Michele Bravi agli Arcimboldi ci ha preso per mano e portato attraverso il buio, senza paura

Un’ora e mezza di concerto e due atti, per raccontare “La geografia del buio” e i suoi grandi successi. Un concerto per affrontare il dolore e un’ultima data dal tour che difficilmente Michele e tutti i presenti dimenticheranno
Michele Bravi
Michele Bravi, foto ufficio stampa

Se nel 2020 ci avessero detto che il 2021 sarebbe stato un anno da montagne russe, costellato di incertezze, probabilmente non ci avremmo completamente creduto. Per mesi ci siamo nutriti di qualche promessa e della speranza che tutto sarebbe tornato come prima. Ad oggi, che mancano poco più di 10 giorni all’anno nuovo, possiamo dire che le speranze sono state disattese e che le promesse, in gran parte, non sono state mantenute. Nonostante tutto, però, siamo riusciti a tornare nei locali, nei club e nei teatri. Ci è riuscito anche Michele Bravi, che insieme a tutta la sua squadra ha concluso ieri sera, domenica 19 dicembre, il tour de La geografia del buio, il suo ultimo album.


A causa del peggioramento della situazione legata alla pandemia da Covid-19 nel nostro Paese il concerto, che doveva tenersi al Fabrique, è stato spostato al Teatro Arcimboli. Una venue davvero speciale, che rende ancora più magica e “solenne” la chiusura del tour del cantante nel giorno del suo compleanno.


Il concerto inizia un’ora dopo, ma a nessuno sembra importante. Forse, ma non lo direi troppo ad alta voce, la pandemia ci ha insegnato ad essere più pazienti. Ad apprezzare, soprattutto, le piccole cose della quotidianità, come un concerto o una serata fuori con gli amici. Ma non solo. Forse, ci ha fatto capire che su e dietro un qualunque palco, oltre agli artisti, ci sono tantissime persone che lavorano duramente affinché tutto ciò che vediamo e ascoltiamo sia possibile. Non sarebbe un vero concerto non solo senza Michele Bravi, ma anche senza i suoi bravissimi musicisti e tutti coloro che lavorano con lui.

La geografia del buio tour, atto primo

Il tour de La geografia del buio, che ha portato Michele Bravi in giro per l’Italia da inizio novembre, è suddiviso in due parti. Durante la prima il cantante, attraverso le parole scritte per l’occasione da Andrea Bajani, ha raccontato la sua visione del dolore. Un momento toccante, dove (devo ammetterlo) è stato davvero difficile trattenere le lacrime. L’empatia, dal primo minuto del concerto all’ultimo, è stata al centro di tutto.

Michele Bravi, con consapevolezza, ci ha invitato ad ascoltarci, a provare a tirare fuori il nostro dolore, invece di nasconderlo, e provare a “passarci attraverso”, a conviverci senza avere paura del giudizio degli altri o, anche, del giudizio di noi stessi. E, lo saprete bene, ognuno di noi è sempre il giudice più severo di se stesso.

Così, per la prima parte dello show, riascoltiamo alcuni brani de La geografia del buio, da La vita breve dei coriandoli a Senza fiato, fino a Mantieni il bacio a La promessa dell’alba. Il tutto, come detto, inframmezzato dal toccante monologo scritto da Andrea Bajani.

Se il primo atto del concerto è incentrato sul dolore e La geografia del buio, nella seconda parte Michele Bravi si lascia completamente andare. Ringrazia tutti, pubblico compreso, perché vedere un teatro pieno dopo tanto tempo è una grande emozione. Quello dei presenti è quasi un “atto di fiducia”, in un periodo in cui sembra ancora difficile riuscire ad uscire e godersi le piccole cose della vita senza paura.

Michele Bravi senza filtri: l’importanza delle parole

Michele si racconta, senza filtri. Parla al pubblico dei suoi nonni, della nascita del suo ultimo album e dell’importanza delle parole, soprattutto di quelle che in alcune lingue hanno un significato unico, difficile da tradure con un unico termine nelle altre parti del mondo.

Il cantante, inoltre, si sofferma sull’affossamento del DDL Zan, raccontando di suo nonno e di come lui, a più di 80 anni, sia riuscito a comprendere, a dire semplicemente “quanto siete belli, si vede che vi amate”. Parole semplici, che possono però riempire il cuore, soprattutto in un Paese in cui la conquista dei diritti civili sembra ancora lontana.

Alle parole Michele Bravi affianca la musica. Durante il secondo atto, infatti, il cantante ripercorre la sua carriera con alcuni dei suoi brani più celebri, da Tanto per Cominciare a La vita e la felicità, fino a Falene e al suo ultimo singolo, Cronaca di un tempo incerto.

Durante la serata, inoltre, non manca un momento particolarmente divertente. Il cantante, facendo riferimento al testo del brano che apre il suo ultimo album, La promessa dell’alba, in cui canta “E non è un caso / E non è colpa mia / Che la materia che poi si conosce meno / È la geografia” fa salire sul palco un’amica e collega, Federica Abbate. Così, la “interroga”, come a scuola, sulle più svariate domande a tema geografia. Un momento esilarante, che scioglie quasi la “tensione” di quest’ultima data del tour.

Michele Bravi
Michele Bravi, foto ufficio stampa

La standing ovation e un concerto che difficilmente dimenticheremo

Prima di tornare sul palco per gli ultimi due brani, il pubblico lascia Michele Bravi con un lungo applauso e una standing ovation. Siamo tutti in piedi per lui, per la sua musica e per i messaggi importanti che ha voluto condividere con noi durante quest’ultima tappa del tour.

Infine, come per ogni spettacolo che si rispetti, Michele torna sul palco con Il diario degli errori e Ricordarmi. Il secondo brano è tratto dalla colonna sonora del film d’animazione Pixar Coco. Il cantante ci lascia così, modificando il testo e cantando “Ora devo andare a Sanremo”. Perché sì, questa è l’ultima data de La geografia del buio tour, ma ritroveremo presto Michele Bravi al Teatro Ariston, in gara al 72esimo Festival di Sanremo con l’inedito Inverno dei fiori.

Michele torna sul palco insieme a tutti coloro che hanno lavorato con lui a questo tour. Un lungo applauso fa calare il sipario sulla sua tournée. Non fa, però, calare le quinte sulle sue toccanti parole e su un’ora e mezza di musica che ci ha accompagnato nel buio e, a modo suo, ci ha fatto vedere come si può provare ad uscirne, per tornare a respirare, o almeno provarci.


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