Nek: dalla ricerca di profondità nei videoclip al suo tour europeo
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Nek: dalla ricerca di profondità nei videoclip al suo tour europeo

Abbiamo incontrato Nek poco prima del suo intervento a IMAGinACTION, il festival internazionale del videoclip, per parlare dei suoi videoclip del cuore e del suo tour europeo

Nek, dalla ricerca di profondità nei videoclip al suo tour europeo
Evans Dorri

Sabato 12 ottobre si è svolta la seconda serata di IMAGinACTION, il festival internazionale del videoclip. Dopo gli interventi emozionanti di Elisa e Francesco Guccini è stato Filippo Neviani, in arte Nek, a raccontarsi ed esibirsi sul meraviglioso palco del Teatro Alighieri di Ravenna.

Durante l’incontro, moderato ancora una volta dal nostro host Stefano Fisico, il cantante ha chiuso questo secondo appuntamento parlando dei 25 anni di carriera attraverso i suoi videoclip. Inoltre, Nek ha cantato per il pubblico Se Io Non Avessi Te e Laura Non C’è, sia in versione italiana che spagnola.

Noi lo abbiamo incontrato nei camerini, poco prima del suo soundcheck, per parlare dei suoi videoclip del cuore e del suo tour: dalla “data zero” all’Arena di Verona lo scorso 22 settembre alle prossime date che lo porteranno in giro per l’Italia e l’Europa.

Ti ricordi qual è il primo videoclip che hai visto?

Sinceramente no, non saprei dirtelo. Posso dirti però che oggi ho visto il video di Here Comes the Rain Again degli Eurythmics. Davvero bellissimo. Una volta si facevano videoclip che erano delle piccole opere cinematografiche. C’era la pellicola e c’erano tanti dettagli da curare. Io ho fatto in tempo a viverlo quel momento. Oggi le macchine sono già settate per offrire al regista il massimo che si può con il minimo sforzo.

Secondo te perché si sono persi tutti questi meccanismi?

C’è una valutazione dell’arte un po’ confusa. Oggi c’è la cultura del “fai da te”: io faccio da me e posso arrivare al successo senza bisogno di curare troppo alcuni aspetti. Secondo me così passa un messaggio negativo, perché non c’è più il professionista che impara quel mestiere per fare quello nella vita. È un po’ come la figura del talent scout: vent’anni fa c’era, era una figura fondamentale nelle case discografiche. Era lì per ascoltare le canzoni, scovare talenti, trovare nel sottobosco la persona giusta. Oggi è la televisione che lo fa, nella stra grande maggioranza dei casi.

Tornando a parlare di videoclip: qual è il tuo video preferito?

A caldo ti dico The Power of Love dei Frankie Goes to Hollywood. Non ti aspetteresti mai di vedere il film della sacra famiglia che si mette in movimento e segue la stella polare. Parliamo di un gruppo che della trasgressione ha fatto un must. È un gruppo degli anni ’80 che ho amato molto.

E invece il video preferito di una tua canzone?

Devo dirti la verità: l’ultimo, Cosa Ci Ha Fatto l’Amore. È un video semplice, ma ha in sé una grande profondità, data dalle parole e dalla storia. È in assoluto uno di quelli che preferisco. Se andiamo un po’ indietro Lascia che Io Sia è un videoclip che amo molto, perchè è stata costruita tutta una storia complicata, anche nel suo organico. Eravamo a Los Angeles ed è stata girata parte della città per girare quattro ore di clip. Eravamo a migliaia di chilometri di distanza, in un altro Stato, ed è stato pazzesco. Era forte il sogno di quel periodo e rievoca momenti particolari della mia vita professionale.

Parliamo di Cosa Ci Ha Fatto l’Amore: come hai detto il video è molto semplice, ma allo stesso tempo intenso. La tua sagoma fa da sfondo al racconto di una storia. Com’è nata l’idea di realizzarlo così?

Io mi sono ispirato a un’idea del mio chitarrista. Diversi mesi fa ha postato, su Instagram, un suo clip di 50 secondi, dove lui cantava in controluce Blowin’ In The Wind. L’ho visto e ho pensato: «Che figata! Semplice, ma molto d’effetto».

C’è un brano della tua discografia della quale non è stato realizzato un video, ma ti sarebbe piaciuto farlo?

Attimi, per esempio. È un brano che parla di non dare mai per scontato nulla nella vita, perché tutto è regalato, compresa la libertà. Mi sarebbe piacuto realizzare qualcosa anche per Tutto di Te. È un brano con una stesura particolare, in cinque quarti. Tra i miei brani più recenti, in Fatti Avanti Amore, c’è Credere, Amare, Resistere, dedicata a una bambina che non c’è più. Non è mai diventata un singolo e di conseguenza non ho mai pensato a un videoclip per questa canzone.

Il 6 novembre partirà il tuo tour europeo che toccherà tantissime città italiane ed europee. Cosa ci dobbiamo aspettare da questo tour, cosa ci porterai sul palco?

Tanta energia e dinamismo. Quello fa parte di me, sono io. Al centro del concerto c’è un bel gioco di suoni, non posso rivelarti altro. Quello che posso dirti è che sarà un viaggio all’interno dei miei 25 anni di musica. Buona parte della scaletta del tour l’hanno scelta le persone, attraverso dei sondaggi su Instagram. Mi hanno fatto capire cosa gli sarebbe piaciuto che io cantassi e ho messo insieme un po’ di umori, gusti e desideri e ho cercato di accontentare più o meno tutti.

Il 22 settembre scorso ti sei esibito all’Arena di Verona. Questa data è stata una sorta di riscaldamento?

Sì, questo concerto un po’ serviva come warm up, per capire se c’erano sbavature o cose da sistemare. Da questa data zero ho visto che le persone hanno apprezzato molto la scaletta, quindi andrò dritto e spero che le persone si divertiranno ogni sera.

Parlando delle date europee, quali sono le tue sensazioni?

So che mi sentirò da Dio. Mantenere la connessione con l’Europa per me è un valore aggiunto. Io ho lavorato tanto per essere ascoltato a Parigi, Bruxelles, Madrid. Ho nel cuore la Spagna: è uno Stato che mi ha sempre voluto molto bene. Mi auguro di portare tanta energia sul palco e che ci sia un grande scambio emozionale, perché in fin dei conti io faccio il cinquanta per cento, l’altro cinquanta lo fa la gente che sta sotto al palco.



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