Ligabue, finalmente Campovolo: il racconto del concerto in tempo reale

Con lo show “30 anni in un giorno” e tanti ospiti speciali (da Gazzelle a Loredana Bertè), il cantautore celebra tre decenni di grande carriera e inaugura la nuova RCF Arena di Reggio Emilia
Ligabue - Campovolo - foto di Jarno Iotti - 1
Foto di Jarno Iotti

Basta un colpo d’occhio per capire che ci si sta avvicinando a un grande evento di musica live. Le forze dell’ordine presidiano il territorio con una capillarità militare. E anche a svariate centinaia di metri dalla venue, le campagne reggiane brulicano di persone che, fra vigne e rogge, guadagnano strada verso Campovolo. Molti cercano riparo dal caldo soffocante accampandosi alla meno peggio ai lati delle strade sotto agli alberi. Una piccola Woodstock emiliana. Destinazione: la nuovissima RCF Arena, che oggi (sabato 4 giugno) apre i battenti ospitando il grande ritorno dal vivo di Luciano Ligabue.


Con lo show “30 anni in un giorno”, il cantautore ripercorrerà tre decenni di onorata carriera, da Balliamo sul Mondo a Non Cambierei Questa Vita con Nessun’Altra. Lo farà in compagnia delle sue band storiche (Il Gruppo, ClanDestino, La Banda) e di tanti graditi ospiti, per la gioia di un pubblico di oltre 100mila persone (circa 103mila i biglietti venduti).


I guest del concerto sono i seguenti: Loredana Bertè, Francesco De Gregori, Elisa, Eugenio Finardi, Gazzelle, Mauro Pagani. Piero Pelù, inizialmente previsto, ha dato forfait nel pomeriggio a causa di un infortunio (per fortuna non grave) avvenuto durante il recente live dei Litfiba all’Alcatraz di Milano.

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Foto di Jarno Iotti

La venue

Il concerto di Ligabue inaugura la RCF Arena, uno spazio totalmente nuovo, creato appositamente per la musica, con una pendenza del 5% per garantire una visuale e un’acustica ottimali. Il palco di stasera misura 77 metri di larghezza, 19 di altezza e 20 di profondità, con una passerella centrale di 36 metri.

I fan che entreranno per la prima volta in questa venue percorreranno il Boulevard, allestito con punti ristoro e merchandising tra cui spiccano quattro totem, rivestiti su quattro lati da grandi schermi luminosi su cui scorrono informazioni e immagini legate all’evento in corso. Proseguendo per la via, sarà possibile ammirare le opere realizzate dall’artista Marco Lodola, con installazioni luminose che ritraggono Luciano Ligabue, le sette artiste che si esibiranno qui l’11 giugno per “Una. Nessuna. Centomila” e alcuni tra gli artisti che hanno fatto la storia della musica rock.

Ha detto in conferenza stampa Ferdinando Salzano, AD di Friends & Partners, fra le società che hanno investito nel progetto dell’arena: «Tre anni fa ricevo una telefonata di Claudio Maioli (storico manager di Ligabue, ndr) a tarda sera, e mi dice: “Salzano, io ho pensato che dobbiamo fare l’arena più grande del mondo”. Di pancia, gli ho detto che ci stavo». Aggiunge Maioli: «Siamo orgogliosi che Luciano inauguri quest’arena, dopo aver fatto tre Campovolo. Abbiamo deciso che questa festa dei 30 anni dovesse avere una serie di amici che in questi anni hanno avuto contatti con Luciano».

Le dichiarazioni di Ligabue prima del concerto

«Il Covid ha avuto gli effetti che tutti sappiamo. Io ho visto che era impossibile guardare avanti», ha detto Ligabue a proposito della sua recente autobiografia (Una storia, ed. Mondadori) in un incontro con la stampa prima del concerto. «In genere il futuro non lo indovini mai: puoi guardare solo ai lati o dietro. Ed è stata la mia occasione. Io ho pubblicato “troppo” nel periodo precedente al Covid: sono sempre andato a testa bassa, fra libri, film, canzoni. Questa è stata la prima volta in cui mi sono potuto fermare a guardare cosa avevo fatto e che vita avevo vissuto, srotolando il nastro».

A ancora: «Alla fine è uscito un sentimento di gratitudine fortissimo per chi mi ha permesso di vivere questa vita finora. Al punto che mi è venuta voglia di scrivere una canzone: Non Cambierei Questa Vita con Nessun’altra è successiva alla scrittura del libro».

Parlando della presenza del “giovane” Gazzelle all’interno di una rosa di ospiti più agé, ha spiegato: «Un giorno mi hanno segnalato un post in cui faceva una versione toccante di L’amore conta, piano e voce. Per me lui è fra quelli bravi».

«Quando facemmo Il Mio Nome è Mai Più 23 anni fa, fu con totale coinvolgimento sentimentale, dicendo semplicemente quella che era la nostra posizione», ha raccontato Ligabue a proposito del brano in cui l’avrebbe dovuto affiancare Piero Pelù. «Nel libretto del singolo c’era la mappa di tutte le guerre in corso nel mondo. Noi siamo sempre attivi sulle guerre che hanno risonanza mediatica, e in quel momento la temperatura emotiva era altissima. Lo è anche oggi. Quando vengo a sapere che la spesa mondiale per le armi l’anno scorso ha battuto i record di tutti i tempi non posso che affliggermi. Con il nostro armaci continuiamo ad essere una bomba che si innesca».

Per quanto riguarda Musica Ribelle, unico brano non suo presente nella lunga scaletta, Ligabue ha definito la scelta come una “restituzione”: «Il primo concerto che feci con i ClanDestino a Milano fu in apertura a Eugenio Finardi, che pochi mesi prima aveva sentito la mia demo e aveva convinto Angelo Carrara a produrmi», ricorda. «Negli anni ’70, quel brano era una chiamata a svegliarsi e darsi da fare. Ho avuto subito la sensazione che sarebbe stato un omaggio giusto per qualcuno che già in quegli anni dimostrava che si poteva fare la canzone d’autore con uno spirito rock».

Ligabue e Federico Poggipollini (foto di Jarno Iotti)
Ligabue e Federico Poggipollini (foto di Jarno Iotti)

Il racconto del live

Dopo la salita sul palco di Maioli, che issa la bandiera della pace e quella dell’evento, arriva finalmente Il Gruppo (Federico Poggipollini, chitarra; Niccolò Bossini, chitarra; Max Cottafavi, chitarra; Luciano Luisi, tastiere; Ivano Zanotti, bateria; Davide Pezzin, basso). Dopo una breve introduzione d’atmosfera, accolto da un boato arriva sul palco della RCF Arena il grande protagonista, Luciano Ligabue.

Subito parte l’ultimo singolo Non Cambierei Questa Vita con Nessun’altra. Prima ancora che gli occhi, vengono investite le orecchie: l’impianto audio è eccellente, di una potenza e di una limpidezza notevoli. Si comincia con il piede giusto. Dopo il primo brano, Ligabue prende velocemente la parola: «Permettetemi di dire: cazzo, era ora». Specularmente, dopo la canzone più recente, si torna indietro fino agli esordi, attaccando senza indugi con la classica Balliamo sul Mondo.

Segue una trascinante L’odore del Sesso, poi Niente Paura e Il Sale della Terra. Quindi è la volta della prima ospite della serata. Un’energica Loredana Bertè trova le parole giuste per introdurre Ho Smesso di Tacere, brano firmato proprio da Ligabue: «A 16 anni sono stata violentata. Ogni sei ore c’è un femminicidio, e io adesso ho smesso di tacere».

Su Marlon Brando è Sempre Lui avviene il primo cambio palco. Durante il coro finale, senza soluzione di continuità, Il Gruppo esce di scena e arrivano gli storici ClanDestino (Max Cottafavi, chitarra; Giò Marani, tastiere; Gianfranco Fornaciari, tastiere; Gigi Cavalli Cocchi, batteria; Mirco Consolini, basso). Parte quindi Bar Mario. A metà canzone, siparietto con Maioli che porta il caffè a Luciano, mostrando una t-shirt che omaggia Gino Strada (“Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra”).

Segue Non è Tempo per Noi e poi è la volta di Eugenio Finardi con la sua Musica Ribelle. Chiaramente il cantautore milanese non ha più la stessa potenza vocale dei tempi di Parco Lambro, ma la band lo rende un momento intenso. Dopo Ho Messo Via arriva una delle più grandi hit di Ligabue, Piccola Stella Senza Cielo, allungata con una bella coda dominata dai fraseggi di chitarra.

Si passa alla scarica rock uptempo di A Che Ora è la Fine del Mondo?, per poi introdurre l’ospite successivo. Con un laconico “Ciao”, Gazzelle si presenta ai 100mila di Campovolo. Il duetto è proprio su L’amore Conta, ma l’interpretazione di Gazzelle è quella fin qui meno potente. Si guadagna però il premio simpatia con il suo congedo dal palco: «Grazie mille regà, Luciano conta».

Dopo Luci d’America (dall’album Start del 2019) e Il Giorno dei Giorni, è il momento di Francesco De Gregori. Complice l’affinità con la sua Viva l’Italia, i due interpretano la ballad Buonanotte all’Italia con una scenografia che passa in rassegna i grandi italiani del passato, da Totò a Enzo Jannacci. Nonostante le differenze nell’incedere metrico dei due cantautori (molto regolare quello di Ligabue, più libero quello di De Gregori), la canzone è portata a casa. Qualche goffaggine di quest’ultimo nel rapporto col pubblico (“Grazie gente!”).

Cambio palco e arriva La Banda (Federico Poggipollini, chitarra; Mel Previte, chitarra; Luciano Luisi, tastiere; Robby Pellati, batteria; Antonio Righetti, basso). Mauro Pagani ha dato tanto alla musica italiana, ma la sua performance per Il Mio Nome è Mai Più di questa sera (dove canta e suona l’armonica) non sarà ricordata fra gli apici della sua carriera. Il brano soffre per l’assenza di un rocker di razza come Pelù.

Dopo I “Ragazzi” Sono in Giro, Ti Sento, Eri Bellissima, Il Giorno di Dolore Che Uno Ha, Quella Che Non Sei, la super hit è servita: poche cose possono battere l’emozione di cantare Certe Notti insieme ad altre 100mila voci. Segue Sulla Mia Strada, dall’album Miss Mondo del 1999. Dallo stesso disco, una delle canzoni più malinconiche del repertorio del Liga: Una Vita da Mediano. E il verso “e vinci casomai i Mondiali” oggi come oggi suona particolarmente dolceamaro.

Poi c’è Il Meglio Deve Ancora Venire e quindi una sempre impeccabile Elisa. Il duetto è per A Modo Tuo, brano del 2014 scritto da Ligabue per l’artista a cui abbiamo dedicato la cover story del numero di maggio.

Dopo le belle Questa è la Mia Vita e Tra Palco e Realtà, prima dei bis, è ora che noi giornalisti lasciamo la RCF Arena se non vogliamo incappare nel traffico prevedibilmente micidiale del rientro. L’encore è con Urlando Contro il Cielo e Sogni di Rock and Roll, per cui chiediamo a chi c’era: com’è stato?


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