Octavian, Sheck Wes, e per finire un Kaytranada più che riassuntivo per dare il colpo di grazia ad un insieme di esperienze sonore e visive già di per sé quasi ultraterrene.

Da non perdere, però, il focus sul tema principale del Festival, quel fil rouge che ha raccolto il pubblico sotto il palco dei più incredibili DJs di musica elettronica di fama mondiale. Paul Kalkbrenner, Disclosure, Underworld, Theo Parrish, Nicola Cruz, Louie Vega & Honey Dijon e molti altri. Tra loro anche gli italiani Joseph Capriati e Yakamoto Kotzuga. Fino alle 7 del mattino, nessuna pausa per godere a pieno di una selezione musicale spaziale.

Underworld @SonarClub. Credit: Nerea Coll

Underworld @SonarClub. Credit: Nerea Coll

Un plauso va all’inclusione di sempre più nomi femminili nella line up, dimostrando quanto il Sónar sia più che all’altezza delle sfide internazionali sul tema diversity. Holly Herndon, Jlin, Arca, K Á R Y N, Sevdaliza, Kelly Moran, Ylia, Virgen Maria, Caterina Barbieri, Deena Abdelwahed e RRUCCULLA sono solo alcuni dei nomi a dare molta soddisfazione. 

Diversity ma anche inclusione sul tema globale: è stato posto l’accento, infatti, ai suoni dell’emisfero Sud del nostro pianeta, in particolare ai nuovi trend dell’Africa. Il tutto con le performance di artisti come Slikback, Dj Lag, Faka e Sho Majodzi.

Insomma, davvero l’imbarazzo della scelta e gusti adatti a ogni palato. Anche per chi, oltre al divertirsi, ha voluto tenersi informato seguendo i workshop e le conferenze del Sonar+D. È il congresso interno al Festival dedicato alla tecnologia e alla creatività. Ha ospitato diversi talk sull’intelligenza artificiale applicata alle arti, riflessa poi in alcune futuristiche performance del Festival (quelle di Holly Herndon, Actress e Daito Manabe, in particolare). Inaugurato da Robert Del Naja dei Massive Attack, fra i tanti incontri si sono tenute diverse Masterclass di SEAT, quest’anno partner dell’innovazione del Sonar+D, che si conferma essere uno spazio di ispirazione per i tantissimi imprenditori, artisti, creativi e designer che si sono raccolti nell’Auditorium del Sónar.

Da non perdere, il progetto di realtà virtuale presentato nel Sonar360°, un’esperienza curata da MEDIAPRO che ha confermato il ruolo del Festival come leader di nuovi paradigmi culturali.

Il pubblico del Sonar

Il pubblico del Sonar

Fin qui, tutto bellissimo. Vogliamo parlare di cose pratiche? Glass Refund. Perché sì, tra una performance e l’altra c’è tempo per il ristoro con una cerveza fresca. Se non lo porti a casa (come abbiamo fatto noi), puoi restituire il bicchiere in plastica del Sónar. Un’idea utile che ha contribuito a non dover ballare sul classico pavimento di plastica fatto di bicchieri monouso, come spesso accade nelle venues degli eventi. 

Per tirare le somme, noi di Billboard Italia siamo stati piacevolmente colpiti da tutto quello che la macchina Sónar è riuscita ad offrire. In sintesi? Un concentrato di altissimo livello fra buona musica, comfort, divertimento, curiosità e nuove esperienze. Con menzione speciale all’aria condizionata…

La prossima edizione del Festival tornerà alle sue date originali e vi aspetta dal 18 al 20 giugno 2020, ovviamente a Barcellona. See you there!

Articolo di Cristiana Lapresa 

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