L’happening multisensoriale della disco diva Róisín Murphy, ricordando più Grace Jones che Lady Gaga

Ieri sera tutto esaurito per l’atteso ritorno in Italia della grande cantante ex Moloko al Fabrique di Milano. Una lezione di stile e di musica per ballare
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Róisín Murphy (foto di Stefano Masselli)

Il Fabrique è tagliato a metà da un tendone nero. Nella sua interezza lo spazio è sicuramente troppo grande per l’arrivo di Róisín Murphy ma risulterà perfetto per ricreare una club nite stilosa e molto british.


L’ultima volta che l’avevo vista era sempre qui, nel 2015 (sembra passata un’eternità). La prima volta invece fu a un Reading Festival di fine anni ’90 con i suoi Moloko. Già allora si capì che Róisín Murphy sarebbe andata lontano. La capacità di dominare il pubblico con il suo savoir faire tra l’ironico e l’erotico turbò già allora i ragazzotti indie che erano sotto il palco aspettando Blur o Sonic Youth.


Nonostante la cantante di origini irlandesi (il suo Róisín Machine European Tour è partito proprio da Dublino il 24 aprile) ci offra sempre lavori in studio di ottimo livello come l’ultimo album Róisín Machine, lei rimane mostruosamente perfetta nei suoi concerti, che sono davvero degli show dove domina il trasformismo scenico.

Róisín Murphy, una disco diva consapevole

A differenza delle volte precedenti, Róisín in questo caso “controlla” il suo lato più ironico e di flirtaggio con il pubblico e si concentra di più su un’attitudine teatrale cromaticamente esaltata dai suoi abiti, creando una sorta di sfilata continua con cappelli (sua ossessione da sempre) di ogni foggia e abiti molto geometrici, talvolta in raso e altre in vinile con palette in contrasto ma sempre indossati con una classe da signora.

Róisín Murphy è una disco diva consapevole, esalta il suo corpo sottile e sensuale, rimanendo sempre in equilibrio con i suoi kinky boots (elemento glam rock interessante nel contesto), nonostante sembri pervasa da scosse elettriche improvvise.

Attenta a non scendere mai nei cliché scenografici di star come Lady Gaga o Madonna, la nostra performer sembra piuttosto ricordare una bianca Grace Jones. Accennando però, per un istante, a dei voguing movements, forse più una sorta di omaggio a un parterre dominato dalla presenza di persone della comunità LGBT+ e da chi lavora nella moda (tantissimi).

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Foto di Stefano Masselli

Stasera si balla: tra pulsazioni deep e visual eccezionali

Lo show musicalmente spinge verso il clubbing, nonostante la presenza della chitarra funk di Jamie McCredie. Si parte con Róisín Murphy che attacca a cantare appena hanno finito di suonare i supporter MadMadMad.

Sul palco stanno ancora preparando il set ma la telecamera segue la cantante dai camerini che canta Fun for Me, il primo hit dei Moloko. La vediamo comparire sul palco, dove sfoggia il suo primo abito, in verde e blu. Svetta tra la chioma biondissima un vistoso cappello conico (altra citazione dei look di Grace Jones).

Il beat a 120 bpm segna la strada per la profonda Something More. Poi arrivano Incapable e Narcissus, gioiellini di deep soul scritti con la complicità di Crooked Man per il suo Róisín Machine. Due chitarre acustiche prendono la scena per una versione singalong con il pubblico di The Time Is Now. Poi la platea riprende a ondeggiare con ritmi sempre più dance e acid. C’è anche la magnifica Overpowered.

Oltre ai cambi di outifit, sono da ricordare le trovate visual (non c’è niente da fare: la creatività UK è ancora più forte in questo campo rispetto alla media italica). E mente il pubblico felice balla, il finale è con la meravigliosa Sing It Back che rese i Moloko e Róisín (in total red look) delle star globali.

Una notte davvero “milanese” per certi versi, dove moda, creatività e clubbing hanno finalmente convissuto assieme dopo due anni di attesa.


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