Rockin’1000 verso lo Stade de France, Zaffagnini: «Sarà il nostro concerto più bello di sempre»

Ma non solo: fra i contributi per l’Eurovision 2022 e il nuovo assetto societario dopo la campagna di crowdfunding, sono tante le novità che riguardando la band più numerosa del mondo. Ce le racconta il fondatore
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Fabio Zaffagnini, fondatore di Rockin’1000, allo Stade de France di Parigi nel 2019 (foto di Marco Onofri)

Quella di Rockin’1000 è una bella storia di passione, testardaggine e visione creativa che si è trasformata nel tempo anche in progettualità imprenditoriale. Oltre che potersi fregiare del titolo di “band più grande del mondo”, Rockin’1000 è oggi tanto una community quanto una realtà produttiva a 360 gradi, specializzata in grandi eventi ma non solo.

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Dopo lo stop imposto dal Covid, il progetto riprende ora a pieno ritmo. Per cominciare, il grande appuntamento è per sabato 14 maggio allo Stade de France di Parigi (dove già si esibirono nel 2019), dove 1088 musicisti provenienti da 25 paesi e quattro continenti diversi suoneranno i grandi classici del rock, insieme ad alcuni ospiti speciali. Già sono stati venduti 45mila biglietti, ma l’obiettivo è il sold out.


Ma non è tutto. Rockin’1000 è coinvolto anche nell’Eurovision 2022: raccolti in piazza San Carlo a Torino, i musicisti hanno reinterpretato in chiave rock il Te Deum (storica sigla dell’evento) per lo spot ufficiale della Rai. E durante le serate andrà in onda anche la loro versione di Give Peace a Chance di John Lennon, canzone dal messaggio quantomai attuale.

Infine la società è reduce da una fortunata campagna di equity crowdfunding (è stato raccolto oltre un milione di euro) che le permetterà di implementare struttura, piattaforme e operazioni commerciali. Insomma, una decisa spinta in avanti per un progetto nato sette anni fa quasi per gioco: ci racconta tutto il fondatore Fabio Zaffagnini.

Rockin'1000 - foto di Gabriele Torricella - 1
Foto di Gabriele Torricella
Non è la prima volta di Rockin’1000 allo Stade de France, ma nel 2019 eravamo letteralmente in un mondo diverso. Che differenze ci sono in un evento così rispetto a tre anni fa?

Sicuramente allora c’era molta più spensieratezza. C’era forse meno consapevolezza del piacere di stare insieme e fare cose insieme. Adesso ci siamo “liberati” dall’obbligo della mascherina: già entrare in un bar senza mascherina mi fa sentire più vivo. Tornare a suonare così in tanti è la stessa sensazione moltiplicata mille volte.

Il fatto che poi ci sia una guerra così vicina è una cosa che ha avuto un impatto. Nella nostra community abbiamo diversi musicisti ucraini e russi. Abbiamo visto che tramite i nostri canali ci sono state delle iniziative come quelle di musicisti polacchi che si sono offerti per portare via musicisti ucraini dalle zone di guerra.

Suonare di nuovo tutti insieme tocca delle corde molto profonde che vanno oltre il concerto e oltre la musica. Il concerto a Parigi sarà il più grande e il più bello che abbiamo mai fatto. E con questa consapevolezza sarà più intenso.

Cosa ci puoi anticipare sul tipo di show che farete?

Abbiamo lavorato tanto – tre anni – per trasformare quello che era un concerto in uno spettacolo vero e proprio. Abbiamo coinvolto figure come Marco Boarino e Andrea Celi (che hanno fatto anche cerimonie olimpiche) per dare una struttura più ricca, più maestosa.

Si è ragionato su un cambiamento: non un concerto in cui tutti suonano tutto ma creare dei momenti di vuoto e di pieno, una maggiore dinamica. Abbiamo un grande ospite molto conosciuto in Francia, cioè -M- (il cantautore Matthieu Chedid, ndr). Alcune parti, poi, sono molto difficili da suonare o da cantare. Insomma, abbiamo alzato tanto l’asticella.

Dopo Parigi ci sono già in cantiere altri appuntamenti importanti?

Abbiamo tantissime trattative aperte, sia in Italia che all’estero. Le prospettive sono buone, anche perché sembra che il Covid ci stia dando una tregua, o quantomeno si stia andando verso una convivenza che permette a noi promoter di essere un po’ più sereni.

Al termine della nostra campagna di equity crowdfunding abbiamo anche promesso la realizzazione di musica inedita. È una sfida molto stimolante: comporre un brano per mille musicisti rock, che io sappia, è una cosa mai fatta prima. Stiamo già lavorando sulla preparazione di questo progetto, che darà anche una spinta diversa a Rockin’1000. Come tutte le band del mondo, dopo le cover si inizia a produrre musica propria!

Apri un capitolo interessante. Come funzionerà un’attività di questo tipo per esempio a livello di songwriting e di registrazione?

Stiamo definendo tutta la procedura. C’è un direttore artistico e stiamo lavorando per coinvolgere un nome internazionale importante. Con la partecipazione della community e il supporto del nuovo team IT lavoreremo su un arrangiamento e un testo. Sarà una sorta di composizione collettiva dove i musicisti potranno esprimere competenze, gusto e lavorare su idee originali. La registrazione sarà particolare, ci stiamo lavorando!

Rockin'1000 - Francoforte 2019 - foto di Viviana Vitale - 1
Dal vivo alla Commerzbank-Arena di Francoforte nel 2019 (foto di Viviana Vitale)
Il vostro spirito cosmopolita e di incontro fra culture diverse è naturalmente affine a quello di una manifestazione come l’Eurovision. Com’è nata quell’opportunità?

Siamo stati contattati in parallelo sia dal team che doveva creare lo spot che dal team artistico delle serate. Siamo contenti che molte persone ci riconoscano questo ruolo, questo sistema valoriale di aggregazione, di inclusione, di passione, di moltitudine di persone che dal basso riescono a raggiungere palchi che di solito sono occupati da grandi star.

Abbiamo dovuto collaborare con la creatività Rai per creare un contenuto che fosse organico allo spettacolo. È anche sfidante: andare a toccare della musica classica e trasformarla in una versione rock è una cosa complicata. Ma penso che il risultato sia buono.

Poi ci hanno chiesto di registrare un grande classico, un grande appello alla pace che è Give Peace a Chance di John Lennon. Anche in quel caso tradurla da “coro di piazza” ad arrangiamento suonato non è stato semplicissimo. Con l’aiuto di Giulio Nenna, che è anche il produttore di Irama, abbiamo creato questo arrangiamento e l’abbiamo registrato.

Parliamo della vostra recente campagna di equity crowdfunding. L’obiettivo di un milione di euro è stato ampiamente raggiunto. Soddisfatti?

Sì, è andata alla grande. Abbiamo fatto questa campagna perché ci piaceva l’idea di aprirci a coloro che hanno creduto in noi sin dall’inizio: i nostri musicisti, che sono il cuore di Rockin’1000, dando loro la possibilità di diventare anche soci. Oltre a loro è entrato anche un fondo d’investimento importante (Orienta Capital Partners, ndr), che ha creduto in noi e ci ha permesso di superare l’obiettivo.

Anche questo step in avanti è frutto dello stop imposto dalla pandemia. Non avendo avuto la possibilità di fare eventi dal vivo, abbiamo avuto il tempo per strutturarci e coinvolgere persone che ci hanno aiutato a trasformarci. Abbiamo assunto tante persone per sviluppare determinati aspetti di Rockin’1000, non solo sulla distribuzione di eventi anche su un’app che sarà sempre più ricca.

Noi oggi abbiamo un’app che viene utilizzata per gestire la partecipazione dei musicisti ai concerti: tutorial, spartiti, calendari, mappe… Però abbiamo il grosso problema che la maggior parte dei nostri iscritti non riesce a partecipare agli eventi, perché non ne facciamo tanti all’anno. Ma la voglia di incontrarsi e suonare insieme è gigantesca, quindi abbiamo deciso di metterci al servizio di quest’esigenza. Finora l’app l’avevo fatta io, che non sono neanche uno sviluppatore. Adesso invece abbiamo assunto un team di sviluppatori.

La vostra storia è da sempre legata ai Foo Fighters. Recentemente c’è stata una triste perdita nel mondo del rock con la morte di Taylor Hawkins, a cui sempre a Torino avete dedicato un tributo. Che ricordo hai di lui?

È una cosa che ha colto tutti di sorpresa, ci siamo rimasti malissimo. Era una figura centrale dei Foo Fighters, oltre che un batterista straordinario. Abbiamo fatto per lui un tributo e continueremo a farne, anche allo Stade de France. Abbiamo aggiunto in scaletta My Hero. Credo che sarà un momento molto intenso.

Il ricordo che ho di lui, le poche volte che l’ho incontrato, è di una persona molto serena, che voleva stare bene e divertirsi. L’ho sempre visto molto positivo. Ovvio, la mia conoscenza è totalmente superficiale e quello che ho visto è ciò che succedeva nel backstage di qualche concerto. Quando vennero a Cesena, Taylor era quello che tirava fuori le idee più pazze. Era un tipo divertente.

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