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Sigur Rós live a Milano: bene, ma anche meno

La band sfodera ancora un sound potente, tuttavia non pochi aspetti della costruzione dello spettacolo potrebbero essere rivisti, a partire dalla scelta di sacrificare in scaletta diversi classici
Sigur Rós 2 © stefano masselli
I Sigur Rós al Mediolanum Forum di Assago il 4 ottobre 2022 (foto di Stefano Masselli)

Ha fatto tappa ieri sera (martedì 4 ottobre) al Mediolanum Forum di Assago il tour dei Sigur Rós. Occasione preziosa riscoprire una band amatissima in Italia e a suo modo assai influente su certo indie rock a venire, oltre al pretesto del ventennale tondo di ( ), album che li consacrò su scala planetaria nel lontano 2002.

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Quale ricambio generazionale?

Ecco, partiamo dal risvolto temporale. Dopo l’exploit di quell’album e la riconferma con il successivo Takk.. (2005), il percorso artistico della band è proceduto a zig zag: prima ampliando lo spettro sonoro e recuperando l’uso della lingua islandese, poi ritornando al minimalismo di ( ), quindi virando verso l’alt-rock. Nell’ultimo decennio, infine, sostanziale silenzio discografico: oltre a occasionali sonorizzazioni, colonne sonore e un progetto poco commerciale e comunque d’archivio come Odin’s Raven Magic (una sorta di rivisitazione della saga epica islandese dell’Edda), dopo l’album Kveikur del 2013 si era praticamente persa traccia dei Sigur Rós nel dibattito musicale.


Non stupisce dunque più di tanto il fatto che non ci sia stato ricambio generazionale nel pubblico della band. Circostanza evidente sin da subito osservando l’età media al Forum. Tanti gli over 40 e over 50, pochi i trentenni, qualche sporadico gruppetto di universitari. Di teenager non c’è traccia. Sembra il tipico caso di una band che invecchia insieme al suo pubblico. Un peccato e un paradosso, considerando l’influenza esercitata sul mondo “indie” da una band come i Sigur Rós.

Ma c’è un tasto più dolente. Il Forum è mezzo vuoto. Il parterre si riempie solo nella metà vicina al palco, mentre interi settori degli spalti sono praticamente deserti. Certo, chiudendo gli occhi il calore del pubblico nei confronti della band suona simile a quello di un Forum pieno, ma nel complesso la scelta della venue appare infelice. Meglio sarebbe stato un grande club come il Fabrique, con un contatto fra pubblico e band più ravvicinato e dove probabilmente si sarebbe registrato il sold out.

Sigur Rós 3 © stefano masselli
Jónsi (foto di Stefano Masselli)

Alcuni classici trascurati nella scaletta

A livello di scaletta ci sono due aspetti che fanno storcere il naso. Prima di tutto la strana divisione fra un primo e secondo tempo del concerto, apparentemente giustificata da un cambio palco di cui però non si notano grandi differenze fra prima e dopo. Uno stacco di venti minuti in un concerto post rock certamente non giova alla dinamica del live.

Ma soprattutto emerge chiaramente la volontà di sacrificare in scaletta i grandi classici del “periodo minimalista” in favore delle atmosfere più cupe e heavy del “periodo elettrico” (alla Kveikur, per intenderci). Peccato che il pubblico li conosca e li vada a vedere in concerto più per i primi che per i secondi. Per dire: la splendida Untitled #3 viene suonata frettolosamente in una versione dalla durata dimezzata; la grande hit Hoppípolla, attesa magari come bis, non compare proprio. Perché?

Sigur Rós 5 © stefano masselli
Il bassista Georg Hólm (foto di Stefano Masselli)

Perché un concerto dei Sigur Rós nel 2022?

Detto tutto ciò, non è che un concerto dei Sigur Rós del 2022 non meriti di essere visto. La band è ancora capace di sfoderare un sound intenso, potente (perfetto il claim sulle t-shirt ufficiali del merchandise: “Slow and loud”), in teoria adatto a riempire efficacemente una grande venue come il Forum. La voce di Jónsi, con il suo caratteristico falsetto, non mostra una crepa di intonazione nelle due ore di scaletta. E un plauso speciale va al bassista Georg Hólm: vera forza propulsiva del live, una sorta di micro-direttore d’orchestra, capace di determinare modulazioni armoniche e dinamiche pur nella relativa semplicità delle sue linee di basso.

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