Color Fest è fra i pochi festival di musica indipendente che si svolgono in Calabria. Quella del 2018 (4-5 agosto) è la sesta edizione. Un punto di riferimento per i giovani e il territorio, ma anche una squadra di persone che lavora tutto l’anno per la sua realizzazione. Perché, come spiega il direttore artistico del festival Mirko Perri, una rinascita del sud è possibile anche e soprattutto grazie alla cultura (pur fra mille ostacoli burocratici).

Mirko Perri, direttore artistico di Color Fest

Mirko Perri, direttore artistico di Color Fest

Quand’è che parte il lavoro per l’organizzazione di ogni nuova edizione del festival?

L’organizzazione del festival occupa praticamente tutto l’anno solare, eccetto i venti giorni successivi alla fine dell’edizione, quando ci si concede un meritato riposo. Il Color Fest inoltre non si esaurisce nella sua edizione estiva ma diluisce i suoi appuntamenti in tutto l’anno, ad esempio con le date di Color in tour nelle grandi città italiane.

Il sud Italia ha dato prova di saper offrire festival indipendenti di ottimo livello e con una buona organizzazione. Tuttavia la maggiore concentrazione di questi eventi si trova sempre al nord. Quali sono le cause principali secondo te?

Innanzitutto la ragione va a trovarsi in una motivazione prettamente demografica: la quantità di pubblico concentrato nelle regioni settentrionali è superiore rispetto all’utenza del sud, portando i promoter a organizzare una quantità maggiore di eventi – e con frequenza superiore – in quelle zone.

Negli ultimi anni c’è stata una vera fioritura di festival di dimensioni piccole e medie: cos’è cambiato rispetto a 10-15 anni fa?

Sono entrate in scena nuove generazioni di promoter e direttori artistici che vedono nei festival un’esperienza migliore da offrire al pubblico rispetto a un singolo concerto. È cambiato l’approccio del promoter al live in generale, spostando l’attenzione dal singolo concerto a un’esperienza a 360 gradi.

Ci parli del team che lavora alla realizzazione di Color Fest durante l’anno e durante l’evento?

La squadra che lavora al festival, seppur in continua crescita di edizione in edizione, ha mantenuto al suo interno un team di persone che hanno creduto sin dall’inizio al progetto e che sono cresciute anche professionalmente insieme al festival. Molti membri dello staff attuale, presenti dalla prima edizione, anche grazie all’esperienza di Color Fest hanno maturato una professionalità tale da essere spendibile nel settore anche in altri eventi.

Trovate supporto presso le istituzioni locali? In generale quali sono gli ostacoli di natura burocratica nell’organizzazione di eventi del genere?

Organizzare un festival nel nostro territorio ha alcuni aspetti negativi, altri positivi. Fra i punti deboli senza dubbio è da annoverare l’atteggiamento di alcune amministrazioni pubbliche che spesso sono poco abituate a manifestazioni di questo tipo e, conoscendo molto poco la disciplina che vige su di esse, mettono in difficoltà i promoter che spesso si trovano dieci passi avanti rispetto agli uffici pubblici. Un’altra difficoltà è quella di riuscire a valorizzare i luoghi pubblici, spesso trascurati, che tornano a vivere solo nei giorni in cui si tiene la manifestazione. Allo stesso tempo è da segnalare che l’approccio di alcune istituzioni sta senza dubbio virando verso una direzione maggiormente collaborativa e accogliente, vista anche la risonanza mediatica di tali eventi. Positiva è anche la fame che la Calabria ha di questi eventi, rilanciando l’idea di un Sud che vuole rinascere innanzitutto attraverso la cultura. Infatti una nuova e più forte attenzione alla cultura – che ha portato anche a una crescita del settore turistico – sta facendo vivere una nuova primavera al territorio gettando le basi, le condizioni auspicabili per un fenomeno di ritorno che coinvolga le generazioni più giovani.

L’ospite speciale di quest’anno è Donatella Rettore, un nome che in mezzo a tanti artisti indie salta all’occhio: come mai la scelta è caduta su di lei?

Il Color Fest ogni anno cerca di invitare un ospite che affonda le sue radici musicali in tempi passati. L’idea è quella di creare un festival che renda possibile uno scambio generazionale vero, che genitori e figli possono seguire insieme abbattendo ogni barriera anagrafica.