Primavera Sound, primo giorno: bene ma non benissimo

Se l’organizzazione lascia a desiderare, a rimediare (almeno in parte) ci pensa la proposta musicale della prima giornata del festival, dai Tame Impala alle Linda Lindas
Tame Impala Primavera Sound
Tame Impala, foto di Sergio Albert

Il racconto del primo giorno di Primavera Sound dovrebbe concentrarsi sui live degli artisti. Su quanto siano sempre belli i Tame Impala, di quanto abbiamo tutti rosicato per il pacco all’ultimo minuto degli Strokes, cose così. Invece si aprirà su una questione che può sembrare più pallosa ma poi è quella che conta di più: l’organizzazione.

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Che l’edizione 2022 fosse attesissima perché eternamente rimandata era prevedibile. Era prevedibile anche che il festival si allargasse e accogliesse molta più gente delle scorse edizioni. Non era però molto prevedibile (e accettabile) che la gente facesse un’ora e mezza di coda per riempire una borraccia alla fontana. O che dovesse farne un’altra al bar per scoprire poi che non funzionavano i POS per pagare con la carta. Tant’è che alla fine i baristi, con fare rassegnato, ti regalavano semplicemente il cocktail. Basta aprire una qualsiasi delle ultime foto sull’Instagram ufficiale del Primavera per leggere nei commenti solo orde di gente incazzata. E nelle stories il festival che si scusa.


L’organizzazione lascia a desiderare, la proposta musicale del Primavera Sound (fortunatamente) no

Peccato, perché poi la proposta musicale del Primavera Sound è come sempre carinissima. Per chi come me è arrivato sul presto, il benvenuto l’ha dato un Joey Bada$$ davvero in forma, per quanto breve nel set. Mai vista poi tanta gente a un live dei Dinosaur Jr, che comunque il loro sporco lavoro indie vecchia scuola lo fanno sempre bene e si divertono anche quelli che non conoscono una sola canzone (tra questi sicuramente non c’è Lorenzo Senni, spottato sotto il palco a canticchiare e godersela bellamente).

Dinosaur Jr.
Dinosaur Jr., foto di Dani Canto

Bravissime anche le Linda Lindas, band di sole giovanissime punk californiane (la batterista ha 11 anni) che coi suoi veloci inni antirazzisti e antiomofobi si è già guadagnata varie aperture per le Bikini Kill. E hai detto poco.

Il più grosso è ovviamente arrivato dopo nei palchi principali. Charli XCX è brava, si fa produrre da gente della Madonna tipo Danny Harle, la sua presenza scenica è impeccabile, eppure c’è qualcosa d’impostato che poi alla fine ti compromette la fruizione. Una nota asettica, che di certo non trovi nella zarraggine latina di Bad Gyal, sullo stesso palco qualche ora dopo.

The Linda Lindas Primavera Sound
Linda Lindas, foto di Gaelle Beri

Tame Impala, dicevamo, sempre infallibili. Fanno quei tre pezzi lì, tra Elephant, Let It Happen e Feels Like We Only Go Backwards e il risultato è bell’e portato a casa. Pure se tra i suddetti pezzi ce ne infili alcuni di quella – opinione personalissima – pozzanghera di album che è l’ultimo. Poi vabbè, quel guascone di Kevin Parker sulla fine s’inventa persino una cover di Last Nite degli Strokes, forse per consolare il pubblico del Primavera Sound per l’annullamento del loro live stasera. Eh già, uno della band si è beccato il Covid.

Per concludere, qualche premio dopo il primo giorno di Primavera Sound. Live più divertente a Big Freedia, missile queer con uno stuolo di twerkatrici indemoniate al seguito. Live più difficile da vedere a 100 gecs, che sono un po’ i Pop X americani e con così tanta gente su un palco minuscolo è stata più un’esperienza di ascolto. Miglior live che non ho visto ma che sicuramente ha spaccato è Kim Gordon. Quella donna potrebbe fare cover di Nek che comunque amerei.

Ora, sarebbe bello se stasera i Dinosaur Jr. ricambiassero il favore andando a ballare sotto il palco di Lorenzo Senni. Ma sarebbe ancora più bello se i famosi miglioramenti promessi dall’organizzazione nei messaggi di scuse di queste ore si concretizzassero per davvero. Seguiranno aggiornamenti nei prossimi giorni.

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