Quello di Iosonouncane non è un semplice concerto ma un rituale violento e pacifista

Venerdì 22 aprile si è tenuta l’ultima data, sold out, del cantautore, prima dei festival e delle rassegne estive. Il nostro report
Iosonouncane, foto di Silvia Cesari
Iosonouncane, foto di Silvia Cesari

Il concerto di Iosonouncane il 22 aprile a Milano era l’evento conclusivo di una sequenza di 7 spettacoli, programmati durante tutto il corso del mese. Prima di Milano ci sono stati il numero zero di Foligno. Poi Mestre, Bologna, Roma, Napoli. Tutti sold out, tutti acclamati all’unanimità da un pubblico che sostanzialmente attendeva l’evento del cantautore da un paio di anni.


Nelle intenzioni originarie, infatti, questi concerti dovevano essere il debutto di una partitura composta, pensata, vissuta in ogni sua parte per l’album, ma destinata ad una esecuzione integrale live. L’esigenza di fare nascere un disco sul palco contraddice una legge che nemmeno l’avvento dello streaming ha saputo mettere in discussione. Quella per cui la musica debba esistere come registrazione prima che come concerto reale.


Il progetto IRA metteva questa esigenza di Iosonouncane e dei suoi stessi musicisti al centro di tutto, ancora prima che le circostanze della pandemia lo rendessero un bisogno collettivo. Forse anche in questo risiede parte della sua potenza visionaria. Era impossibile non rendersene conto l’altra sera, trovandosi per la prima volta ricompresi in un cerchio rituale fatto di musica, luci e dei gesti dei 7 musicisti sul palco.

Sul palco insieme a Iosonouncane una comunità creativa, più che una band

La musica è la stessa del disco, eseguita nota per nota dagli stessi artisti che l’hanno realizzata in compagnia di Iosonouncane, cioè Amedeo Perri, Francesco Bolognini, Serena Locci, Simone Cavina, Simona Norato, Mariagiulia Degli Amori. Sette musicisti per sette concerti. Più che una band, si potrebbe definirla una sorta di comunità creativa nata intorno e insieme al progetto.

Ad assisterli è Andrea Rovacchi per la regia audio. Le luci, invece, pensate da Giuseppe Tomasi, sono parte integrante della poetica dell’evento e ne amplificano l’impatto creando un insieme potente e raffinato. La sensazione è che la forza espressiva di queste note faccia artisticamente i conti anche con gli stessi istinti primordiali dell’uomo che oggi si sono concretizzati nella terribile cronaca della guerra e che voglia in qualche modo esorcizzarli in una sorta di rituale drammatico, violento e pacifista insieme.

Dopo questa esperienza la musica di Iosonouncane tornerà a misurarsi con i contesti più diluiti dei festival e delle rassegne estive. Le prime date cominciano ad essere divulgate. Immaginiamo che in quelle occasioni la partitura di IRA potrà tornare a convivere con il resto del repertorio. La purezza di questa esecuzione rituale rimarrà comunque. Lo pensiamo come il nucleo di una ricerca di incontro con il pubblico su un piano più profondo e sostanziale rispetto a quello richiesto e imposto dalle leggi della comunicazione attuale. Ed è un segno positivo e importante che un pubblico così numeroso continui a sentirsene coinvolto.


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