Lazza porta un po’ di “tamarraggine” genuina al Carroponte, tra ospiti e momenti indimenticabili. Il racconto del concerto

Tantissimi ospiti per due ore di live tra dediche, hit e momenti veramente tamarri
Lazza
Lazza, foto di Riccardo Trudi Diotallevi per Shining Production

Devo essere sincera: per un breve periodo della mia vita ho provato ad essere un po’ tamarra anch’io. Alla fine, l’hipster prima, e una totale assenza di uno stile definito poi hanno avuto il sopravvento. Ma ho sempre guardato con interesse e curiosità i ragazzi dei muretti del Duomo, con le Air Max coloratissime e l’elastico delle mutande in bella vista. Ecco, mi è sembrato di tornare a dieci anni fa arrivando al concerto di Lazza, ieri sera, al Carroponte di Milano.


E no, a differenza di quanto si possa pensare non c’erano solo i “super-tamarri”. Il pubblico del rapper è decisamente eterogeneo: tante ragazze, qualche over 40, moltissimi ragazzini, persino un bambino che canta a torso nudo tutti i brani di Sirio, ultimo fortunatissimo album di Lazza.


Mi perdo i primi quattro brani. Il motivo? Un piccolo problema in cassa accrediti. L’incazzatura però sparisce una volta entrata nel cuore di Carroponte, con il muro di persone che cantano, in una sorta di gigantesco karaoke rap, tutti i brani del rapper milanese.

Premessa doverosa: il concerto di ieri sera era sold out. Questo per dirvi che, se fino all’ultimo avete aspettato ad acquistare il biglietto, forse leggendo questo articolo e guardando le stories di amici e conoscenti, vi sarete mangiati le mani.

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Il pubblico al concerto di Lazza a Carroponte, foto di Lazza, foto di Riccardo Trudi Diotallevi per Shining Production

Lazza porta al Carroponte tantissimi ospiti, da Fabri Fibra a Sfera Ebbasta

Perché sul palco, insieme a Lazza, sono arrivati praticamente tutti. I “veri amici”, come il rapper stesso li definisce, Tony Effe e Fred De Palma; gli artisti in cui ha creduto prima di tutti, Rondodasosa e Anna. Madame, Fabri Fibra (gradito e inaspettato ospite, per Caos), Emis Killa, Giaime, il rapper francese Gazo (“uno dei miei preferiti” ha voluto sottolineare Lazza). Ciliegina sulla torta, attesissimo da tutti: Sfera Ebbasta, che sale sul palco quasi in chiusura per Piove, tra le hit di Sirio. Il ragazzo accanto a me quasi piange, urlando: “Oh mio dio, ho realizzato il mio sogno”. Fortuna che c’è anche chi non sogna troppo in grande.

Non mancano i momenti che fanno dire: “Eccoli, loro sì che sono tamarri veri”. Scarpe che volano, Massimo Pericolo che si scola una birra e la lancia, vuota, in mezzo al pubblico. Una dichiarazione d’amore da parte del rapper alla fidanzata, prima di cantare Porto Cervo, e Fedez che risponde al coro “Federico portaci a p*****e”: “Ragazzi, stasera offro io!”.

Domandarsi perché Fedez sia di fianco a Slait, DJ che accompagna Lazza in questa caldissima serata, è assolutamente lecito. Ma forse poco importa. Il vero protagonista è il rapper di Zona 4, che chiede di spegnere i telefoni durante il set (mentre il ragazzo davanti a me riprende tutto con l’Ipad borbottando “Top, il concerto in 4K”), e porta sul palco due ore di spettacolo, con un audio non sempre eccellente, ma che trasporta il pubblico in quel karaoke, super tamarro, di cui parlavo all’inizio.

In una scaletta corposa, che include brani da tutti gli album del rapper, compresi Zzala e Re Mida, Lazza si ferma per fare qualche dedica, ringraziare gli amici/ospiti saliti sul palco e sparire per qualche minuto, per poi tornare dicendo: “Volevo fare una cosa, ma siete in troppi”.

Lazza, alla fine, è genuinamente tamarro, proprio come il suo concerto, i suoi amici e il suo pubblico. E non potrebbe essere diverso da così.


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