Margherita Vicario è davvero una “bambina ribelle” a teatro

La cantante romana, insieme all’Orchestra Multietnica di Arezzo, racconta anche in musica Storie della buonanotte per bambine ribelli. Uno spettacolo unico, tra brani della cantautrice, storie inedite e il ritorno degli adulti ad un’infanzia che non c’è più. Abbiamo visto la data di Milano
Margherita Vicario Orchestra Multietnica di Arezzo
Margherita Vicario e l’Orchestra Multietnica di Arezzo, foto profilo ufficiale Instagram @margheritavicario

È la prima volta che torno a teatro da marzo 2020, oltre che la prima volta che vado al Teatro Franco Parenti, nonostante io sia nata e cresciuta a Milano. Margherita Vicario e l’Orchestra Multietnica di Arezzo si dovrebbero esibire nella cornice davvero unica dei Bagni Misteriosi, adiacenti al teatro. Il tempo, purtroppo, non lo consente. Così, ci ritroviamo in una sala piena e in attesa.

Davanti a me scorgo una bambina, avrà si e no 5 anni. Il suo papà ha in testa un cerchietto con una coroncina rosa. Probabilmente potrebbe vincere il premio come papà migliore del mondo, in una sala dove l’età media è decisamente più alta di quello che ci si potrebbe aspettare. Margherita Vicario e l’Orchestra entrano in scena per leggere e raccontare, anche attraverso la musica, Storie della buonanotte per bambine ribelli, best seller per grandi e piccini che racconta la vita di donne straordinarie provenienti da ogni angolo del pianeta.

Margherita Vicario ha scelto una serie di racconti che toccano davvero ogni luogo della Terra, dalla Grecia alla Siria, dall’Italia all’America. La cantante, per una sera, veste i panni di narratrice, interpretando storie che hanno dell’incredibile, anche nella loro semplicità.

Margherita Vicario, da Abauè a Nina Simone, grande spazio anche per la musica insieme all’Orchestra Multietnica di Arezzo

Ad accompagnare i bellissimi racconti, tra cui quello di Alfonsina Strada, prima donna a competere nel Giro d’Italia, ovviamente è la musica. L’Orchestra Multietnica di Arezzo è protagonista, insieme alla cantautrice, di brani da tutto il mondo. Ascoltiamo, tra quelli proposti, una bellissima versione di I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free di Nina Simone. Una canzone che parla di come sarebbe bello sentirsi liberi. Sensazione che, a giudicare dall’atmosfera al Teatro Parenti, Margherita e l’Orchestra stanno provando sul palco.

Infatti, a rendere lo spettacolo ancora più particolare è la complicità tra Margherita Vicario e l’Orchestra Multietnica di Arezzo, che abbiamo già visto insieme, per la prima volta, in occasione dello scorso Concertone del Primo Maggio. Margherita, inoltre, propone anche alcuni brani della sua discografia, da Piña Colada ad Abauè, fino a Come noi, dolcemente dedicata in chiusura dello spettacolo ad una bambina tra il pubblico per il suo compleanno.

La cantante, va detto, è una bambina ribelle, esattamente come quelle che troviamo nel libro, scritto da Elena Favilli e Francesca Cavallo. Dua album pubblicati, Minimal Musical e il più recente Bingo, uscito quest’anno. Nei suoi occhi, che scorgo dalla terza fila dove mi trovo seduta, percepisco la gioia di raccontare, con semplicità e spontaneità, storie di donne che, anche nel loro piccolo, hanno scritto un pezzetto di storia.

Una storia inedita fatta di coraggio e amore

Margherita, inoltre, inserisce tra le storie per bambine ribelli anche quella della sua bis nonna, che non vi raccontiamo per non farvi spoiler. Un racconto che risale ad un tempo in cui né io né Margherita Vicario eravamo ancora nate, fatta d’amore e di coraggio. Una storia che, in un certo senso, potrebbe anche essere ambientata in chiave diversa ai giorni nostri.

In chiusura dello spettacolo, così bello che sembra durato un attimo, la cantante e l’Orchestra Multietnica di Arezzo, meravigliosa sul palco tra le sue sfumature e diversità, cantano Todo Cambia, canzone scritta contro la guerra, in piena dittatura di Pinochet, dall’artista cileno Julio Numhasuer e conosciuta nella versione della cantante argentina Mercedes Sosa.

Così, siamo arrivati alla fine dello spettacolo. Tra inchini e applausi, la sala si svuota. La bambina seduta davanti a me abbraccia il suo papà con la coroncina rosa. Un’altra bambina dorme in braccio a sua madre. Le storie della buonanotte hanno così accompagnato i più piccoli tra le braccia di Morfeo, mentre i più grandi hanno negli occhi quella luce che deve avergli fatto ricordare la loro infanzia e le giornate spensierate. Proprio da bambini ribelli che vogliono cambiare il mondo.

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