Metti una sera a Mantova Iggy Pop, maestro di punk e d’orchestra

Ieri sera l’Iguana ha cantato i pezzi storici della sua carriera e degli Stooges in una versione riarrangiata per l’ensemble da camera della città
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Iggy Pop dal vivo a Mantova (foto di Riccardo Trudi Diotallevi)

La definizione di “punk” sta tutta compressa nel corpo di un 75enne biondo e dinoccolato che risponde al nome James Newell Osterberg Jr., ma che tutti chiamano Iggy, Iggy Pop. In un metro e settanta di muscoli e chioma fluente, è conservata al riparo dai graffi quell’attitudine ribelle e dissoluta degli anni Settanta. Così genuina e traboccante da riuscire a macchiare di rock anche la sobrietà di un’orchestra da camera di venti elementi.

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Martedì 30 agosto, nell’Esedra di Palazzo Te a Mantova, l’Iguana ha dimostrato che la musica è un corpo fluido che si può plasmare con la personalità. Circondato dalla Chamber Orchestra cittadina e dalla sua Free Band, ha messo insieme una scaletta di brani storici degli Stooges e della sua carriera solista. Li ha proposti in un riarrangiamento “classico” assolutamente inedito e incredibilmente piacevole, realizzato da Enrico Gabrielli (già membro di Calibro 35 e Mariposa).


Iggy Pop - Mantova - foto di foto di Riccardo Trudi Diotallevi - 2
Foto di Riccardo Trudi Diotallevi

Il concerto di Iggy Pop a Mantova

Ci ha persino provato a salire sul palco elegante con il completo. Ma la giacca si è aperta a metà del primo pezzo, Five Foot One, ed è volata sul pavimento sul finire del secondo, Loves Missing. A quel punto l’attitudine ha preso il sopravvento. Sciancato e seminudo, Iggy ha percorso ogni centimetro del grande palco allestito nel cortile di un meraviglioso palazzo storico. Ha alternato il cantato alle sue iconiche mosse sguaiate sulle note di The Passenger, mentre dal pubblico si levava un coro unanime sul ritornello. Nessuno è riuscito a rimanere seduto su poltrone e poltronissime completamente esaurite, impossibile trattenere i fan dal correre sotto al palco per vedere da vicino una delle poche icone del rock sopravvissute alla noia della vecchiaia.

La voce è ancora piena e tonante anche su brani più lenti come James Bond o I’m Sick of You, la platea diventa un’onda in movimento sui pezzi storici degli Stooges, da Gimme Danger a Lust for Life, poi I Wanna Be Your Dog, Nightclubbing, T.V. Eye, e a chiudere una versione scatenata di Search and Destroy. Un paio di coraggiosi hanno tentato di salire sul palco ma sono stati rispediti al mittente dalla security, e un fan (evidentemente sardo) è riuscito a passare all’Iguana l’immancabile bandiera dei quattro mori, nella quale si è avvolto per ripararsi dal vento gelido del temporale in arrivo.

Mentre Iggy Pop ringrazia ogni musicista e stringe la mano di ciascun componente dell’orchestra, inchinandosi più volte al loro cospetto, si ha l’impressione di aver assistito ad un frammento di storia della musica, quella più sguaiata e autentica, quella piena di cicatrici e ricordi, quella che sul finire degli anni Settanta ha visto quest’uomo diventare icona di un movimento e restarne per sempre il simbolo, anche lì, mentre la sua ombra si staglia sulle arcate storiche della città di Mantova e i suoi fan tornano alle auto, alle loro vite. Solo un po’ più punk di prima.

Articolo di Federica Mingarelli

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