Porto Rubino, una magia che fa sparire l’incertezza

Dall’emozionante omaggio a Lucio Dalla all’energia di Margherita Vicario, dalla potenza di Bianconi e Motta alla delicatezza di Giovanni Truppi, fino al gran finale con Mahmood, la serata finale di Porto Rubino è stata una boccata d’aria fresca in questi tempi incerti
Porto Rubino
Porto Rubino, foto di Clarissa Ceci

Quelli che raccontiamo quest’estate sono tempi incerti. Si vive alla giornata, tra concerti ancora con ingressi contingentati, mascherine, gel igienizzanti e festival che vengono cancellati e rimandati a momenti migliori. Porto Rubino, però, è riuscito a regalare al suo pubblico un festival ricco di emozioni, grandi ospiti e momenti da pelle d’oca

L’ultima grande festa di Porto Rubino, alla sua terza edizione, inizia alle 18. Il sole è ancora alto, la giornata è calda e il mare un buon amico, pacifico e sereno. Su una piccola chiatta, a qualche metro dalla riva, i musicisti prendono posto e sistemano i loro strumenti. La spiaggia, intanto, comincia a riempirsi.

Dall’energia di Margherita Vicario alla preghiera collettiva di Francesco Bianconi

Così, a salire per primo sul palco è Giovanni Truppi. Dopo la presentazione del suo primo romanzo, L’Avventura, accompagnato da Gino Castaldo, è il momento di dare il via alla grande festa finale di Porto Rubino.

Dopo esserci commossi con L’avventura e Conoscersi in una situazione di difficoltà, è arrivato il momento di scatenarsi un po’ con Margherita Vicario. Dopo averla vista a teatro, per Porto Rubino la ritroviamo nella sua veste, che le calza a pennello, di una tra le voci più promettenti del panorama italiano. Margherita sceglie quattro brani, di cui uno, Il sirenetto, tratto dal suo primo album, Minimal Musical.

Dopo questo momento di spensieratezza quella che ci troviamo davanti è un’ infilata di momento commoventi. Francesco Bianconi propone, quasi al tramonto, un set che è pura poesia. Il suo sembra quasi momento di preghiera collettiva, o come dice in Certi Uomini, “una preghiera contro il male”.

Ovviamente, Renzo Rubino è un grande padrone di casa. Il cantante, organizzatore dell’evento, prende il possesso della scena, cantando alcuni dei suoi brani, tra cui il suo ultimo singolo, Giocare.

Uno dei momenti più intimi e delicati di questa grande festa arriva con l’omaggio a Lucio Dalla, realizzato da Renzo e Motta, che cantano insieme Come è profondo il mare. In questo contesto non c’è assolutamente un brano che potrebbe essere più azzeccato. 

Motta è un altro grande protagonista del palco galleggiante di Porto Rubino. La fine dei vent’anni è un inno, che con quel “La fine dei vent’anni / È un po’ come essere in ritardo” parla soprattutto alla mia generazione, piena di sogni e allo stesso tempo di incertezze.

Renzo Rubino Motta
Renzo Rubino e Motta, foto di Clarissa Ceci

Porto Rubino, il gran finale con Mahmood

Il sole è ormai calato sulla grande festa finale di Porto Rubino. Le luci posizionate in spiaggia sono accese e gli occhi pieni di bellezza. Ed ecco che sul palco, trasportato da un gommoncino, arriva l’ultimo artista: Mahmood

Nonostante alcuni problemi tecnici, Mahmood propone un set da pelle d’oca, dove canta anche diversi brani del suo primo album, tra cui Il Nilo sul Naviglio e l’immancabile Soldi, brano che Mahmood stesso definisce sul palco “la canzone per cui tutto questo è possibile”. Tra i brani di Ghettolimpo, il suo ultimo album, spiccano Dorado e Inuyasha, oltre che Baci dalla Tunisia, presentato live per la prima volta. 

Mahmood
Mahmood, foto di Clarissa Ceci

Mahmood, così, poco prima delle 21, chiude un pomeriggio unico, dove il tramonto ha lasciato spazio alla notte, dove la musica ha risuonato potente. Un’esperienza magica, che abbiamo vissuto a pieno, respirando l’aria del Salento, che ci ha rinvigorito.

Se non siete stati presenti alla terza edizione di Porto Rubino vi siete sicuramente persi un momento di spensieratezza e pace. Ma non temete, perché l’evento diventerà un docufilm per Sky Arte.

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