Il Regno Unito è pronto a riprendere i concerti, ma il resto d’Europa arranca

Nel Regno Unito festival e live riprenderanno in presenza, mentre negli altri Paesi si attendono ancora i fondi per la ripartenza
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Il Regno Unito è pronto a riprendere gli spettacoli dal vivo, il resto d’Europa arranca, Tim Peacock

A febbraio, quando il Regno Unito è entrato nel suo terzo lockdown nazionale, il primo ministro Boris Johnson ha detto al settore della musica live che i concerti sarebbero potuti ripartire dopo il 21 giugno. Questo, chiaramente, se ci fossero state le condizioni per ripartire. Nel giro di pochi giorni, Reading & Leeds, uno dei più grandi festival del Paese, ha aperto le prevendite per fine agosto.

Da allora, quasi due terzi degli adulti nel Regno Unito ha ricevuto la prima dose di vaccino anti Covid-19. I festival, in questo momento, stanno vendendo un gran numero di biglietti. Ciò sta alimentando un certo ottimismo anche verso il mercato europeo, con tour e festival che potrebbero ripartire, almeno parzialmente, a metà estate.

Gli spettacoli nel Regno Unito saranno importanti per avere degli “esempi”

Nel resto d’Europa, dove i programmi di vaccinazione stanno subendo diversi ritardi, i dirigenti dell’industria musicale sono meno ottimisti. Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Italia hanno esteso o introdotto nuove restrizioni per contrastare Covid-19. Questo ha portato alla cancellazione del Rock am Ring e dell’Hurricane in Germania, dell’Hellfest in Francia e del Primavera Sound in Spagna. «I tour su larga scala e i grandi festival non ci saranno quest’estate nella gran parte dei Paesi europei». A dirlo è Mike Greek, co-responsabile della Creative Artists Agency di Londra.

Quindi, mentre il Regno Unito sembra pronto a riprendere gli eventi dal vivo, senza restrizioni quest’estate, gli altri Paesi europei saranno costretti ad aspettare almeno fino all’autunno. Inoltre, Greek si aspetta che gli spettacoli al chiuso riprendano in UK entro settembre. Infine, causa possibilità di nuove restrizioni legate al Covid, si punterà sempre di più su artisti locali, quindi britannici ed europei.

Dieter Semmelman, AD della Semmel Concerts di Berlino, non vede «nessuna possibilità» di tornare ai concerti quest’estate in Germania. «L’unico vantaggio che vediamo in questa situazione è che tutte queste prove di spettacoli a piena capacità saranno fatte negli USA, nel Regno Unito e in Israele, così le nostre autorità avranno degli esempi da studiare».

In Europa alcuni festival provano a ripartire

Comunque, non tutti si sono arresi. Un piccolo numero di festival europei, tra cui il Mad Cool di Madrid e Tomorrowland in Belgio, si faranno. «Siamo in piena programmazione» ha detto Eric Van Eerdenburg, direttore del Lowlands Festival, che ha già venduto 60mila biglietti per l’evento che si terrà ad agosto.

Van Eerderburg ha spiegato che è possibile procedere con l’organizzazione del concerto grazie al fondo assicurativo di 380 milioni di euro stanziato dal Governo olande. Questo, infatti, copre l’80% dei costi degli eventi culturali. «Con questo sostegno ho il coraggio. Senza sarebbe stato un rischio troppo grande».

Ma non è finita qui. Martedì 20 aprile Miloš Vučević, sindaco di Novi Sad, in Serbia, ha confermato che l’edizione del 20esimo anniversario di EXIT potrebbe essere fatta a luglio. Tra gli headliner ci saranno: David Guetta, Tyga e DJ Snake. «Sarà un simbolo della vittoria della Serbia sulla pandemia» ha detto Vučević attraverso un comunicato stampa.

Anche con la prospettiva di un’estate libera da restrizioni nel Regno Unito, gli organizzatori sono comunque riluttanti nel mettere a rischio i loro affari senza avere un’assicurazione. Infatti, i dirigenti temono che senza polizze assicurative, come quelle stanziate in altri Paesi, potrebbero perdere moltissimi soldi in caso di cancellazione.

«Allo stato attuale la maggior parte dei nostri membri non sarà in grado di andare avanti nel 2021 senza l’intervento del Governo». A dirlo è Paul Reed, amministratore delegato dell’Associazione dei festival indipendenti.

Festival rimandati anche nel Regno Unito, ma il problema principale sono i fondi che non arrivano

Alcuni festival storici nel Regno Uniti, come Glastonbury, Download e BST Hyde Park, hanno rinviato direttamente al 2022.

In Germania i promoter attendono ancora il fondo da 2,5 miliardi di euro che il Governo tedesco ha annunciato a dicembre scorso. «Abbiamo bisogno di segnali da parte del Governo» ha detto Semmelman. «Viviamo nell’attesa e l’insicurezza recentemente è aumentata» ha detto Stephan Thanscheidt, Ceo di FKP Scorpio.

Nel frattempo, sono diversi gli artisti americani e internazionali che hanno scelto di rimanere a casa quest’estate. «Abbiamo ricevuto un bel po’ di no da parte di artisti americani che ci hanno detto: ‘Probabilmente non ci saremo’» ha spiegato Van Eerdenburg.

Comunque, gli organizzatori di festival ed eventi dal vivo cercano di non scoraggiarsi. Per la lineup del Lowland festival, ad esempio, sono stati chiamati solo artisti europei e olandesi: Stormzy, The Chemical Brothers e i The Opposites.

Nel Regno Unito, la Red Light Management ha già organizzato gli spettacoli per i suoi artisti britannici, tra cui: The Cribs, Kaiser Chiefs, Corinne Bailey Rae. «Abbiamo anche artisti che fanno ottimi risultati nel Regno Unito e cercheremo di sfruttare al massimo ciò che abbiamo» ha detto James Sandom, ad della società.

Inoltre, molti artisti hanno aumentato i loro cachet, dovendo fare i conti con la riduzione del pubblico. «Per noi non era più fattibile chiamare alcuni artisti perché hanno triplicato le loro tariffe» ha spiegato Keith Miller, che da anni si occupa del Wika Awake Festival di Londra e del South Facing Festival. A proposito di quest’ultimo, si terrà dal 5 al 29 agosto al Crystal Palace Park di Londra e potranno partecipare circa 8.500 persone. Durante le serate saliranno sul palco artisti come Dizzee Rascal, Supergrass e The Streets.

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