Slowthai, a Milano il live di uno degli artisti britannici più notevoli della sua generazione

Ieri sera al Magnolia abbiamo assistito alla tappa italiana del rapper. Pubblico non numerosissimo, ma l’attitudine dell’artista è stata quella giusta
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Slowthai (fonte: ufficio stampa)

Ieri sera si è esibito a Milano Slowthai. Il rapper classe 1994 non ha deluso le attese del pubblico: Slowthai ha portato sul palco del Magnolia una performance esaltante donando all’ascoltatore la sensazione di aver assistito allo show di un grande artista. Il rapper inglese non si è infatti limitato a riproporre i brani: li ha reinterpretati dando quel quid in più che ogni fan ricerca in un live.


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Slowthai non si è mai nascosto. La sua storia personale, il suo punto di vista sulla società, la sua ironia tagliente sono espressione di un artista inquieto, in cerca sempre di nuovi mezzi per esprimersi appieno. Nothing Great About Britain, l’album d’esordio dell’artista classe 1994, è uno dei dischi più interessanti dell’ultima generazione di rap europeo. Il racconto allo stesso tempo intimo e collettivo di Slowthai ha offerto al pubblico uno sguardo inedito sulla vita e le prospettive dei giovani inglesi nell’era post-Brexit.


Con la ribalta internazionale sono arrivati anche gli attestati di stima e le collaborazioni con i big della scena americana. Coronamento di questo percorso è stata la firma del contratto con Awge, l’etichetta discografica di A$AP Rocky. Nell’inverno del 2021 è uscito poi Tyron, il secondo disco dell’artista inglese. Prosecuzione naturale di Nothing Great About Britain, questo album esprime appieno la vena sperimentale del rapper.

L’attitudine punk, vero e proprio fil rouge dei lavori di Slowthai, ha trovato sua piena espressione anche ieri al Magnolia. Il pubblico milanese – non numerosissimo – si è fatto guidare dalle parole del rapper, che ha dimostrato una capacità invidiabile di tenere il palco. Tra smorfie, movimenti snodati, salti e urla, Slowthai ha trascinato i fan in un pogo sfrenato per più di un’ora.

Menzione di merito alla gestione della voce. Troppo spesso nei concerti rap attuali si assiste ad una semplice riproduzione del brano in sottofondo col rapper di turno che si limita a intonare solo qualche rima. Quando questo non avviene, accade talvolta di trovarsi nell’estremo opposto: rapper che non arrivano a chiudere le rime per mancanza di fiato. Il compromesso di Slowthai sembra essere quello vincente. Si alternano brani rappati completamente a brani in cui il ritornello o la fine di alcune strofe particolarmente complesse sono completate dall’audio del brano.


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