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Tecnologia e fantascienza: i Muse stupiscono San Siro

Nella prima delle tre date dei Muse nel nostro Paese, la band di Matt Bellamy lascia a bocca aperta il pubblico. Tra richiami distopici ed effetti speciali

Tecnologia e fantascienza: i Muse stupiscono San Siro
Elena di Vincenzo

Da un concerto in uno degli stadi più belli d’Italia al set di un kolossal è un attimo. Ma sul serio. I Muse hanno inaugurato i loro live nel nostro Paese con il concerto di ieri, venerdì 12 luglio, a San Siro (stasera il bis al Meazza, poi il 20 luglio allo Stadio Olimpico di Roma). Loro stessi hanno presentato il tour di Simulation Theory come la loro tournée migliore di sempre. E un po’ di elementi che abbiamo visto ieri sera sembrano confermarcelo.

Innanzitutto l’idea che non c’è vero spettacolo senza un coinvolgimento totale di ogni spettatore per tutta la durata del live. E a questo, i Muse sono arrivati usando tutti gli strumenti necessari. In primo luogo, la scelta della scaletta, che riesce ad accontentare sia i fan di lunga data che i curiosi (o i fan delle hit più “pop” della band). Poi, la volontà del gruppo di Matt Bellamy di puntare tutto su una scenografia kolossal, difficile da vedere in una tournée di casa nostra. Ammaliante. Verosimile. Coinvolgente. Infine, il rock, sempre al centro dello show, iniziato intorno alle 21.20 con l’ingresso di quattordici ballerini con giubbotti e maschere illuminate (si apre con una bella versione di Algorithm e si continua con il sound di Pressure e Psycho).

Il maxischermo alle spalle del gruppo è in 3D e in più occasioni lascia a bocca aperta il pubblico. Così come le coreografie dei ballerini che diventano soldati, poi mostri e non solo. Ma pure la cura delle luci, protagoniste dello show, capaci di proiettarci in un mondo di fantascienza (ah, poco prima dell’inizio del live è partita la colonna sonora di Stranger Things…). L’iniezione di adrenalina da parte del gruppo di Bellamy è forte, decisa. Anche se continua a lasciare come sottofondo un richiamo al futuro distopico, pericoloso ma allo stesso tempo affascinante.

Sembra che i Muse vogliano farci aprire gli occhi sulla direzione che stiamo prendendo in campo tecnologico, sbattendoci in faccia una non-realtà terrificante. Ma allo stesso tempo alcuni loro testi (in alcuni casi proiettati sul maxischermo) ci ricordano la necessità di restare ancorati all’amore presente, alla vita di oggi. A non preoccuparcene troppo, dell’arrivo dei mostri. Tanto che durante Mercy Bellamy scende a stringere mani alle prime file, estasiate.

I brani si alternano, tra quelli dell’ultimo Simulation Theory e le hit del passato. E il colpo di scena finale è l’arrivo di un cyborg, preannunciato con alcuni video proiettati durante tutto il live. Su un medley che avvicina lo show alla sua conclusione, infatti, arriva sul palco questo enorme mostro. I telefonini sono tutti su di lui, che si muove lentamente e mostra tutta la sua cattiveria. Con Knights of Cydonia si chiude il concerto. E ancora una volta i Muse sono riusciti nell’intento di divertirci, spaventarci e farci sfogare. Facendoci riflettere sulla posizione che stiamo prendendo nei confronti del futuro.



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