Drippin in Milazzo: il racconto del Mish Mash Festival

Il nostro racconto dei tre giorni al Castello di Milazzo con protagonisti, tra gli altri, La Femme, BNKR44 e Laila Al Habash
La Femme Mish Mash
La Femme, foto di Francesco Algeri

Tra tutti i festival che abbiamo girato quest’estate, il Mish Mash è forse il più intimo, il più casalingo nell’accezione più tenera del termine. Sudi come una medusa per salire a piedi fino al Castello di Milazzo, nella cittadella fortificata che domina la piccola penisola in provincia di Messina. Quando arrivi, ti accoglie un piccolo palco che guarda verso il mare.


Quanto alla lineup, arrivati alla sesta edizione si può dire con certezza che la preferenza ricade soprattutto su artisti italici. Il primo giorno di Mish Mash, in una specie di serata di benvenuto, ci si sbilancia addirittura sulla scena siciliana, con una particolare inclinazione all’itpop ora più thegiornalistiano come quello di Oratio, ora spudoratamente melenso come quello del giovane Orofino.


Ma il primo vero giorno è quello del venerdì, dove si concentrano gli ospiti più gettonati dell’intero programma. DJ settino in apertura e poi il dream pop dei Dumbo Gets Mad, band ormai affermata nel suo piccolo, senza particolari pretese espansionistiche, sempre fedele a se stessa e quindi degna sempre di tanti cuoricini.

Mish Mash, dai La Femme alla “quota giovane” con BNKR44 e Laila Al Habash

Unica band straniera, e forse anche nome di punta del festival: La Femme. Arrivano tutti agghindati di sontuosi abiti bianchi in stile anni ‘20 del Grande Gatsby, ma ben presto si rendono conto di essere in Sicilia ad agosto. Gli abiti spariscono ben presto, tipo che il cantante alla fine del live è a torso nudo, completamente fradicio di sudore come anche il pubblico. Non potrebbe essere altrimenti: il french pop retrò con cui la band di Biarritz si è fatta un nome è qualcosa di onestamente troppo orecchiabile per non ballare. Addirittura pogare, quando parte Antitaxi, uno dei loro inni di Psycho Tropical Berlin: più che un album, un figlio illegittimo dei Beach Boys e Plastic Bertrand.

Chiude la serata più sudaticcia italodance dei Mind Enterprises, un duo che pare uscito da una vecchia pubblicità degli anni ‘80 e che da quel decennio si è portata dietro suoni, look e anche tante sottili citazioni ritmiche.

Nell’ultimo giorno si concentra forse la quota più giovane, a partire dai BNKR44, una specie di boyband toscana e aggiornata alla emo trap e a questo nuovo ritorno del rock liceale dei primi anni Duemila. A controbilanciare l’intensa quota testosteronica arriva Laila Al Habash che, con un power trio tutto al femminile, rintontisce di fascino e balletti presi bene il pubblico del castello. Anche i Post Nebbia molto graziosi, con un blend tra psych e funk in stile Mac DeMarco.

A dimostrazione della dimensione davvero intima del Mish Mash, alla fine del set di Emmanuelle serata si finisce tutti, tra pubblico e anche qualche artista, a ballare sul palco i pezzi sparati dallo Spotify del fonico nel front of house. Un bel modo per chiudere in bellezza tre giorni di musica e sontuose sudate.


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