Torna Movement, torna a Torino, torna col solito bagno di folla facile da prevedere ma bello da gustare (parliamo del più grande festival indoor di musica legata alla club culture in Italia, e uno dei più grandi d’Europa); lo fa però con delle novità interessanti. Un cambio di data: dal “solito” (e per certi versi prevedibile) appuntamento nella notte di Halloween si passa a metà ottobre, precisamente il 12 e il 13, una scelta che evidenzia la forza di un festival che non ha più bisogno di “traini”.

Una conferma: l’esperimento dell’anno scorso di raddoppiare le date, passando dalla serata unica a due serate distinte, viene riproposto con convinzione – perché è la via migliore per rendere davvero intensa l’esperienza “festival”. Infine, un affilare ancora più le armi: perché in questa edizione 2018 la line up mostra spunti davvero interessanti e particolari, oltre a mettere in campo – come d’abitudine – i più grandi trionfatori della scena techno e house contemporanea.



La line up del Movement Torino 2018

Su questi ultimi, l’elenco è come da tradizione notevolissimoNina Kraviz, Joseph Capriati, Amelie LensSolomun, The Martinez Brothers sono i trionfatori veri dell’ultimo paio d’anni, i nomi più in ascesa, i “nuovi re”. Ma una cosa affascinante di questa edizione Movement è il focus che si è posto sulla dimensione dei live set: ci sono quelli che sono forse i due live più interessanti in circolazione al mondo, nell’equilibro fra creatività, inventiva e capacità di andare “dritti all’obiettivo”: Jon Hopkins da un lato, con la sua techno onirica ed obliqua, KiNK dall’altro, con la sua house prismatica piena di sorprese e parti improvvisate sul momento.

C’è un raffinatissimo esponente della scuola di Detroit (non solo quella techno, anche quella hip hop) come Waajeed. C’è, infine, la contaminazione col pop italiano: ma un pop che Cosmo è riuscito a portare sui territori “alieni” della techno e dei rave, creando una combinazione mai sentita prima in Italia (con l’artista che ha scelto proprio Movement per chiudere in modo trionfale un tour costellato di decine di sold out).

Un'immagine del Movement Torino 2017

Un’immagine del Movement Torino 2017

Altro focus, quello sulle dj/producer al femminile. Niente recinti. Né “categorie protette” o scelte “politically correct”. Sono lì perché meritano di esserlo, punto. Ma è bello registrare che in line up ci siano oltre alle già citate Nina Kraviz ed Amelie Lens anche Charlotte De Witte ed Ellen Allien. Ciascuna col proprio stile, la propria voce, la propria storia. Finalmente la presenza femminile in un festival techno/house inizia ad essere rilevante, senza dover per forza creare palchi speciali o accostamenti forzati.

Volendo una “categoria protetta” c’è, in line up, ma quella va invece va rivendicata orgogliosamente: il legame con Detroit, con la scena techno più pura, storica, pionieristica. C’è Derrick May, che della techno è semplicemente uno degli inventori assoluti; ci sono gli Underground Resistance, leggendari ed elusivi i “Public Enemy della techno”; c’è il già citato Waajeed. Detroit resta un luogo del cuore, per Movement. E continuerà ad esserlo, sempre.

Movement Torino, dal 2015, guida la classifica SIAE dei concerti più partecipati del quarto trimestre

Movement Torino, dal 2015 guida la classifica SIAE dei concerti più partecipati del quarto trimestre

Ridefinire le regole del gioco”: in molti dichiarano di volerlo fare, perché non costa nulla metterlo nei comunicati stampa o infilarlo come claim nei post su social network, ma ci sono veramente alcune cose su cui il team del torinese Movement – che è lo stesso, ricordiamolo, del Kappa FuturFestival – può dare lezioni ed essere considerato un benchmark assoluto. Il primo aspetto, il più visibile, sono ovviamente le line up: il radunarne di questa portata non arriva solo grazie a portafogli capienti – è l’illusione di molti, il fatto che bastino i capitali per fare un festival di livello – ma anche e soprattutto grazie a un rapporto consolidato e di grande fiducia con gli artisti stessi e i loro management.

Suonare a Movement, se si sta in campo techno o house, esattamente come d’estate il suonare al Kappa FuturFestival, significa infatti esibirsi davanti alla platea di riferimento più grande ed importante per quanto riguarda l’Italia (…uno dei migliori mercati d’Europa, per la dance: spesso lo si dimentica). Diventa un privilegio, insomma. Privilegio doppio, sia per gli artisti, che per il pubblico stesso: perché entrambi sanno di essere in una situazione molto speciale. E si comportano di conseguenza.

Ci sono poi altri particolari che fanno la differenza: la cura degli allestimenti, la qualità degli impianti audio, una gestione degli afflussi e delle varie “commodities” all’interno del festival che è arrivata ai massimi livelli europei (ad esempio nella gestione cashless degli acquisti al bar). Particolari che hanno reso la qualità della “esperienza Movement” davvero alta, in crescita continua edizione dopo edizione.

La musica è al centro di Movement Torino: ecco un'immagine dell'edizione 2017

La musica è al centro di Movement Torino: ecco un’immagine dell’edizione 2017

Movement 2018: il rapporto con il pubblico

Tutto questo infine è coronato da uno dei veri segreti del festival, fin dai suoi primi passi: il rapporto col proprio pubblico, la capacità di coinvolgerlo, di chiamarlo a sé, di trasmettere l’unicità dell’evento.

Frutto di un lavoro dietro le quinte lungo, approfondito e continuo, che dura tutto l’anno e che nel momento di svolgimento di Movement (o di Kappa FuturFestival) trova un coronamento reale, tangibile, da cui è davvero bello farsi abbracciare. Una delle eccellenze vere d’Italia. Non solo in campo musicale. Soprattutto, una delle eccellenze più belle ed entusiasmanti da assaporare per chi sa guardare al futuro e vuole vivere tutte le possibilità del presente.